Mi sveglio sbadigliando come un non so cosa, rimanendo a stiracchiarmi per almeno cinque minuti buoni.
"Ho bisogno di svegliarmi per bene, altrimenti mi ritrovo stesa a terra." Sbadiglio ancora una volta, incamminandomi nella cucina mentre mi gratto la pancia. I miei capelli arruffati scendono ribelli sulla mia faccia, offuscandomi la vista che di prima mattina non è nemmeno chissà cosa. Quando mi stropiccio gli occhi e posso vedere lucidamente, noto che il campanello suona imperterrito.
"Non ho una buona vista di prima mattina, figuriamoci l'udito." Sbuffo e mi avvicino alla porta con passi da gigante per la pigrizia. Quando apro la porta è come se mi avessero buttato dell'acqua congelata in pieno inverno. <<Allora tesoro, non vieni a salutare i tuoi vecchi nonni?>> Nonno Luciano tende le braccia in avanti ed io mi ci butto a capofitto. Dopo tocca a nonno Jo, nonna Dina ed in fine a nonna Madison. <<C-cosa ci fate qui? Io non...io non ci posso credere!>> Mi metto le mani nei capelli sorridendo come una bambina che ha appena ricevuto i suoi regali di Natale. Faccio loro spazio per entrare e poi chiudo la porta dietro di me. <<Abbiamo voluto trasferirci qui di nostra spontanea volontà, visto che tu farai nel frattempo altre cose. Lontano da qui, per intenderci.>> Nonna Dina parla in modo disinvolto, mentre ispeziona accuratamente la casa e stessa cosa fa nonna Madison. <<Aspetta aspetta...COSA?! In che senso?!>> Mi avvicino a lei facendole smettere di guardare in continuazione la cucina. <<Nel senso domani parti di nuovo. Non ti preoccupare per la casa, ci pensiamo io e la nonna Madison.>> Sorride contenta e super allegra per la notizia appena data, io invece quasi svengo per l'incredulità. <<State scherzando?! Io...io non posso, ho tantissime cose da fare qui: ho anche da far partorire due donne e poi...>> Mentre inizia la mia chiacchiera nervosa mi arriva un messaggio. In questo messaggio c'è scritto "Ciao Ella, siamo le tue due pazienti Malany e Sandra. Volevamo dirti che non partoriremo grazie a te, ma da una ginecologa qui in Spagna. Ci dispiace, Malany."
<<Posso partire!>> Alzo le braccia alla velocità della luce e sorridendo entusiasta. <<Ma non avete pagato voi vero?>> I miei nonni annuiscono ed io sbuffo, incrociando le braccia e guardandoli in modo severo. Nonno Luciano mi abbraccia per farmi tornare il sorriso e in qualche magico modo ci riesce. In contemporanea i miei altri nonni mi abbracciano anche loro, creando un cerchio con me in mezzo che quasi soffoco. L'abbraccio si scioglie e il mio ossigeno riprende il suo solito circolo. <<Tesoro puoi raccontarci un po' di cosa è successo lì?>> Nonna Madison cerca come sempre di curiosare, ma io nego con la testa distruggendo il suo piccolo sogno di intrufolarsi nei miei ricordi.
"Non sono in vena di ricordare i bei ricordi, ma soprattutto anche i brutti. Si può dire che sono più i brutti che i belli." Nonno Jo si avvicina a me e mi da due biglietti. Li prendo in mano ancora incredula, guardando le destinazioni: Emilia Romagna e Liguria. Salto per tutta la casa continuando a gridare "grazie".
Ore 19:57
Siamo tutti riuniti a tavola per mangiare la succulenta bistecca che ha fatto nonna Dina. <<Allora, i posti saranno posizionati così: Nonna Dina è Nonno Luciano dormiranno sul divano letto, non vi preoccupate è comodo, e nonna Madison e nonno Jo in camera mia, mentre io dormirò nella camera degli ospiti.>> Tutti annuiscono senza fiatare e con le bocche piene di cibo.
Finita la cena tutti facciamo a turno per il bagno. Io sono l'ultima ad andare. Uscita dal bagno vado nella camera degli ospiti e prendo il borsone con ancora tutti i miei vestiti dentro. Non muovo nulla, rimango tutto com'è, così che la valigia ce l'ho già pronta. Metto uno stato su whatsapp in cui comunico la mia partenza, tanto per fare qualcosa, e poi mi metto a letto. Qualche minuto dopo iniziano ad arrivarmi tantissime chiamate da mio fratello che io stacco ogni volta. Controllo lo stato e vedo che tutti lo hanno visto. Sbuffo per la mia incoscienza di non aver messo la privacy e poi vado nuovamente a dormire.
Il giorno dopo...
Mi sveglio con il rumore della sveglia che mi avvisa che sono le 05:00 del mattino. Mi alzo come al solito come uno zombie, strisciando i piedi senza alzarli nemmeno una volta. Prendo una tazza di caffè e poi vado a vestirmi.
"L'aereo parte alle 07:30 e ora solo le 06:00. Ce la devo per forza fare." Vado in salotto trovando i miei nonni che dormono beatamente. Do un bacio ad ognuno e poi scrivo un bigliettino e stessa cosa faccio con i nonni nella mia camera da letto. Esco di casa con il mio amato borsone, che non mi ha mai abbandonata, prendendo l'ascensore e scendendo al piano terra. Esco dell'ascensore e automaticamente mi volto verso la porta secondaria facendomi ritornare in mente quel ricordo che sembra sia accaduto ieri. Chiamo un taxi e mi metto ad aspettare sulle scale.
Dopo cinque minuti arriva il mio taxi. Mi siedo comodamente al suo interno, dando le indicazioni al tassista per l'aeroporto.
Arrivata all'aeroporto mi siedo sulla lunga fila di sedie, aspettando il mio volo. Una chiamata fa suonare il mio cellulare. Sorrido mentre prendo il cellulare, pensando che tra poco sarò su di un aereo e andrò a godermi la vita per almeno una settimana o più, guardo la schermata del cellulare e il mio sorriso svanisce: è Elia. Stacco la chiamata, ma prontamente ci pensa Veronica ad insistere ma stacco nuovamente.
Ore 07:25
Iniziamo a salire sull'aereo dopo aver fatto tutti i controlli. Mi siedo al mio posto vicino al finestrino, iniziando già a dormire. Ovviamente dopo aver messo la modalità aereo sul cellulare.
Ore 08:50
L'aereo atterra e dopo poco anche tutti noi passeggeri usciamo dal suo interno.
"Ho dormito per tutto il tempo e a svegliarmi è stato un uomo anziano davvero gentile." Mi avvicino lungo il trasportatore di valigie, aspettando la mia. Appena la vedo arrivare la prendo e corro per andare a prendere un taxi.
"Sono a Rimini. Una città fantastica che voglio vedere assolutamente. Mi hanno dato 4 giorni per rimanere qui e poi parto per la Liguria. Non vedo l'ora." Vedo un taxi fermo che mi fa segno di entrare. Mi ci ficco subito dentro senza pensarci due volte. <<Grazie. Sembrava quasi che nessuno voleva entrarci in questo.>> Rido leggermente e stessa cosa fa il tassista. Noto un qualcosa di familiare in lui, ma non ci faccio caso. <<Dove la porto?>> Mi chiede con tono gentile, guardandomi dallo specchietto retrovisore. <<Ehm...A questo indirizzo.>> Gli do un foglio con su scritto il nome e la via dell'hotel.
"Più lo guardo e più mi sembra di averlo già visto." Sospiro, guardando fuori dal finestrino. <<Si...si ho preso El...ho preso l'elica del giocattolo...ce l'ho proprio con me in questo momento...te la porto subito dopo aver accompagnato una signorina.>> La conversazione del tassista al cellulare mi incuriosisce alquanto. Di colpo capisco subito chi è.
"L'ho già visto! Ora ricordo! Quando era in mezzo alla sparatoria! Era uno di quei tanti uomini nascosti. Oh Samuel...mio caro Samuel...tu non sai contro chi ti sei messo. Se io ti dico che non voglio più farmi vedere, io non mi farò più vedere. Ora però gli ho anche detto dove alloggio...cazzo. ma non posso andarmene da un'altra parte! Dovrò rischiare per forza.
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Sei semplicemente mia
AcakElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
