Apro lentamente gli occhi, trovandomi nel letto a baldacchino rosso. Sorrido a sapere che non era un sogno.
"Quindi è tornato tutto come prima. Non era un sogno. Ritornerò alla villa insieme agli altri e ai miei nonni. Una nuova "avventura" incomincia e chissà se sarà come l'ultima o cambierà tutto." Mi guardo in torno e non trovo più Samuel. Mi guardo e sono sotto le coperte e senza le scarpe. Scosto da me le coperte e mi alzo. Cammino scalza fino alla porta, la apro e trovo i miei nonni sul divano che guardano la TV.
"Sono inseparabili loro 4. Sembrano esse cresciuti insieme, ed invece si sono conosciuti grazie a mia madre e mio padre. Da lì non si sono più separati." Sorrido nel vederli così uniti e così mi unisco a loro sulla poltrona. Loro mi sorridono ed io ricambio. <<Dove sono tutti gli altri?>> Mi volto verso mio nonno Luciano che sta vicino a me. <<Sono andati ad appendere il foglio fuori al portone del palazzo dove sta il tuo studio, per il fatto che non accetti altri clienti e che poi te ne dovrai andare etc etc...>> Mi spiega brevemente, mentre continua a guardare il documentario sulle LOCUSTE. Annuisco è poi rimango zitta. Nonna Madison si volta verso di me. <<Comunque ci hanno detto che verremo anche noi nella villa. Ne sono felice. Tanto noi sappiamo parlare lo spagnolo alla perfezione! Tu lo sai che parliamo tutti 4 lingue: Inglese, Italiano, Spagnolo e Francese. Sai tesoro, noi tanti anni fa per avere almeno un misero lavoro dovevamo sapere tutto questo perchè-...>> Nonna Madison non finisce di parlare che continuo io. <<Si nonna, lo avrai detto così tante volte che ho perso il conto.>> Gli altri ridono e con loro anche io. Sentiamo il campanello suonare, ma faccio segno a loro di stare fermi e così vado ad aprire. Credendo che sia Samuel con gli altri, non guardo nello spioncino e apro direttamente. Mi si gela subito il sangue nel vederlo. Uno schiaffo mi arriva così forte che sembra mi abbia colpito un mattone in faccia. Insieme a lui entra anche quella specie di essere di mia madre, che, avvantaggiata dal fatto che quel mostro di mio padre con quello schiaffo mi ha stordita, me ne da un altro. I miei nonni corrono verso l'ingresso, trovandomi a terra come se fossi morta, mentre quei due continuano a riempirmi di calci così forti che ormai il dolore non riesco più a sentirlo, come se mi avessero anastetizzata. <<MA COSA STATE FACENDO?! LASCIATELA, MOSTRI!>> Tuona mia nonna Dina, ma loro non si tolgono. Nonna Dina vedendo che non le hanno dato retta, va velocemente verso la figlia e la prende per i capelli, facendola cadere a terra. Mio nonno Jo invece cerca di prendere il figlio, insieme a nonno Luciano. Mia nonna Madison viene a soccorrermi, ma qualcuno fa prima di lei. <<CHE CAZZO STA SUCCEDENDO QUI?!>> La sua voce mi arriva dritto alle orecchie, facendo crescere in me una piccola speranza. Cerco di rialzarmi e così, lentamente, inizio a fare peso sulle mie braccia e poi sulle gambe. Mi giro verso Samuel che mi guarda terrorizzato e preoccupato. Fino ad all'ora non avevo pianto, ma appena incrocio i suoi occhi i miei occhi si riempiono di lacrime che subito cadono silenziose sul mio viso. Samuel si avvicina correndo verso di me, porpio quando cercavo di avvicinarmi a lui. Mi abbraccia e appena sento le sue braccia intorno alla mia vita non mi reggo più in piedi. Mi prende in braccio e mi posa su una sedia che mia nonna Madison aveva subito preso. <<Che diamine ti hanno fatto?!>> Leggo la rabbia nei suoi occhi azzurri che ogni volta mi lasciano senza fiato. <<Stai calmo, ho passato di peggio.>> Sussurro. Mi posa una mano sulla guancia, che ha già un livido stampato sopra. Faccio una smorfia di dolore e lui subito leva la mano come se si fosse scottato. <<ELIA! Corri subito qui!>> Samuel chiama Elia che era fuori dalla porta e che non ha visto niente. Appena entra e trova tutto questo casino vedo che si è già arrabbiato. <<Elia...>> Sussurra quel mostro che si trova ancora a terra. <<Come...Cosa...cosa le avete fatto?! Siete due mostri! Non immagino neanche cosa le avete potuto fare quando io non c'ero!>> Va vicino al padre ancora terrorizzato dalla presenza di Samuel. Elia gli sferra un pugno dritto in faccia così forte da fargli colare il sangue dal naso. <<Elia, veditelo tu, perchè io potrei ucciderli.>> Dice Samuel con tono minaccioso. Mi prende nuovamente in braccio e mi porta in camera. Mi stende delicatamente sul letto. Fa per alzarsi, ma io lo fermo, facendolo risedere. <<Non te ne andare. So già che farai casino, quindi resta qui.>> Mi sorride, ma poi alla fine si rialza. <<È una mia questione personale. Non posso lasciare tutto in sospeso. Ti prometto che faccio subito. Se senti uno o due spari...è tutto normale.>> Subito mi paralizzo. <<Samuel! No! Non farlo. Sono persone orribili e devono vivere con il rimorso di tutte le cose brutte che hanno fatto. Se sento un solo sparo, Samuel...se ne sento SOLO UNO, ti posso giurare che non verrò mai con te in Spagna e che non mi rivedrai mai più. Se so che li avete uccisi...non vi perdonerò mai. Sono persone che meritano di morire, ma non darò di certo a loro la possibilità di non soffrire sapendo di aver perso i loro figli per nulla.>> Annuisce e poi esce. Inizio a sentire urla su urla. Dopo uno o due minuti sento un qualcosa rompersi. Di colpo mi alzo dal letto e corro verso la porta. Esco e vedo il tavolino che stava vicino al divano, rovesciato e dall'altra parte della casa. <<ADESSO BASTA! Questa è la MIA CAZZO DI CASA! Non vi do il permesso di sfasciarla!>> Tutti si voltano verso di me, Samuel compreso, che si avvicina subito, ma lo fermo con una mano. <<Aspetta...>> Annuisce semplicemente e poi si volta rabbioso verso quello che ne resta di mio padre. Il suo labbro è spaccato e da esso fuoriesce del sangue, una guancia intorpidita da un presunto pugno e le sue gambe vacillano, nel tentativo di rimanere in piedi. <<Che c'è Torres? Ti fai comandare da una donna? Eh? Ora sei diventato debole davanti ad una donna? Fai quello che tu dice? Fai quello che ti ordi-...>> Subito si ferma appena la mia mano è tutt' uno con la sua guancia. Rimane sorpreso dalla mia mossa, ma non si muove più di tanto. Le lacrime cominciano a cadere, ma abbasso la testa per non farmi vedere. <<Elia...fai uscire tutti.>> Elia fa come dico, ma Samuel non si schioda dal suo posto. <<Dai Samuel, è una loro questione. Non ti preoccupare, non faranno niente. Hanno troppa paura. Non hai visto che non su è mosso di un millimetro quando lo picchiavi?>> Fanno entrambi un ghigno mentre guardano per un secondo mio padre. <<Non mi muovo da qui. Sono io il capo, decido io. Ora vai, a lei penso io.>> Elia annuisce senza speranza e poi va in cucina insieme agli altri. <<TU...non hai alcun diritto di giudicare Samuel e sai perché? Perché almeno lui ha cercato di farmi ridere e la maggior parte delle volte ci è riuscito. Tu invece non ci hai mai manco provato.>> Alzo lo sguardo verso di lui schifata. <<Potrei ucciderti con le mie stesse mani, potrei ucciderti con una pistola, con un coltello, ma non lo farò. Si, non lo farò, perché tu devi passare il resto della tua vita con il rimorso di avere figli, ma di non averli mai trattati come tali. Devi morire con la paura di non poterci più parlare, perché così sarà. Devi morire nel pianto e nel dolore con affianco la tua complice di vita. Devi morire con la consapevolezza di averci perso e che non puoi e non potrai più fare niente. Ti odio e ti ho sempre odiato.>> Finisco il mio discorso, fissandolo con sguardo tagliente. Lui sorride e mette una mano dietro la schiena. <<ELLA!>> Samuel mi tira a se e mi mette dietro di lui. Quell' essere stranamente umano ci punta la pistola addosso e da lì mi spavento. <<Adesso, tu vieni con me e lui se ne va in carcere, vero?>> Samuel si gira verso di me e poi abbassa ancora di più lo sguardo, abbasso la testa e vedo una pistola nei suoi pantaloni, subito la prendo di nascosto e lentamente la metto nei miei pantaloni. <<Va bene.>> Dico, uscendo allo scoperto. Mi volto verso Samuel una seconda volta e mi fa uno sguardo di intesta.
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Sei semplicemente mia
AléatoireElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
