Arrivo all'aeroporto, scendo dal taxi e velocemente vado verso il bancone dove c'è una fila enorme. Di colpo mi agito vedendo che sul tabellone il volo che c'è oggi per la Calabria parte tra meno di 20 minuti e la fila per la lentezza che ci sta mettendo ci metterà anche di più. Mi volto da tutte le parti per cercare di capire su come creare un diversivo. A un certo punto mi viene in mente un'idea. Mi avvicino alla fila e poi richiamo la loro attenzione. <<Scusatemi tanto! Volevo chiedervi se quei soldi sulla sedia sono di uno di voi!>> Parlo ad alta voce per farmi sentire da tutti. Velocemente si precipitano tutti vicino alle sedie dove le persone aspettano il proprio volo, tranne la donna che ha appena finito di parlare con il ragazzo dietro al bancone. Mi avvicino velocemente per fare il più presto possibile. <<È avanzato un posto per il volo verso Calabria? Per favore ne ho bisogno. La classe economica.>> Dico velocemente. Il ragazzo annuisce, dandomi il biglietto e prendendo i soldi che avevo già messo sul bancone. Prendo alla svelta il biglietto e corro verso il mio volo. Stanno per chiudere il passaggio, ma subito li fermo. <<Ho già fatto i controlli e la mia valigia è già sull'aereo, posso passare?>> Riaprono il passaggio e mi fanno passare dopo aver visto il biglietto. Arrivo nell'aereo e mi siedo al mio posto, che fortunatamente è vicino al finestrino. L'aereo parte poco dopo e affianco a me si trova una persona anziana che mi guarda. <<Mi scusi, può non fissarmi gentilmente?>> Mi altero un po', stizzita dagli occhi puntati del vecchio verso di me. <<Non posso, qualcosa mi dice che tu, figliola, sei davvero confusa con te stessa. Vorrei accertarmi che tu stia bene.>> Mi dice tranquillamente, con tono affettivo, come se mi conoscesse da ormai una vita. <<Va benissimo.>> Mi volto nuovamente verso il finestrino, ammirando il cielo senza nuvole e limpido come il mare dei Caraibi, riuscendo a vedere le piccole case che sono sotto di noi. <<No no, io ho un certo sesto senso per queste cose.>> Mi sorride sincero. <<Signore, non so lei cosa voglia da me, ma le comunico che questa cosa non mi piace affatto.>> Cerco in tutti i modi di fargli capire capire che con me non deve parlare e che è un perfetto sconosciuto. <<Capisco che per te questo può sembrare strano ma-...>> Lo interrompo quasi subito, bloccando il suo discorso. <<Nono, questo È strano!>> Puntualizzo, indicando noi due. <<Dicevo...ma sento che hai disperatamente bisogno di aiuto, o almeno, la parte razionale di te lo dice, ma dal tuo atteggiamento capisco che non dai retta a questa tua parte razionale o per meglio dire...alla tua coscienza.>> Lo guardo allibita e pienamente confusa. <<Vuole sapere una cosa? Sì, ha ragione. Non ascolto la mia coscienza, ma non ho bisogno di un disperato aiuto, più che altro ho bisogno di capire cosa diamine sta succedendo nella mia vita.>> Mi sfogo.
"Perché lo sto facendo? Sembra quasi che io mi possa fidare di questo anziano." Mi guarda sorridendo. Con un sorriso fatto di completa tenerezza. <<Spiegami un po'. Cercherò di aiutarti.>> Dice tranquillamente. Io invece lo guardo ancora più interrogativa. <<Perché dovrebbe aiutarmi?>> Dico ovvia. Fa una piccola risatina divertita. <<Perché so che ne hai bisogno, quindi dai, forza spiega.>> Mi incita a parlare, dandomi una piccola gomitata. <<Vede...io sono un po' destabilizzata mentalmente dopo che successe un episodio, diciamo...piuttosto turbolento ecco.>> Spiego a fatica, non riuscendo a trovare le parole per esprimermi. <<E cioè?>> Domanda ancora. <<Venni rapita qualche mese fa. Non potrei mai dimenticare quel giorno. Può sembrare strano ma...quel giorno ha dato una svolta abbastanza strana nella mia vita. In pratica venni rapita da un mafioso e poi scoprii che per questo mafioso mio fratello, che non vedevo da anni; il mio migliore amico e la mia migliore amica lavorano per lui. Questo mafioso all'inizio era scorbutico e arrogante, ma poi è diventato il contrario. Pensi che aveva anche degli attacchi di gelosia improvvisi! Non riuscivo più a sopportarlo. Si da il caso che mi ci trovai bene in quel posto in cui mi portarono, ma solo due settimane dopo il rapimento...nessuno più mi ha dato attenzioni e così sono scappata. Sono passati 5 mesi e lui mi è ancora alle calcagna. È intento nel trovarmi a tutti i costi, sapendo che non potrò mai dire alla polizia che io so dov'è, perché in mezzo a tutto questo casino c'è anche mio fratello ed io non voglio mica vederlo dietro a delle sbarre!>> Mi guarda interessato, annuendo ad ogni mia affermazione. <<Ed è successo qualcosa quando eri con questo mafioso? Vi siete mai trovati da soli in quella settimana?>> Mi domanda curioso. Annuisco e poi incomincio ancora a raccontare. <<Si, ci siamo trovati una marea di volte da soli, anche nelle altre due settimane, perché dormivamo insieme. Aveva usato la scusa che non c'era un'altra stanza e che quindi ero costretta a dormire con lui. Devo dire la verità, la prima notte mi ha un po' pesato la cosa, ma poi mi ci sono abituata, anche perché la sera quando andavo a dormire lui tornava quando dormivo e poi mi svegliavo quando lui era già uscito di casa o faceva colazione, raramente. Non potrei mai dimenticare quel giorno alla Spa. Una spa che ha dentro casa. Ricordo perfettamente quando abbiamo corso per le scale per raggiungerla.>> Faccio una piccola risata. <<Ho raccontato per la prima volta a qualcuno la storia della mia vita e...non potevo crederci, ma lui mi ha raccontato la sua storia. Avevamo passato un pomeriggio fantastico, ma puntualmente sembrava che tutto ritornasse punto e da capo. Un ricordo vivido nella mia mente è proprio sempre lo stesso giorno, quando mi cucinò un piatto che era super buono! Signore...Io le dico una cosa, ma non lo dica a nessuno...io, ho partecipato a due sparatorie perché avevo paura che lui o mio fratello morissero. Quando aveva ordinato a tutti che non mi dovevano dire se andavano a fare qualche sparatoria o qualsiasi altra cosa non le posso negare che ogni giorno che lui, mio fratello ed il mio migliore amico uscivano avevo una paura tremenda che non ritornassero più.>> Il mio tono si rattrista. L'uomo anziano mi accarezza dolcemente la spalla. <<Io credo che abbia capito cosa succeda. Visto da fuori è tutto molto più semplice, invece immagino che nella tua testa è tutto in confusione. Io dico solamente che tra voi credo ci sia qualcosa. Certo, è sempre un mafioso per me, ma non vuol dire che le persone che fanno cose che non dovrebbero ASSOLUTAMENTE fare, non possano trovare l'amore e poi...ti ci vedo a mettere la testa a posto di quel ragazzo, oppure a "sottometterlo" a te, mentre fa il gradassone fuori dicendo di essere il più forte.>> Facciamo entrambi una risata. <<E poi figliola, se questo ragazzo sta da 5 mesi a cercarti senza mollare e "senza motivo", ci sarà una ragione no?>> Mi domanda, ma io non rispondo, perché effettivamente non so rispondere. <<Tu...piangeresti alla sua morte? Intendo dire...se sapessi che lui è morto, come reagiresti?>> Alzo lo sguardo che avevo tenuto costantemente abbassato, finendo per guardare gli occhi azzurri dell'anziano. <<Non lo so. Non so se sarei felice o meno. Non so se riderei o piangerei. Non so se farò una festa o se farò un funerale. Non lo so.>> L'anziano ancora una volta mi accarezza la spalla per confortarmi e cercare di tirarmi fuori dai miei pensieri contorti. <<Io voglio solo tornare a casa e...dimenticare tutto.>> Una lacrima quasi mi scende sul viso. Il mio tono malinconico si fa sentire e i ricordi riaffiorano. I sorrisi si fanno nitidi nella nella mia testa. Le risate risuonano nelle mie orecchie e i suoi occhi impressi nei miei. <<Io non sono molto sicura che ci riuscirai. Si può anche dimenticare, ma emozioni come queste rimangono impresse nella mente e soprattutto...nel cuore. Sei una donna forte e coraggiosa. Hai una vita davanti a te e sono sicuro che farai la scelta giusta e farai ciò che ti sentirai di fare. Quando tornerai a casa, guardati in torno e domandati "Voglio veramente questo? O tornare da lui?" Cerca di risponderti il più veloce possibile, perché le lancette dell'orologio fanno Tic Tac, avvertendoti che se lo capirai troppo tardi lui potrebbe anche non esserci più. Pensaci bene. Rifletti su ogni particolare e pensa ad ogni ricordo e poi domandati ancora "Ne vale la pena dimenticare tutto?" Io direi di no, ma fai come ti pare, tanto la vita è tua e sei grande e vaccinata, non credo che ti serva ancora una maestra per farti capire cosa è giusto fare senza compiere errori. Non sono uno psicologo, ma sono una persona che ha vissuto e visto di tutto. Ho visto coppie sgretolarsi per nulla. Ho visto coppie lasciarsi e poi riprendersi per il loro amore troppo forte. Ho visto coppie lasciarsi per colpa di altre persone e rovinarsi per sempre la vita, ma ho anche visto persone non mollare mai, perché talmente che si amavano nessuno riusciva a separarli, nessuno aveva potere su di loro, perché loro erano gli unici ad avercelo. Figliola non mollare mai, non ora. Non ora che stai incominciando a vivere. Continua a respirare senza problemi, tanto nessuno ti toglierà il sospiro. Continua a sognare ad occhi aperti, perché nessuno potrà toglierti l'immaginazione. Continua ad amare, perché è l'unica cosa che ci rimane. Certo, alcune volte fa male, ci provoca un dolore immenso, ma tu continua ad amare, apri te stessa e mostra chi sei veramente e non chi vuoi sembrare di essere. Tu sei forte, puoi farcela a superare questo ostacolo, non sarà mica un problema? Se questi sono i problemi della vita, figliola ancora non hai capito cosa siano veramente i problemi. Ora ti lascio in pace a riflettere, magari giungi ad una conclusione.>> Mi picchietta con la sua mano sulla mia, dandomi in un certo senso "la volontà" di combattere contro le opposizione che la mia mente mi mette davanti. Appoggio la testa allo schienale, pensando a quello che ha detto l'anziano. <<Ma lei come si chiama?>> Gli chiedo, pensando che neanche lui sa come mi chiamo. <<Ti dico solo il mio cognome. Il mio cognome è Torres e sono Spagnoglo, ma parlo anche italiano per madre italiana.>> Quasi mi tremano le gambe arrivando ad una conclusione. Una conclusione dura da accettare. <<Piacere di conoscerti, Ella.>> Mi sorride sincermanete. Io sbianco.
"Ecco chi mi ricordavano quegli occhi azzurri." Sospiro e poi lo guardo di nuovo. <<Salve, signor Torres.>> Gli porgo la mano e lui la stringe. <<Vi ha chiesto di parlarmi? Vi ha chiesto di vedere dove sono? Vi ha chiesto di seguirmi fino in Calabria?>> Faccio tante ipotesi, ma il vecchio nega con la testa sorridendo. <<Mi ha solo chiesto di vedere se stavi bene.>> Mi dice semplicemente. Mi fa in un certo senso sorridere, ma subito mi riprendo, non dando neanche tempo agli angoli della mia bocca di alzarsi. <<Credo di dovergli dire "Nipote sta bene fuori, ma dentro è distrutta." Tu che dici?>> Subito nego con la testa. <<Nono! Non dica questo, per favore. Dica solamente che sto bene e che sono...felice.>> Sparo a caso la prima cosa che mi viene in mente. <<Non posso. Non posso proprio mentirgli.>> Annuisco solamente e la conversazione si chiude lì.
In Calabria...
Arrivati in Calabria saluto il nonno di Samu e poi chiamo un Taxi.
"È l'uomo più gentile che io abbia mai conosciuto. Mi ha voluto dare il suo numero di telefono. Spero solo che non dica nulla a Samu, ma credo proprio che non sarà così. Oh andiamo! Perché lo chiamo ancora Samu?! Non l'ho mica preso in simpatia!" Arrivo finalmente a casa mia. Guardo dietro di me e vedo in lontananza il solito cantiere che ancora non hanno costruito, c'è solamente una struttura fatta di travi, ma essenzialmente è come prima, non c'è niente. Guardo di fronte al cantiere verso sinistra e vedo il palazzo dove c'è il mio ufficio. Guardo alla parte destra del cantiere e vedo il solito bar. Mi volto dietro di me e vedo il minimarket. Entro nel palazzo spedita verso la porta secondaria. Esco fuori e mi volto verso destra. Tocco il muro, ripensando a quel giorno. Io attaccata al muro e lui a pochi centimetri di distanza, mentre ci minacciavamo a vicenda. Faccio una risatina e poi entro di nuovo dentro. Salgo con l'ascensore fino al mio piano. Arrivo di fronte alla porta d'ingresso, prendo le chiavi dalla borsa e poi apro la porta. Mi ritrovo i miei nonni stravaccati sul divano che guardano un documentario sugli opossum. Appena mi vedono si alzano subito e vengono da me per abbracciarmi. <<Hey hey! Non respiro!>> Rido, ma a loro sembra non interessare. Dopo un infinità decidono di staccarsi. <<Vi ho portato dei ricordi.>> Dico, mentre prendo la borsa e cacciando quello che avevo preso a Rimini. <<La maglia per nonna Dina, il bracciale per nonna Madison, la spilla per nonno Jo e due penne per nonno Luciano, una a piuma con l'inchiostro nella sua boccetta e una stilografica.>> Tutti sono felici dei loro regali, infatti nonna Dina è così contenta della sua maglia che va subito a provarla.
Qualche giorno dopo...
Passano alcuni giorni e le cose ritornano a come erano all'inizio, solo con la differenza che ci sono anche i miei nonni. A lavoro ci sono già alcune clienti che da poco avevano "perso" il loro ginecologo e appena hanno visto la scritta che c'è uno studio da ginecologa si sono subito buttate. Sto raccimolando denaro e Samuel si fa sempre più lontano dalla mia mente. Il lavoro mi aiuta a distrarmi dagli altri problemi.
Mi alzo dalla sedia ed esco dalla studio, spegnendo le luci. Mi dirigo verso casa, attraversando il solito cantiere. Di colpo mi fermo. Sbianco subito alla vista del furgone bianco.
"Che ci fa quel COSO là?!" Cerco di non dargli troppo peso, ma la cosa mi risuona difficile. Arrivo velocemente a casa, ma prima di entrare nel palazzo mi volto un'ultima volta e subito inquadro una macchina: una Mercedes nera. Entro subito nel palazzo e senza pensarci due volte entro in ascensore.
"Cosa sono tutte queste coincidenze?! Sembra essere tornata a mesi fa! No, non può essere!" Entro in casa super turbata, andando dritto in camera dopo aver salutato i miei nonni. Mi stendo proprio come farebbe un elefante sull'erba fresca.
"Vai via dalla mia testa cazzo! Dannazione vai via! Perché sei ostinato a rimanerci?! Si può sapere!? Io non ti voglio avere nella mia testa, mi occupi solo spazio, spazio che a me serve per altre cose. È come se fosse tornato tutto punto e da capo! Il furgoncino, la Mercedes. È tutto troppo strano. Che poi...se non sbaglio il muro non aveva alcun segno di proiettili, ma era immacolato, porpio com'era prima della sparatoria. Diamine! Cosa sta succedendo?!" Piano piano mi addormento con questi pensieri nella mente che decidono ancora una volta di rimanere nella mia testa come delle sanguisughe.
Profilo Instagram: miriam_wattpad
STAI LEGGENDO
Sei semplicemente mia
De TodoElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
