Passano altri quattro giorni e un altro mese estivo vola via col vento, promettendo di farsi rivedere l'anno prossimo. Questi giorni Cameron e Veronica sono stati con me e la piccola e hanno potuto conoscere la mia simpaticissima vicina Laura Fontana. <<Oh Ella.>> Dice Laura, che è seduta al mio tavolo con uno sguardo triste. Io di fronte a lei, la guardo intensamente, cercando di scalpire una qualche ragione della sua improvvisa angoscia. <<Ditemi Laura.>> La incito a parlare, nella speranza di capire la sua tristezza. <<Non te lo vorrei dire così, ma io...sto per lasciare questo mondo.>> Dice e i suoi e i miei occhi diventano cupi, senza che nessuna emozioni gli passi vicino. <<In che senso?>> Chiedo, mentre sento un macigno cadermi sul cuore. <<Ho la leucemia, e sono all'ultimo stadio. Non resta più niente di me, neanche un corpo sano. Mi dispiace solo non aver più rivisto i miei figli e nipoti, però ho potuto avere te in questi ultimi miei giorni di vita.>> Mi sorride per cercare di confrontarmi, ma senza alcun risultato. <<No! NO! Ma è impossibile! Perchè non me ne ha parlato!? Io potevo fare qualcosa! L'avrei fatta portare dal miglior dottore che possa esistere al mondo! Le avrei potuto dare delle cure! Le avrei potuto...dare la vita.>> Sussurro alla fine, alzandomi dalla sedia e camminando avanti e indietro con le lacrime che non finiscono più di cadere dai miei occhi, come i paracadutisti si lanciano senza alcuna paura da un aereo in volo. <<Ella, tesoro mio, calmati. Non c'era più nulla da fare anche se stavo con il miglior dottore di tutto il mondo. È colpa mia, io non voglio più vivere su questo mondo, sono più felice se Dio mi accoglie a braccia aperte, pronto a darmi un corpo e un'anima nuova e vivere al suo fianco. Questo è ciò che voglio. Sarei comunque morta, quindi è meglio che io muoia nella mia casa, il posto più bello della mia vita.>> Ancora una volta fa quel sorriso tenero delle solite vecchiette che fanno ai nipoti. <<No, io non ti permetterò di ucciderti e Dio dovrà aspettare ancora ad avere una persona come te al suo fianco. Tu non morirai, fosse l'ultima cosa che prometto nella mia vita.>> Le dico con sguardo fermo e duro. <<Puoi anche promettere a te stessa che non morirò, ma tesoro, non puoi condizionare in ciclo della vita, specialmente se al suo comando c'è una malattia come la leucemia. Persone la combattono, ma io sono un'anima stanca, ho un corpo malridotto e un cuore straziato. Non chiedermi di non morire, perchè è una cosa impossibile. Non essere triste, altrimenti fa male al bambino.>> Mi sorride, si alza e tocca la mia pancia. <<Una nuova morte, per una nuova vita.>> Mi dice, guardando il mio grembo che sembra essersi fatto più gonfio. Le sue parole mi restano nella testa, non lasciando spazio ad altri pensieri. Forse perchè gli altri pensieri sono inutili in confronto a questo. Di colpo abbraccio la vecchietta con dolcezza e con la tristezza che tra un giorno all'altro lei morirà. <<Mi dispiace solo di non aver conosciuto il padre di questo bambino. L'ho potuto vedere solo di sfuggita, che peccato.>> Ci stacchiamo ed io sono ancora in lacrime. <<Sai...se fosse maschio mi sarebbe piaciuto molto il nome Elijah. Sai cosa significa Elijah?>> Mi chiede, spostando gli occhi dal mio grembo a me. <<Significa: il vero Dio è Yahavé. Nelle definizioni di questi ragazzi chiamati così, dicono che sono intelligenti, premurosi con la famiglia, creativi e un buon futuro lavorativo per la loro decisione e le loro iniziative. Diciamo che...è come te Ella.>> Sorride ancora, non sapendo che tempesta ha provocato in me. <<Voi credete che sia maschio?>> Le chiedo, toccandomi la pancia. <<Io ne sono più che certa. Non chiedermi il perchè, ma sono sicura che sia maschio. Un piccolo te che corre per casa, o un piccolo Samuel. Da quello che mi racconti di lui, spero che prendi solo l'aspetto del padre se deve prendere qualcosa di lui, e la testa della madre, che è così buona da far sciogliere il ghiaccio in inverno. Vero piccolo? Vero Elis?>> Chiede al bambino e ad Elis che si trova nel passeggino con il ciucciotto in bocca e quello sguardo spaesato che non capisce nemmeno cosa sta succedendo, ma sorride. <<Vedi? Anche lei dice che sei una bella persona.>> Mi tocca la guancia, osservando ogni mio tratto e mi asciuga le lacrime come una mamma fa ai suoi figli. <<Vi voglio molto bene Laura.>> Le dico, facendo cadere ancora una volta una lacrima sul mio volto. <<Anche io te ne voglio piccola mia. Mi hai fatta sentire madre di una quinta figlia.>> La abbraccio ancora una volta, ma ad un certo punto sento il mio cellulare che squilla. <<Scusatemi.>> Dico, appena sento il cellulare squillare. Vado il salotto, lasciando Elis con Laura.
Inizio chiamata...
Ella! Ho trovato ciò che ti serviva! Stanno arrivando, sono quasi sotto casa.
Grazie Ethan, sei un amico.
Di niente! Ci vediamo.
Sì, ciao.
Fine chiamata...
<<Laura, ho una cosa da farti vedere, prima che tu vada all'altro mondo. Una cosa molto importante.>> Prendo Elis in braccio e accompagno Laura vicino al suo appartamento. <<Apra la porta.>> Fa come dico. Apre la porta, ma ovviamente non c'è nessuno. <<Cosa mi devi far vedere?>> Mi chiede mentre io mi siedo sul divano ad aspettare. <<Venga qui, la cosa che le devo far vedere arriverà da sola.>> Le sorrido. Lei, anche se stranita e altamente confusa, fa come le dico e si siede di fianco me. Iniziamo nuovamente a chiacchierare e a giocare con Elis, quando bussano al campanello. <<Vai tu Laura?>> Le chiedo e lei annuisce. Mi alzo anche io, ma mi fermo dietro di lei, solo per vedere cosa succederà. Quando apre la porta, Laura si trova davanti a sé tutti i suoi figli e nipoti. <<O mio Dio!>> Si mette le mani sulla bocca, mentre i figli le corrono in contro ad abbracciarla. <<Mamma.>> Sussura una sua figlia. <<Noi non sapevamo neanche che fossi viva. In questi anni abbiamo provato a chiamarti ma poi zia Rosaria ci aveva detto che...>> Tutti si distaccano da quell'abbraccio, mostrando la faccia di Laura bagnata dalle lacrime, ma questa volta di gioia e insieme a lei i nipoti e i figli. <<Zia Rosaria ci aveva detto che eri morta.>> Conclude un altro figlio. <<Zia Rosaria? La sorella di vostro padre?>> Chiede stupita. <<Sì, ci aveva detto che eri morta in crociera dopo che tutti noi ce ne eravamo andati. Per il tempo che noi abbiamo continuato a volerti chiamare, scattava sempre la segreteria telefonica, abbiamo provato a venire qui, ma nessuno ce l'ha fatta, troppo provati per la tua morte, ma tu invece sei qui.>> Dice il terzo figlio. <<Non per molto.>> Mi intrometto io. Tutti si girano verso di me, con sguardo confuso. <<Vostra madre, mia vicina di casa, una delle mie migliori amiche, ha una grave malattia: la leucemia. Vi consiglio caldamente di restare vicino a lei finché non sarà arrivato il momento, perchè lei tra qualche giorno potrà anche non esserci più.>> Dico fredda e distaccata. <<Ve lo dico io, che non ho mai avuto l'affetto che una vera madre doveva dare a sua figlia ma che lo ha ritrovato in Laura e nei suoi nonni. Quindi vedete di non fare lo stesso errore e di rimanere con lei, perchè vivere una seconda morte, non sembra essere divertente. Godetevela finché potete.>> Faccio un piccolissimo sorriso, avvicinandomi a Laura e dandole un bacio sulla guancia. <<È tua figlia?>> Mi chiede la quarta figlia, indicando Elis. <<No. È mia sorella, non è una battuta. Mia madre l'ha partorita in prigione dopo che lei e mio padre sono stati arrestati perchè sono entrati in casa mia e mi hanno quasi uccisa...>> Con questo me ne vado, senza voltarmi indietro. <<Lei è davvero una ragazza forte.>> Sento dire da Laura e con il sorriso stampato sul volto entro nel mio appartamento, non sapendo cosa mi aspetterà in seguito.
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Sei semplicemente mia
RandomElla Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
