Capitolo 13

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Arriva ben presto la sera, dando spazio alla luna e alle stelle che illuminano il cielo. Mi affaccio alla finestra guradando le stelle continuando a pensare a cosa ho fatto per tutto il pomeriggio. Le immagini di me e Samuel così vicini non si levano dalla mia testa, provocandomi il leggero rossore sulle guancia. A risvegliarmi dai miei pensieri ci pensa una leggera stretta ai fianchi. Non potrei mai confondere il suo tocco con qualcun'altro. <<Ti vedo pensierosa.>> Mi sussurra il mafioso sul collo. <<Già...>> Sospiro, abbandonandomi al suo respiro sul mio collo che dolcemente mi culla. <<A cosa pensavi?>> Si allontana di poco da me, cercando di guardarmi negli occhi, ma io provo in tutti i modi ad evitare il suo sguardo.

"Non so come fa, ma riesce sempre a capire tutto da un singolo sguardo e questa volta non voglio farmi fregare." Cerco di sfuggire alla sua presa, ma non me lo permette, anzi mi stringe di più a se. <<Pensavo ai fatti miei, cose che a te non interessano.>> Parlo in modo tranquillo e pacato poiché la vicinanza di Samuel, stranamente, ora invece di farmi arrabbiare mi fa tranquillizzare. Appoggia la testa sulla mia spalla e sospira. <<A me interessa tutto di te.>> Quasi un sussurro il suo. Un sussurro che riesce a provocarmi mille brividi. Finalmente riesco a liberarmi dalla sua presa. Vado in bagno per farmi una doccia veloce e lo shampoo. Questa volta ricordo di chiudere la porta a chiave per non far entrare Samuel. Prendo un asciugamano da sotto il mobile e lo appoggio sopra di esso. Sciolgo i capelli e poi vado subito sotto la doccia.

"È vero che mi scoccia asciugare i capelli, però che devo fare? Lo devo fare per forza." Sbuffo solo al pensiero che dopo devo asciugare i capelli e poi piastrarli. Dopo poco finisco di fare la doccia, esco e prendo l'asciugamano. Mi rendo conto solo dopo di non aver preso le mie cose. Apro leggermente la porta per vedere se Samuel è in camera. Per mia sfortuna c'è, ma con coraggio che non so dove io abbia preso, esco dal bagno e vado verso il mio borsone. Samuel si mette a fischiettare alla mia vista. Si alza sui gomiti fissando ogni mio movimento. Mi volto verso di lui con sguardo duro, cercando di ammonirlo, ma come risposta ho solo un ghigno che può significare tutto fatto da lui, ma sono sicura che in questo momento significhi "Non ti toglierò mai gli occhi di dosso."

Entro di nuovo in bagno, metto il pigiama e poi inizio ad asciugare i capelli. Come sempre mi si forma una chioma da Leone. Prendo la piastra che avevo preso poco fa dal borsone e l'attacco alla spina. Aspetto che si faccia calda e nel frattempo esco dal bagno, mi avvicino al comodino e prendo il cellulare. Vado di nuovo in bagno e dopo poco aver aspettato, controllo la piastra e vedo che si è fatta calda. Inizio a piastrarli, sbuffando il più delle volte.

30 minuti dopo...

Finalmente finisco di piastrare i capelli. Stacco la piastra dalla spina e l'appoggio sul ripiano per farla raffreddare. Esco nuovamente dal bagno e poi dalla camera. Scendo le scale e vado in sala da pranzo, visto che ormai è ora di cena. Vedo mio fratello, ma più di una volta non lo guardo. Tutti sono riuniti a tavola, io sono sempre l'ultima. Come al solito mi siedo sulle gambe di Samuel, ma questa volta sono più rilassata.

"Da quando gli ho raccontato tutto...è come se potessi comportarmi come mi pare davanti a lui, come se ormai conoscesse ogni parte di me e in effetti è forse così. Dico forse perché probabilmente sfugge anche a me qualcosa che ora non ricordo..." La cena viene servita. Tre polli arrosto vengono serviti in mezzo alla tavola e poi le cameriere mettono un pezzo nel piatto di ognuno. Tutti iniziano a mangiare con le posate, tranne io e mio fratello. Prendo la coscia di pollo e do un morso che neanche Tarzan affamato. Guardano Elia indifferenti e poi guardano me tra il sorpreso e il disgustato. <<Non vi preoccupate per me, non credete che sia strana, più che altro chiedetevi perché state mangiando con le posate. Non si sa che il pollo o la carne in generale e più gustosa mangiata con le mani?>> Alzo le sopracciglia aspettando una loro risposta. <<Veramente io sono vegetariana, quindi ti chiederei per favore di non fare questi discorsi.>> Mi volto verso una ragazza che sta mangiando una semplice insalata mista. <<Perché? Non esiste la carne di Tofu?>> Tutti scoppiano a ridere ed io, dopo aver capito l'errore fatto, rido anche io. Anche la ragazza stessa ride della mia battuta non voluta. <<Va bene, scusa se in qualche modo ti ho offesa, ma ho solo detto la verità. La carne è più buona se mangiata con le mani.>> Spiego con sguardo altezzoso riuscendo a far ridere sotto i baffi mio fratello. Ad un certo punto tutti iniziano a mangiare con le mani, approvando ciò che ho detto, tranne Samuel che non ha nemmeno toccato niente. <<Non mangi?>> Mi volto verso di lui curiosa. <<Non ho voglia.>> Il suo tono indifferente mi fa mettere all'allerta. Mi alzo dalle sue gambe e corro in cucina. Mi lavo le mani e poi prendo tutto quello che mi serve. Con l'aiuto della cuoca riesco a finire il mio capolavoro proprio quando gli altri si alzano per andare via. <<Ella, ma lei non lo sa che oggi è il compleanno del Signore?>> Mi domanda la cuoca, mentre finiamo di mettere gli ultimi ritocchi. Alzo la testa di scatto verso di lei. <<No, non lo sapevo. Oggi che numero è?>> Chiedo affrettata, mettendomi alla ricerca di almeno una candelina. <<È il 10 Marzo. Se state cercando delle candeline DOVREBBERO stare in quel mobiletto.>> Mi indica un mobiletto leggermente isolato dagli altri. Lo apro e ci trovo dentro un pacchetto di candeline. <<Quanti anni fa?>> Prendo il pacchetto, avvicinandomi alla torta per mettere le candeline. <<24 anni, il Signore è giovane.>> La cuoca mi aiuta a mettere le candeline giusto in tempo. <<Presto! Di a Samuel di rimanere seduto dove stava e quando ti do il via spegni le luci, ok?>> Spiego tutto abbastanza velocemente cercando di farmi capire il più possibile. La cuoca abbastanza anziana annuisce andando velocemente fuori. Vado alla ricerca di un accendino, trovandolo in un cassetto. <<SIGNORE! La prego di sedersi per ancora qualche minuto al suo posto.>> Sento la cuoca che cerca in qualsiasi modo di giustificare la sua proposta, riuscendo finalmente a farlo sedere. Accendo tutte le candeline ed esco fuori. Do il segnale alla cuoca e lei spegne tutte le luci. Entro in sala pranzo cantando, come tradizione dice, la canzone di buon compleanno. Cammino lentamente sorridendo, notando sul suo volto un sorriso a 32 denti. <<Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri almafiosopiùdolcedelmondo, tanti auguri a teee!>> Appoggio la torta sul tavolo e Samuel subito spegne le candeline. La cuoca accende la luce e Samuel viene subito ad abbracciarmi. <<Come lo sapevi?>> Mi chiede sorridendo e stringendomi a lui più che può. <<In realtà non lo sapevo. Ero corsa in cucina per preparare la torta agli Oreo che mi avevi chiesto e dopo la cuoca mi ha detto che è il tuo compleanno. Mi sono messa a cercare le candeline e poi velocemente le abbiamo messe. Buon Compleanno!>> Lo abbraccio di nuovo a me, sprofondando nelle sue braccia. <<Aspetta...>> Prende un accendino dalla sua tasca, staccandosi da me. Appoggia la torta a terra quasi vicino al muro. Mi chiede di avvicinarmi e poi mi sussurra qualcosa all'orecchio. <<Vuoi farlo veramente?!>> Le lacrime minacciano di uscire, ma al loro posto spunta un sorriso. Samuel accende le candeline e poi mi fa spazio. Faccio la verticale vicino al muro e stessa cosa fa lui, anche se con un po' di difficoltà. Spegnamo le candeline e poi scendiamo di nuovo. La cuoca prende di nuovo la torta e poi la taglia. Salto letteralmente addosso a Samuel, che subito mi prende per non farmi cadere. <<Grazie...>> Gli sussurro all'orecchio provocandogli un piccolo sorriso. <<Okay piccioncini, la torta fatta dalla signorina è stata tagliata, ora venite a mangiare.>> Scendo con le guance rosse dalle braccia di Samuel, andando verso il tavolo per mangiare il pezzo di torta. Dalla porta vedo spuntare un ciuffo castano. <<Elia.>> Lo chiamo e lui si avvicina. <<Fratello...Buon Compleanno!>> Samuel ed Elia si abbracciano in una stretta fraterna, come se fossero veramente due fratelli. <<Elia...abbiamo fatto il nostro rito!>> Dico sorridendo. <<Avete spento insieme le candeline a testa in giù?>> Dice ridendo e noi annuiamo in un gesto meccanico. Alla fine si unisce a noi anche Elia. Sembriamo quasi una famiglia composta solo da tre fratelli, di cui due non si sa cosa siano veramente.

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