Mentre Samuel prende la farina gli cade il pacco a terra creando un casino pazzesco. Non si capisce più niente, in torno a noi è tutto bianco, soprattutto noi. Non si riesce più a capire se ci sia più il ripiano bianco o è farina, ma è più probabile la seconda. <<Ma che ca-...SAMUEL! MA VUOI STARE PIÙ ATTENTO?! PERFETTO! NIENTE TORTA!>> Mi tolgo il grembiule e lo sbatto sul tavolo, ma il mio gesto brusco fa alzare ancora di più la farina. Cerco di togliermi la farina di dosso scuotendomi come un cane bagnato e stessa cosa fa Samuel. <<No dai, la torta non me la togliere! Faccio pulire tutto e poi la facciamo.>> Esce dalla cucina chiamando una cameriera. Inizio a prendere la scopa e la paletta, iniziando a togliere il più grosso. La cameriera entra dopo Samuel, mettendosi subito a lavoro. <<Ella, vieni.>> Samuel mi indica di avvicinarmi a lui, ma io continuo a pulire. <<Non c'è bisogno che tu pulisca.>> Sbuffa, mentre continua a guardarmi annoiato. <<Non mi interessa. Non lascio questa donna a spaccarsi la schiena a ripulire tutto il casino che TU hai combinato!>> Lo guardo in modo duro per poi continuare a fare quello che stavo facendo. Sbuffa ancora una volta, uscendo definitivamente dalla stanza e andando di sopra.
35 minuti dopo...
Finalmente abbiamo finito di ripulire questo casino. La cameriera mi ringrazia con lo sguardo e poi esce fuori. Mi dirigo al piano di sopra per andare a farmi una doccia rilassante.
"Magari alla torta ci pensiamo domani." Sbadiglio in modo affatto educato. Ho aperto così tanto la bocca che tra un po' mi si poteva anche vedere l'esofago con tutti gli organi. Entro in camera, non trovando nessuno. Prendo le mie cose e mi dirigo in bagno. Quando apro la porta mi si presenta davanti a me Samuel con solo un asciugamano attorno alla vita che stava per aprire la porta. Fa un piccolo sorrisetto avvicinandosi di poco a me. Subito mi irrigidisco e arrossisco. Cerco di indietreggiare, ma Samuel non me lo permette. Mi porta in bagno e mi lascia lì. <<Ma cos-...ma che ca-...MA CHE DIAMINE È SUCCESSO!>> Grido con me stessa, ma subito chiudo la bocca, quando mi accorgo che nella stanza affianco c'è Samuel. Inizio a spogliarmi, per poi riempire la vasca. Vado verso la doccia, facendomi prima una sciacquata per non sporcare la vasca. Mi accorgo che la vasca si è riempita e quindi esco dalla doccia e corro subito verso la vasca immergendomi nell'acqua. Inizio a spruzzare sapone nella vasca come se non ci fossi un domani, facendo creare, così, tantissima schiuma. Incomincio a rilassarmi completamente. Appoggio le braccia ai lati della vasca, mentre la schiuma mi ricopre quasi anche la faccia. Chiudo gli occhi per cercare di rilassarmi ancora di più. Alcuni ricordi mi vengono in mente. Alcuni mi fanno ridere, altri tutto il contrario. Penso alla famiglia al completo: io, mia madre Cristina, mio padre Marcus e mio fratello Elia mentre giochiamo nel prato del parco all'età di 5 e 7 anni. Penso alle mie amiche di tanti anni fa, che quando seppero tutto quello che successe vollero perdere tutti i contatti con me, che belle amiche di merda.
Un suono di una porta che si apre mi fa girare verso la porta del bagno. Samuel entra in bagno come se non fosse niente, facendo i fatti suoi. <<Il bagno sarebbe occupato, GRAZIE!>> Richiamo la sua attenzione, infatti si volta verso di me. Si avvicina nella mia direzione e proprio da lì incomincio ad agitarmi. <<Stai fermo! Non ti muovere da dove sei! Sono nuda e nessuno ti da il diritto di avvicinarti a me>> Cerco di indietreggiare, ma sono in vasca e non posso. Di certo non mi metto a correre per tutto il bagno cercando di scappare da lui tutta nuda. Fa una piccola risatina, sedendosi sul bordo della vasca. Mi guarda con...con un sentimento mischiato tra la dolcezza e la paura. Lo guardo curiosa, scrutando per bene i suoi occhi. Quando mi accorgo di star andando troppo oltre e mettendo a serio rischio di essere vista nuda, decido di fermarmi e abbassare lo sguardo. <<Puoi uscire, per favore?>> Gli chiedo gentilmente e lui fa come gli dico. Finisco di fare il bagno. Esco dalla vasca, mi asciugo e poi indosso vestiti puliti. Una semplice maglia bianca con lo stemma della Supreme, dei blue jeans e delle scarpe nere. Esco dal bagno dopo aver riposto i vestiti sporchi dalla farina nella cesta. Vado verso il letto e mi distendo di fianco a Samuel. <<Perché entri sempre in bagno quando ci sono io?>> Giro la faccia nella sua direzione, aspettando una risposta plausibile. <<Perché mi piace metterti in imbarazzo.>> Fa un ghigno di soddisfazione nei miei confronti, proprio quando ho aperto la bocca per la sorpresa. Dall'essere sorpresa divento arrabbiata e credetemi...per me ci vuole un attimo. Mi siedo sul letto con le gambe incrociate iniziando a fissarlo con insistenza. <<COSA?!>> Grido, richiamando la sua attenzione. <<Che cosa, cosa?>> Mi chiede a sua volta facendo finta di niente. <<PERCHÉ VUOI FARMI IMBARAZZARE?! NON C'È ALCUN BISOGNO DI FARLO!>> Mi altero davvero tanto, gridando come una belva affamata. La mia reazione lo fa ridere così tanto che quasi cade dal letto. <<Te l'ho detto: mi piace.>> Dice semplicemente, avvicinandosi a me come se non fosse successo mai niente. Io rimango seduta, senza muovermi, con ancora la faccia rossa dalla rabbia e dalla mia sfuriata. Circonda la mia vita con le sue braccia e appoggia la testa tra le mie gambe. Cerca di sistemarsi meglio per essere più comodo. <<Ma che diamine stai facendo?>> Appoggio una mano sulla sua testa. <<Shhh...sto comodo. Ti arrabbi sempre. Stai tranquilla per un attimo.>> Le sue parole mi colpiscono dritto al cuore. Sorrido e mi stendo. Samuel alza la testa dalle gambe e l'appoggia sulla mia pancia. Metto una mano nei suoi capelli, col tentativo di rilassarmi.
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Sei semplicemente mia
RandomElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
