Sento una risata che mi fa aprire leggermente gli occhi. Incontro gli occhi azzurri e lucenti di Samuel, che mi scruta dalla testa ai piedi. <<Buongiorno...è da tipo un'ora che mi sono svegliato, per colpa tua.>> Un ghigno si forma sulla sua faccia, facendo diventare la mia stranita. <<In che senso?>> Domando un po' accigliata, non curandomi che sono totalmente nel suo spazio del letto, lasciando il mio libero. <<Mi sei stata addosso tutta la notte, non la smettevi di avvicinarti sempre a me. Per poco non cadevo!>> Rido alla sola immagine di Samuel pericolante sul letto, mentre io dormo beatamente. Si alza dal letto, dirigendosi verso l'armadio. Prende un jeans nero e una maglia nera. <<Alzati pure tu.>> Mi ordina, ma io di rimando mi metto sotto le coperte, tanto da coprire anche la testa. <<Muoviti.>> Continua lui, insistendo sul fatto che io debba alzarmi, anche se non ne ho alcuna voglia. <<NO! Voglio dormire!>> Ribadisco, prima che lui mi tolga le coperte di dosso. <<Tanto non mi alzo!>> Prendo il cuscino e poi lo metto sulla testa, nella speranza che non mi tolga almeno quello. <<Non mi faccio comandare a bacchetta da mia madre, figurati da un mafioso.>> Stringo il cuscino, pregando Dio che non mi venga tolto. <<Se non ti alzarai con le buone...vorrà dire che ti alzerai con le cattive.>> Sospira, prima di prendermi alla sprovvista. Mi toglie il cuscino e poi mi prende a mo di sacco di patate. <<Visto? Mafioso o meno, farai sempre quello che ti dirò.>> Mi metto a dimenarmi e a urlargli di mettermi giù, passando poi a dargli pugni sulla schiena, che sembrano non gli facciano nulla. Mentre si incammina verso la mia borsa, poggia una mano sulla mia gamba, andando sempre più su. <<STAI FERMO BRUTTO PERVERTITO DI MERDA!>> Mi dimeno ancora di più, ricevendo come risposta una risata da lui. Mi poggia a terra, per poi mettersi a ridere per la mia faccia arrabbiata. In questo momento ho i capelli tutti arruffati, una faccia a dir poco malandata e una felpa che lascia un po' intravedere. Abbasso la felpa, mentre Samuel si avvicina a me, con le braccia incrociate. A un tratto una domanda mi balena nella testa e istintivamente la dico. <<Perché non mi lasci andare, sapendo che non potrei mai dire nulla, visto che mio fratello fa parte della tua organizzazione?>> Alzo la testa verso di lui, visto che è molto più alto di me. <<Allora non lo hai capito?>> Il suo solito ghigno si forma sulla sua faccia. <<Ovvio che no.>> Rispondo in modo ovvio alla sua banale domanda. <<Tu ormai...sei semplicemente mia>> Fa un ultimo sorriso, prima di entrare in bagno. Rimango imbambolata sul mio posto, non sapendo che dire e a cosa pensare.
"Aspetta... ma chi gli da il diritto di dire che sono sua?!" Vado verso la porta del bagno, iniziando a bussare freneticamente. Finalmente apre la porta. Lo trovo senza maglia, ma solo col jeans. <<Chi ti ha dato il permesso e il diritto di dire che sono tua?! Io non sono di nessuno!>> Mi agito completamente, arrabbiandomi davvero tanto. <<Io. Mi sono dato il permesso e il diritto di dire che sei mia. E comunque ora si, sei di qualcuno.>> Incrocio le braccia, guardandolo in modo seriamente arrabbiato, minacciandolo con lo sguardo. Gli mando frecciatine su frecciatine, ma sembra che a lui diverta. I nostri sguardi si incontra, provocando uno scontro tra loro. Nessuno dei due parla. Al posto nostro ci pensano i nostri occhi a parlare. In questo momento gliene sto dicendo di tutti i colori, ma ribadisco che, sembra che a lui la situazione diverta. Ad un certo punto incomincia ad avvicinarsi, invece io indietreggio fino ad un certo punto. Infatti vado a sbattere vicino ai lavandini. Appoggio le mani sullo spazio che divide i due lavandini per cercare di essere il più lontano possibile da lui, ma a quanto pare, Samuel non ha nessuna intenzione di smettere di avvicinarsi a me. Quando siamo al limite della vicinanza, appoggia le mani anche lui su quello spazio, facendo quasi toccare le nostre mani. Inizio a sudare freddo. Le mie guancia diventano rosso fuoco, i miei ormoni femminili, come giusto che sia, sussurrano alla mia mente di fiondarmi sulle sue labbra, ma io non cedo. <<Ecco...è questo che non mi spiego. Perché se dici di odiarmi, ogni volta che mi avvicino ti imbarazzi?>> Il suo sguardo curioso mi fa capire che vuole sapere la risposta, ma la cosa che non sa è che nemmeno io la so. Cerco di dare una risposta plausibile, aprendo la bocca per parlare, ma subito la richiudo, rendendomi conto che non ho alcuna risposta. <<Io non mi imbarazzo!>> Cerco di sminuire la cosa, ma a mio discapito, invece di sminuirla, la accentuo ancora di più. <<Quindi vuoi dire che se faccio così, non ti provoco nulla?>> Mi appoggia una mano sulla vita e una che dalla coscia inizia a salire. Insieme alla mano che sale, sale anche l'ansia dentro di me. L'imbarazzo è ormai a mille e il disagio non ne parliamo proprio.<<N-no. Non mi provoca nulla.>> Mi stacco velocemente da lui, prima che con la mano potesse arrivare a quel punto. Mi sorride in modo vincente, leccandosi di poco le labbra. Solo quel gesto riesce a a farmi impazzire.
"Ma cosa diamine mi sta succedendo? Devo uscire da qui! Ora! Però...c'è lui davanti alla porta!" Cerco di avvicinarmi alla porta senza alcun problema, ma lui mi prende per i fianchi, facendo combaciare alla perfezione il suo petto con la mia schiena. <<Non sei come le altre, e questo mi piace, ma non riuscirai a sfuggirmi.>> Mi sussurra piano all'orecchio, facendomi rabbrividire. Mi libera dalla sua presa, facendomi finalmente uscire dal bagno. Ancora spaesata per le sue parole, vado verso il mio borsone, non trovando nulla che mi piaccia. Di nascosto vado nell'armadio di Samuel, scavando un po' qua e là, quando finalmente trovo quello che volevo. Una felpa bella pesante e lunga, almeno per me. Non c'è alcun disegno o scritta sopra, è solo una felpa lunga e grigia. Decido di abbinarci sotto delle calzamaglia nere che coprono anche i piedi, come scarpe non metto nulla, non metto nemmeno le ciabatte, rimanendo così, scalza. Prendo il cellulare che era abbandonato nella mia borsa ormai da ieri pomeriggio. Prendo il caricabatterie e lo metto a caricare vicino alla presa del letto. Prendo lo spazzolino, per poi entrare come se nulla fosse dentro al bagno, trovando Samuel che si sta facendo i cavoli sui sul cellulare, per poi prendere lo spazzolino e incominciare a lavarsi i denti. <<Samuuu!>> Incomincio a gridare, facendolo girare velocemente verso di me. <<Mi passi il dentifricio?>> Senza dire nulla, prende il dentifricio e melo passa. Inizio a lavarmi anche io i denti, iniziando a fare movimenti e canticchiando una canzone, che più che canticchiare, inizio a fare versi. Samuel si volta verso di me con sguardo scioccato. <<Ghe gè?!>> Con il dentifricio non riesco a parlare bene e così quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Samuel sputa tutto, fortunatamente, nel lavandino, incominciando a ridere come un matto. Io continuo a lavare i denti tranquillamente. Quando ho finito, lavo la faccia e poi esco. Dal borsone prendo quei pochi trucchi che ho, per poi andare di nuovo in bagno. Apro la trossue e prendo solo rossetto e mascara. Mentre mi trucco c'è Samuel dall'altra parte che mi guarda insistente. <<Ma che hai?>> Mi viene quasi da ridere, ma mi contengo, visto che sto mettendo il mascara e non mi va di sporcarmi. <<Niente. Ti osservo e basta.>> Faccio spallucce, per poi uscire di nuovo dal bagno. <<Non hai "lavoro"?.>> Faccio le virgolette alla parola lavoro, senza che lui possa vedermi. <<Si.>> Dice semplicemente. <<Bene. Vai.>> Mi stendo sul letto ancora sfatto, chiudendo gli occhi. A un certo punto sento tirarmi le braccia. Mi ritrovo tutto d'un tratto all'impiedi. <<Ma la finisci di rompere?>> Sbuffo, prima di uscire dalla camera, seguita da quest'ultimo. Vado in sala da pranzo, trovando tutti riuniti in torno al tavolo. Vedo che i posti sono pieni e quindi mi dirigo verso mio fratello, ma vedo che è occupato, così faccio dietrofront e vado verso Cameron. <<Cam...posso?>> Gli indico le sue gambe e lui, subito capendo, si fa più indietro. <<Dov'è Veronica?>> Domando, mentre la cerco tra gli sguardi di tutti, ma non trovando il suo. <<Sta ancora dormendo.>> Sorrido al solo pensiero che finalmente può dormire beatamente senza essere disturbata da nessuno. Vedo che Samuel è bloccato a parlare con degli uomini che gli tagliano la visuale verso di me, ma appena riesce a vedermi, noto che il suo sguardo si fa più duro e i suoi occhi vengono travolti dalla rabbia. Guarda dietro di me, mi volto, ma l'unica persona ad esserci è solo Cameron. Ricordo tutte le frasi che mi ha detto: sei semplicemente mia, non riuscirai a sfuggirmi ecc. Per farlo arrabbiare ancora di più, mi appoggio al petto di Cameron con la schiena, circondandogli il collo con un braccio. A questa visione Samuel scatta, liberandosi di quegli uomini. <<Ella, alzati.>> Lo guardo con un sorrisetto, mentre tutti si voltano verso di me, facendo una gara di ping pong, cambiando soggetto ogni volta tra me e lui. Gli occhi passano da me a lui, da me a lui, da me a lui, finché non decido di alzarmi. Sbuffo e poi faccio per uscire dalla sala da pranzo, quando vengo fermata da Samuel. <<Vieni.>> Mi prende per mano, guidandomi verso il posto da capotavola. <<Nooo! Per favore, di nuovo come ieri no!>> Cerco di fermarmi, ma lui continua a tirarmi. <<Cammina.>> Mi ordina. Cammino, mentre faccio finta di piangere. Samuel si siede, facendomi sedere sulle sue gambe. Sbuffo ancora una volta, per poi poggiare la testa sul tavolo. Quando sta per arrivare la colazione, mi alzo, per dare spazio per mettere il cibo. <<Io non sono abituata a persone che fanno tutto al posto mio.>> Dico a bassa voce, per cercare di non farmi sentire, ma a quanto pare non riesco nel mio intento. <<Ti ci dovrai abituare, perché sarà così per tutta la vita.>> Sbatto gli occhi, mentre lo guardo scettica. <<Credici!>> Fa per ribattere, ma io prendo il cornetto che gli hanno portato, per poi metterglielo in bocca. <<E sta zitto un po'!>> Rido per la sua faccia sorpresa, che viene subito sostituita da una imbronciata, ma al contempo stesso serio
STAI LEGGENDO
Sei semplicemente mia
LosoweElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
