16 CAPITOLO

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"Non lo so, trasferirci fuori città sarebbe l'unica soluzione." Disse Victor.

"Come faremo con la scuola?" Gli chiesi.

"Sono un vampiro ricordi?" Disse lui, io lo guardai poi annuii.

"Giusto, quindi dovremmo trovare un piccolo appartamento fuori città e vivere da soli?" Gli chiesi.

"Se hai una soluzione migliore, parla."
Disse guardandomi.

"Al momento non trovo altra soluzione ma... con quali soldi riusciremo a pagare l'affitto e a vivere?" Gli chiesi.

"Dimentichi che nostro padre è un uomo molto ricco e potente, ho preso io i suoi soldi, sapevo dove li nascondeva ed eccomi qui." Disse scompigliandomi i capelli. Io lo guardai infastidita, odiavo quando qualcuno mi toccava i capelli, così gli diedi una leggera spinta e lo allontanai da me. "Ti salvo la vita e mi tratti così?" Mi disse. Io non gli risposi, lui giunse a conclusioni affrettate e disse: "Bene, allora se la prossima volta avrai bisogno di me e mi chiamerai, io non ci sarò." Disse prima di scomparire nel nulla.

Io mi guardai intorno cercandolo con lo sguardo, ma di lui nessuna traccia.
"Victor! Non ci credo! Mi ha lasciata sola!" Dissi accigliata. Fui costretta a proseguire da sola, non sapevo dove andare così mi limitai a seguire i sentieri che mi si ponevano davanti. Camminai per ore, fino a farsi buio e solo ad all'ora in lontananza vidi Victor attendermi.

"Finalmente." Disse lui. Io non gli diedi importanza. "Ho trovato un piccolo appartamento che fa al caso nostro, l'ho acquistato, quindi è nostro." Mi disse camminando lungo un viale buio e stretto, io lo seguii e dopo non molto raggiungemmo la nostra nuova abitazione. Guardai attentamente la nostra nuova casa, poi gli sfilai le chiavi dalle mani, aprii la porta ed entrai. Lui si accigliò e mi seguì chiudendo la porta alle sue spalle.

"Cosa c'é? Adesso non mi parli?!" Mi chiese infastidito. Non gli risposi ancora una volta, poi raggiunsi la cucina e mi preparai un sandwich, era strano, ma la casa era ben arredata e nei cassetti e nel frigo c'era già del cibo, opera di Victor probabilmente. Dopo essermi preparata qualcosa da mangiare salii al piano superiore, esplorai la casa e scelta la mia camera mi rifugiai in essa e iniziai a mangiare accomodandomi sul letto. "Mh che fame che avevo!" Dissi gustando ogni morso di quel piccolo sandwich che finì in pochi minuti. Dopo qualche minuto uscii dalla mia camera e nel corridoio incrociai Victor che stufo dal mio atteggiamento mi fermò per un braccio.

"Per quanto hai intenzione di ignorarmi?!" Mi chiese accigliato.

"Levati." Gli dissi liberandomi dalla sua presa, poi raggiunsi il bagno e mi feci una bella doccia rilassante. Non riuscivo a credere che Victor mi avesse lasciata da sola nel bosco sapendo di nostro padre e di quanto fosse malata la sua mente. Uscita dalla doccia mi asciugai indossando l'accappatoio ed uscii dal bagno, ancora una volta Victor era davanti a me. Sospirai e lo ignorai ancora raggiungendo camera mia, lui mi seguì fin lì. Aprii i cassetti e l'armadio e per mia sorpresa trovai tutte le mie cose in ordine, mi voltai verso di lui e lo guardai. "É opera tua?" Gli chiesi tirando fuori da un cassetto il mio pigiama.

"Si, adesso potresti dirmi per quanto ancora hai intenzione di fingere che io non esista!?" Disse lui contenendo la rabbia.

"Devo vestirmi, esci." Dissi ancora senza dare una risposta alla sua domanda. Dopo la mia risposta non riuscì a contenere la rabbia, uscì dalla mia camera sbattendo bruscamente la porta dietro di sé. Strinsi gli occhi per il forte rumore, poi indossai il mio comodo pigiama di pile. "Che idiota." Dissi ripensando alla scenata di mio fratello. Rimasi chiusa in camera e trascorsi la serata a letto e messaggiando con il mio migliore amico. Regnava il silenzio assoluto in casa, fino a quando mio fratello fece irruzione in camera mia sbattendo bruscamente la porta e facendomi sobbalzare dal letto. "Victor!" Urlai, poi continuai: "Non ti hanno insegnato a bussare!?" Gli chiesi infastidita.

In un attimo me lo ritrovai faccia a faccia, odiavo il fatto che fosse così veloce e che riuscisse a cogliermi sempre alla sprovvista.
"Sei solo una stupida bambina!" Mi disse, era arrabbiato e non poco.

Mi alzai di scatto dal letto lasciando cadere il cellulare sul materasso.
"Come osi dirmi questo!"

"Non mantieni la parola data ne tantomeno le promesse!" Disse lui.

"Tu mi hai lasciata sola nel bosco per tutto quel tempo! Sono arrivata da sola fin qui, non ti sei nemmeno preoccupato del fatto che avessi potuto incontrare nostro padre! E per giunta, mi hai promesso che non mi avresti lasciata sola, invece lo hai fatto senza pensarci die volte!" Gli urlai contro.

"Ti ho salvata da lui e tu continui a comportarti come se non facessi nulla per te!" Mi disse dandomi uno spintone e facendomi cadere sul letto che era proprio dietro di me, poi continuò: "Avrei dovuto lasciarti uccidere, almeno avrei avuto meno cose a cui pensare." Disse prima di voltarsi lasciare la camera da letto. Io lo guardai andare via poi mi misi a sedere sul letto, le sue parole mi avevano profondamente ferita, ma anch'io ero stata molto stupida nei suoi confronti, mi ero comportata davvero come una bambina. Volevo fingere che non mi importasse, ma quella situazione mi faceva davvero male, lui era l'unica persona che mi era rimasta al momento. Qualche ora dopo, lui rientrò in camera, io lo guardai senza dire una parola, si cambiò e si mise a letto girandosi dal lato opposto al mio. Lo guardai perplessa per qualche minuto, poi mi ricordai che la casa non possedeva molte camere e ciò significava che la camera da letto doveva essere condivisa. Rimasi lì a guardarlo, stava male lo sentivo, ma decisi di lasciar scorrere così le cose, almeno per quella notte.

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