Ella Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
Apro gli occhi, appena la mia gola si riempie di quel disgustoso liquido. Corro velocemente in bagno e inizio a vomitare tutto quello che ho mangiato ieri sera, che non era neanche tanto. Mi alzo da terra dopo essermi calmata, mi lavo i denti e mi sciacquo la faccia per rinfrescarmi un attimo. Esco fuori e dall'orologio in salotto capisco che non è poi così tardi, sono solo le cinque del mattino. <<Tesoro, a mamma tua, proprio a quest'ora mi dovevi far svegliare, un po' dopo no?>> guardo la mia pancia, ridendo poco dopo. Vado in camera, apro l'armadio e prendo una maglia a maniche corte grigia della NASA e un jeans nero. Vado vicino alla scarpiera e prendo le mie solite Vans nere e bianche alte.
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Faccio velocemente colazione, vado in bagno, mi lavo e indosso l'intimo e i vestiti. Prendo di corsa la borsa ed esco di casa verso le otto meno venti. Arrivo allo studio e pulisco prima un po' da tutte le parti, finché il campanello non suona. Apro la porta e di fronte a me si mostra May. <<Hey, ciao tesoro.>> La abbraccio, facendola poi entrare. <<Ciao Ella. Sono venuta per una visita di controllo, perchè in questi giorni ho visto i miei muchi vaginali gialli invece che trasparenti e poi sono troppo liquidi rispetto a come dovrebbero essere.>> Dice un po' confusa. <<Certo, andiamo.>> La accompagno fino a vicino il lettino, facendola stendere. Faccio tutti i controlli da procedura, anche se non ci vuole tanto a capire che è un'infezione vaginale. <<Senti May, per questo problema devi solo usare una crema, che ormai avrai sentito per forza parlarne: Vagisilcrema. Usala dopo tutte le volte che ti sei lavata e lava la parte intima la mattina e la sera, va bene?>> Lei annuisce. <<Quanto ti devo?>> Mi chiede. <<May era una cosa da niente. Vai tranquilla.>> Le dico con non chalance. <<Ma sei pazza? Senti, tieni.>> Mi da delle banconote di carta in mano, un bacio sulla guancia e se ne va. <<May aspetta!>> La richiamo e lei, prima di uscire dalla porta, si ferma e aspetta che io parli. <<Quando tu sei venuta qui, che dovevi ormai partorire, quanto tempo sei stata in travaglio più o meno?>> Le chiedo e lei incomincia a pensarci su. <<Più o meno cinque ore. Sono stata per un'oretta e mezza a cercare di chiedere aiuto, ma nessuno mi ha aiutata quindi ho deciso di alzarmi e di camminare fino a qui, anche perchè non avevo nemmeno i soldi per pagare un taxi. Casa mia dista qui a venti minuti di macchina, quindi a piedi è anche un bel po', conta che avevo le contrazioni e quindi il dolore non riusciva nemmeno a farmi camminare bene. Per fortuna ci fu una donna qui vicino che mi ha accompagnata fino a fuori la tua porta. Probabilmente erano anche più di cinque ore.>> Puntualizza alla fine. <<E il movimento ha accelerato anche l'uscita del bambino.>> Sussurro tra me e me. <<Poi, mettiamo in questione che il travaglio varia da persona in persona, vi sono persone che sono rimaste in travaglio anche per ventiquattro o dodici e anche quelli di cinque, sei ore.>> Dico, facendola poi andare a casa dal piccolo Mike e Jacob.
Ore dopo...
Le ore passano e le visite dei pazienti non finiscono più, sono anche dovuta correre all'ospedale, che una mia paziente stava per partorire prima, quella che doveva essere l'ultima ha partorito un mese prima.