Ella Sanchez, una ragazza Italo-americana che ha da poco finito l'università per diventare una ginecologa e che ora lavora in uno studio tutto suo. Di colpo si troverà in mezzo al pericolo totale. Dalla sua solita monotonia, si ritroverà in una casa...
Apro lentamente gli occhi, mettendo a fuoco il posto in cui mi trovo. Le leggere tende di seta rossa del letto a baldacchino ricoprono la mia vista, non dandomi la possibilità di vedere bene la stanza. Mi giro verso sinistra, ma non trovo nessuno.
"Come al solito Samuel si sveglia prima. Ma che ore sono?" Mi alzo e scosto leggermente la tendina del vedo non vedo, non trovando però il mio cellulare sul solito comodino. Sbuffo e mentre mi gratto la testa cammino verso la porta. Quasi inciampo sui miei stessi piedi, ma riprendo l'equilibrio. Abbasso la maniglia della porta ed esco fuori tranquillamente. Vado diretta verso la cucina, sospettando che siano tutti lì, visto e considerato che in salotto non c'è nessuno. Appena entro trovo i miei nonni e Samuel che ridono spensierati. <<Buongiorno.>> Un buongiorno quasi strozzato il mio, visto che mi sono appena svegliata, ma lasciamo stare. Tutti replicano il mio stesso saluto mentre sorridono. Vado vicino al mobile dove ci sono tutte le tazze, ma non ce ne sono più.
"Diamine! Ce ne sono solo 5 in tutto!" Mi giro verso gli altri e vedo che tutti, tranne Samuel, stanno facendo colazione. Di impulso prendo la tazza che ha Samuel e la sciacquo per poi prendere il latte e lo zucchero. <<Amore della nonna, non la lavi? La scacqui solo?>> Annuisco solamente per poi prepararmi il latte. Mi siedo a tavola e inzuppo una Gocciola. Con la coda dell'occhio vedo Samuel alzare un angolo della bocca in un sorriso beffardo, ma allo stesso tempo "soddisfatto". <<Non preoccupatevi Dina, non è la prima volta che capita. E poi...quella volta neanche la sciacquò, ma non fa niente, vero Ella?>> Assottiglia lo sguardo, guardandomi con sfida. <<Beh sai, quando non hai altra scelta, visto che tuo fratello coglio-...>> Mi fermo subito, essendo ammonita dallo sguardo assassino delle mie nonne. <<Dicevo...quello screanzato di mio fratello aveva già posato la sua tazza, quindi ho dovuto prendere la sua. Prima che me lo chiedete, Cameron e Veronica ancora non avevano fatto colazione.>> Sbuffo ancora una volta, bevendo in un sorso quel poco di latte che era rimasto. Mi alzo e vado in camera. Mi avvicino all'armadio, prendendo le prime cose che mi capitano, ma lunghe, altrimenti si vedrebbero i lividi lasciati da quei mostri. Indosso una maglia che lascia intravedere le spalle a maniche lunghe bianca e con i bottoncini che regolano la scollatura. Un semplice jeans e una cintura nera e per finire delle scarpe con il tacco bianche a stivaletto.
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