Quelle labbra.
Quel sapore.
Quel tocco gentile eppure possessivo di mani sulla sua vita.
Tutto tornò indietro come una macchina del tempo impazzita. Flash dal passato le abbagliarono la mente, stordendola, accecandola, sbigottendola.
Non sembrava passato un minuto dall'ultima volta che erano stati così, insieme.
Gli stessi brividi, le stesse ginocchia molli.
Ma forse stavolta il motivo era un altro. Non era l'antica attrazione che si ripresentava. Era lo shock che si scioglieva in paura.
Alease lo spinse via, facendo vari passi indietro. Lo sguardò sconvolta, dalla punta delle scarpe lerce alla testa arruffata.
Curt le restituì lo sguardo, divorandola in ogni sua parte. Ricordava quello sguardo affamato. Ricordava tutto, persino la piega amara delle sue labbra sottili quando disse con voce arrochita: «Ciao.»
Sembrava non parlasse da mesi, o forse erano le circostanze ad avere annichilito anche lui?
Il cuore minacciava di saltarle via dalla camicetta e Alease ci premette una mano sopra come per bloccarlo.
Sto avendo un infarto. O forse sono svenuta e questo è un incubo.
Ma no, il bacio era stato reale, lui era reale, con i suoi capelli precocemente ingrigiti e la barba incolta e quel suo odore così forte di sporco e sudore.
Tutto era reale.
«Cosa ci fai qui?» ansò la donna, in procinto di mettersi ad urlare per il panico. «Sei...? Tu...»
Curt le impedì di continuare ad emettere suoni disarticolati. «Sono uscito. Non evaso. Legalmente rilasciato.»
Aveva capito che quello era stato il suo primo dubbio. Che fosse scappato di galera e tornato a prenderla per ritrascinarla in quella vita sbagliata che si era ormai lasciata alle spalle.
Ma com'era possibile che l'avessero lasciato andare? Mancavano ancora troppi anni!
«Com'è...?» iniziò, ma si bloccò di nuovo. Non riusciva a parlare, non riusciva a fare nulla se non guardarlo come se fosse un fantasma shakespeariano venuto a vendicarsi di lei.
Ma perché doveva pensare che avesse intenzioni ostili? L'aveva appena baciata, no?
«Le buone azioni vengono ricompensate qualche volta» rispose lui, enigmatico. «Perché non ne parliamo stasera a cena?»
«Cena?» ripeté Alease cercando di realizzare che stava accadendo tutto per davvero. Appena ci riuscì scosse frenetica la testa. «No. No. Devi andartene.»
Fece per scappare ma in due sole falcate lui l'agguantò per un braccio, tirandola vicino al suo petto. Era ancora più magro di come lo ricordava. Magro e solido, un tronco di legno plasmato da anni di addominali in cella.
I suoi occhi azzurri la gelarono sul posto. «Dobbiamo parlare di tante cose, Alease.» Non le piacque il suo tono. Le dita che le stringevano il braccio scavavano nella sua pelle come un marchio infuocato. «Non mi faccio liquidare in questo modo.»
Probabilmente si accorse del suo sguardo terrorizzato perché la lasciò andare, tenendole delicatamente la mano.
La guardò come se la vedesse per la prima volta, le sfiorò le dita sottili e le procurò una piccola scossa al polso quando ne carezzò la pelle delicata. Alease avvertì una vampata colorarle tutto il viso e il collo e deglutì, ritirando la mano.
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Generations - Vol 2
Chick-LitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
