Arrivo in Italia, precisamente a Roma. Prendo il primo biglietto per un autobus che porta nella regione Calabria, dove mi aspettano i miei nonni.
Ore dopo...
Arrivo finalmente anche in Calabria, prendo un taxi e arrivo a casa mia. Poco lontano c'è il minimarket, il bar e il cantiere.
"Ancora non lo hanno finito?! O meglio, ancora non lo hanno iniziato!? È sempre lo stesso, non è cambiato di una virgola!" Scuoto la testa non appena i ricordi di questo posto non mi assalgono la mente. Entro nel palazzo e vedo la porta secondaria. Il ricordo di me e Samuel così vicini mi fa di colpo arrossire. Entro in ascensore e salgo al mio piano. Prendo le chiavi di casa e apro la porta alla svelta. Prendo il borsone e la borsa e poi entro in casa, appoggio il borsone a terra e appendo il cappotto e la borsa all'attacca panni. Mi siedo sul divano a mo i elefante e chiudo gli occhi. La sua immagine si fa spazio nella mia mente. Lui e il suo fantastico sorriso che era svanito non appena me ne ero andata da casa sua, dalla sua vita e lui dalla mia. Ripenso alla scena in aeroporto e al suo sguardo triste di perdermi.
"Mi aveva detto "Non ti lascerò mai." e mi ha fatta andare via, non che mi dispiaccia, anzi. Mi aveva detto "ti starò sempre accanto.", ma non si è accorto che stavo quasi per morire dentro ogni giorno che passava. Nessuno mi guardava perché lui aveva imposto questo. Nessuno mi parlava perché lui lo impediva. Perché tanta gelosia? Non ha senso. Non ha senso di esistere questa gelosia, non ha senso il suo modo di comportarsi e non ho senso neanche io. Si, io, che ci sto ancora pensando. Io non ho senso perché anche se lui non mi ha cagata di striscio e non mi guardava neanche ho il bisogno di stare accanto a lui e non so perché e non so neanche come mi vengano in mente queste cose, ma è così e la cosa mi destabilizza. Perché? Perché nonostante tutto penso ancora a lui? Perché nonostante tutto ho il desiderio di rivedere i suoi occhi? Sembro una ragazzina nei suoi problemi amorosi, ma qui il problema è che io e lui non stiamo insieme e non staremo mai insieme. Non provo nulla per lui, assolutamente no, ne sono certa...forse. Ma allora se è così, perché ogni volta che si avvicina pericolosamente alla mia faccia mi sento quasi morire? Perché ogni volta che mi tocca mi sento come essere al settimo cielo? Perché ogni vota che mi guarda negli occhi non riesco a togliere lo sguardo dal suo? Perché diamine?! Perché?!" Butto la testa all'indietro, cercando di non pensare a nulla. Mi alzo dal divano e prendo i prodotti e le cose che mi servono per pulire casa. È piena di polvere e la puzza di avariato nel frigo non credo sia solo la mia immaginazione. Apro il frigo e trovo il formaggio che puzza come non mai. Faccio una faccia schifata prendendo a stento il formaggio avvolto in una bustina. Lo metto in una busta piccola e la chiudo. Prendo l'aspirapolvere e inizio a spazzare, poi prendo lo straccio, un secchio d'acqua e il detersivo. Inizio a togliere la polvere nella mia camera, poi in quella degli ospiti, che ovviamente nessuno usa, e poi in cucina. Vado in bagno e inizio a lavare il lavandino poi passo al gabinetto, il bidêt e poi la doccia. Sospiro indaffarata, alzandomi da terra. Prendo un altro secchio d'acqua e lavo a terra tutta casa. Prendo la cesta dei vestiti sporchi e faccio la prima lavatrice di colore. Vado in salotto e prendo l'asse da stiro. Faccio riscaldare il ferro e nel frattempo cucino per la sera. Controllo che il ferro si sia riscaldato e non appena noto che è caldo e che esce il vapore, prendo i vestiti che avevo appoggiato l'ultima volta sullo schienale di una sedia. Faccio il più in fretta possibile finendo un'ora e mezza dopo: ne erano tanti. Quando sento che la lavatrice ha finito, corro a prendere i vestiti e spanderli sulle corde fuori alla veranda. Poso l'asse da stiro nello sgabuzzino e poi il ferro sotto al mobiletto affianco a quello grande dove c'è il cibo. Continuo a cucinare odorando anche qualche volta respirando il dolce profumo dei mais e del prosciutto.
Poco dopo...
Scolata la pasta, la rimetto nella pentola e metto la panna e inizio a girare e poi metto quello che ho cotto prima: mais e prosciutto. Mi siedo a tavola e mi godo quello che ho appena cucinato. Mi viene in mente quando Samuel cucinò per me e le volte me mi sono seduta sulle sue gambe. Arrossisco di colpo, cercando di togliere da me quella tinta di rosso formatasi sulle mie guancia con un sospiro. Continuo a mangiare ma tutti i ricordi in quella casa della prima settimana mi tartassano la mente, ma poi ripenso alle ultime due settimane e riesco a dirmi "ho fatto bene". Tra qualche giorno sarà il 7 Aprile e si ricomincia a lavorare, poi due giorni dopo il 7 ho la visita con Malany e due giorni dopo ancora la visita con Sandra, tra una ettimana c'è il parto di entrambe in circa due o tre giorni di distanza e poi sono libera e credo anche per sempre.
"Tanti studi per cosa? Per ricevere solo due "spie" mandate da Elia. Bene...se nei prossimi mesi non arriverà niente lavoro, allora chiuderò i battenti e mi darò all'elemosina" Sospiro, ma poi faccio una risatina all'ultima mia affermazione.
"Non mi darò mai all'elemosina, fosse l'ultima cosa che mi rimane da fare." Mi alzo per riporre i piatti che subito pulisco. Vado verso il borsone e prendo un pigiama e l'intimo. Vado in bagno, mi spoglio e poi vado dritto sotto la doccia. Mi rilasso per una mezz'ora e poi metto il mio comodo pigiama. Vado a letto e chiudo gli occhi, ma prontamente la sua immagine fa capolino nella mia mente. Continuo a ricordare le sue braccia che mi avvolgono contro il suo petto nudo, il suo respiro che muove i miei capelli e il suo calore che mi lasciava dormire tranquillamente. <<DANNAZZIONE!>> Chiudo i pugni gridando più forte che posso. <<Perché diamine ci penso?! Non ha alcun senso!>> Mi alzo infuriata dal letto avviandomi verso la cucina. Apro il frigo e prendo dell'acqua per rinfrescarmi all'interno, poiché sto bruciando e la gola secca non mi permette più di mandare giù la saliva. Poso il bicchiere sul ripiano della cucina e vado di nuovo a letto. Chiudo ancora una volta gli occhi. Riesco a finalmente a dormire senza l'interruzione dell'immagine di Samuel.
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Sei semplicemente mia
RandomElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
