Capitolo 73

2K 69 17
                                        

Dopo che Samuel e i suoi amici, ora a anche miei, si sono scambiati i numeri, i ragazzi se ne vanno. Noi dopo aver caricato tutte le borse nel bagagliaio della macchina che un uomo di Samuel aveva portato fino a fuori casa partiamo verso l'aeroporto. Appena arriviamo il Jet è già pronto sulla pista di atterraggio, manchiamo solo noi e i bagagli. <<No, no, piccoletta, quelle le prendo io.>> Mi prende da mano una borsa e poi prende le altre tre che abbiamo usato in spiaggia. <<Tu porta quella.>> Mi indica la borsa con dentro i nostri vestiti, che sono due cambi più poche cose personali. <<Ma ti pare che porto solo quella cosa leggera? Dammi almeno la borsa col cibo, che ormai dentro ci sono solo i bicchieri, tovaglioli e qualche merendina!>> Sentenzio, ma lui continua a camminare verso il Jet. Sbuffo, incamminandomi anche io. Salgo le scalette del Jet e appena sono sopra poso la borsa a terra vicino ad alcuni divanetti e stessa cosa fa Samuel. <<Tu la devi smettere con sto fatto dell'essere incinta. Non è che per colpa che sono incinta devi prendere sempre tutti i pesi. Lo sai che ce la faccio.>> Mi lamento, mettendo però una mano sul suo braccio. Mi guarda e mi sorride. <<Rispondi a queste domande.>> Mi dice ed io annuisco, andandomi a sedere e mettendo già la cintura. <<Sei incinta?>> Mi chiede, sedendosi vicino a me e allacciano anche lui la cintura. <<Perché mi chiedi questo?>> Gli chiedo confusa. <<Per favore, limitati a rispondere.>> Dice, facendo poi uno squillo al pilota che capisce che siamo pronti, infatti il Jet si mette in moto. <<Va bene. Sì, sono incinta e suo padre non capisce che sono solo ad un mese di gravidanza e che posso ancora fare tutto quello che mi pare. Continua.>> Sospiro. <<In questi giorni sei più stanca del solito, si nota. Vero?>> Domanda ancora. <<Sì, è vero.>> Sospiro, grattandomi la fronte, cercando di capire dove vuole andare a parare con questo discorso. <<Io sono il tuo ragazzo. Oppure vorresti negarlo?>> Mi chiede ancora ed io sorrido. <<Non lo negherei mai.>> Metto una mano sul suo petto, girandomi di lato e lui mette una mano sulla mia gamba. <<Come tuo ragazzo ho il dovere di aiutarti da incinta e quando non sei incinta, giusto?>> Mi chiede ancora ed io annuisce. <<Allora...sommiamo tutto in un unico discorso. Io sono il tuo ragazzo, tu sei incinta e ti stanchi facilmente. Se io ti do una mano, come giusto che sia, tu ti stanchi di meno così da essere più attiva. E se sei più attiva non hai bisogno di andare a dormire prima la sera ma a dormire sempre allo stesso orario. In pratica è meglio che mi fai fare.>> Finisce il suo discorso, guardando nei miei occhi, ma poi gli arriva una notifica WhatsApp sul cellulare. Appena prende il cellulare mi sporgo per vedere chi è e noto che sta scritto "Domenico Rinaldi affari". Mi acciglio a quel cognome, avendo la sensazione di averlo già sentito tanto tempo fa, ma forse sarà solo una mia impressione. <<Ah, piccoletta mi sono dimenticato di dirti che questa sera ci sarà un raduno di tutte le organizzazioni alleate con la mia. Sarà una specie di festa, ma quella è solo un intrattenimento per le loro compagne.>> Mi avvisa, rispondendo velocemente al messaggio e poi rimettere il cellulare al suo posto. <<Perché dici "loro" e non "voi"?>> Gli chiedo. <<Perché tu verrai in riunione con me. Hai detto che vuoi sapere e che vuoi farne, anche se poco, parte di tutto questo e se non ascolti le riunioni non puoi sapere cosa fare in futuro.>> Mi dice sorridendo ed io annuisco. <<Grazie.>> Sussurro al suo orecchio, facendogli poi un sorriso. <<Per cosa?>> Mi chiede confuso. <<Che hai accettato la mia proposta.>> Chiarisco io. Appoggio la testa al suo braccio e lego le mie braccia a quest'ultimo. <<In futuro dannerai questo momento.>> Sopsira, dicendolo più a se stesso che a me. <<Se questo mi porta ad aiutarti e a sapere di più su di te e sulla tua vita a lavoro, non mi tiro di certo in dietro.>> Alzo la testa nella sua direzione, ma non mi guarda. Sospira nuovamente, ricevendo poi una chiamata. Sta per alzarsi ma lo fermo, alzandomi io al posto suo. <<Vado in camera a riposare, questa notte non mi hai dato pace.>> Faccio una risatina che contagia anche lui. Vado verso una camera, la prima che vedo, entro e mi stendo sul letto. Chiudo gli occhi e in poco tempo riesco ad addormentarmi.

Sei semplicemente miaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora