«Ciao.»
Lacy si voltò verso la voce maschile che l'aveva apostrofata. Un bel ragazzo sui venticinque, quasi rasato e con una barbetta bionda che gli incorniciava labbra morbide.
Niente male, tutto sommato.
Ma non gli rispose con entusiasmo. Non ne aveva neanche un briciolo quella sera. «Ciao.»
«Sei da sola?»
Vedi qualcun altro?, avrebbe voluto rispondergli ma si morse la lingua. Non valeva neanche la pena essere acida. «Sì.»
«Posso offrirti qualcosa?»
Lacy sorseggiò il suo drink, senza più guardarlo. «Sono apposto così.»
Il ragazzo non demorse. «Mi chiamo Mitch. Ti stavo osservando da un po'. Sei proprio carina.»
Lacy fece un sorriso sghembo ma non replicò, ciondolando la testa a ritmo di musica.
C'era più di una ventina di persone dentro quel pub. C'era quel ragazzo che l'assillava - no, flirta con te, Lacy, e lo sai benissimo - eppure si sentiva più sola che mai. Voleva sentirsi sola.
«Non sei in vena, eh?» ridacchiò il ragazzo.
Sagace.
«Beh... Ti lascio in pace, allora.»
Lacy gli rivolse il primo sorriso sincero della serata. «Grazie.»
Lui, un po' mortificato, tornò al suo tavolo. Lacy finì il suo drink e rimase lì, col mento sulla mano e la testa affollata di pensieri.
Poi un'ombra si proiettò al suo fianco. Lacy sospirò. «Davvero, sto bene da sola...»
La voce le morì in gola quando capì che non era il ragazzo rasato ad averla approcciata stavolta.
Folti capelli scuri col ciuffo sparato in aria, sopracciglia tendenti all'ingiù che gli davano quell'aria innocente, labbra perfettamente disegnate sovrastate da una fine peluria che non c'era anni prima, naso dritto, con la punta leggermente a patata per cui Lacy l'aveva sempre preso tanto in giro - e conosci le conseguenze di quelle prese in giro... - la profonda fossetta sul mento cesellato, la mascella decisa - i brividi che mi dava quando la serrava - occhi celesti capaci di grande dolcezza e immenso ardore - ma anche di tanta crudeltà...
Non sembrava invecchiato, ma era cambiato. Vestiva come un uomo adesso. Camicia, pantaloni eleganti, scarpe di vernice, orologio da migliaia di dollari.
Anche il suo sguardo era diverso. Più maturo, più consapevole.
Lacy si sentì sprofondare le viscere e rimase lì, atterrita di fronte a quell'apparizione.
Poi afferrò il resto del suo drink e glielo gettò in faccia. Mentre lui sussultava e indietreggiava, Lacy afferrò la borsa e scappò verso l'uscita, travolgendo tavoli e camerieri nella sua corsa disperata.
Ansimava per la paura e la fatica. Saltò i gradini dell'uscita con un balzo che la fece atterrare malamente sui tacchi alti. La caviglia slogata urlò per il dolore e Lacy cadde a terra.
Non riuscì ad alzarsi.
Lui le arrivò accanto, poi si inginocchiò per essere alla sua altezza.
Lacy alzò gli occhi sgranati e spalancò la bocca per gridare aiuto.
Ma Grady fu più veloce e la coprì con la sua, stringendole il viso tra le mani, leccandole le labbra, gustandola, creandole un turbinio di emozioni nella testa e nel cuore.
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Generations - Vol 2
Romanzi rosa / ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
