73. JAMISON HA 21 ANNI

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Quando le risate intorno alla tavolata si acquietarono, Alice si passò un dito sotto l'occhio destro per asciugare il mascara colato per le lacrime e alzò il calice di vino rosso pieno fino all'orlo. «Vorrei proporre un brindisi» biascicò, occhieggiando i giovani seduti uno davanti all'altro. «Alle storie come la vostra. Trovati, persi e poi ricongiunti...» Si fermò, come dimenticandosi all'improvviso quello che stava dicendo. Sbatté le ciglia finte. «Oh, al diavolo! Vi invidio, ragazzi. Anch'io alla vostra età avevo negli occhi la stessa felicità. Perché possa durare ancora a lungo!»

Anche Jam sollevò il bicchiere, imbarazzato, mentre la ragazza al suo fianco scoppiò in una risata sguaiata. «Lo spero anch'io, Alice» replicò strizzando l'occhio e dando una lieve spallata a Jam.

I vetri tintinnarono, le bocche bevvero. Poi Alice alitò soddisfatta e dichiarò di averne avuto abbastanza. «Ci penso io a spreparare, ragazzi. Voi andate a divertirvi.»

«Non usciamo, stasera» le rammentò Jamison.

Lei sogghignò. «Appunto.»

Roz rise di nuovo e afferrò Jam per il gomito, trascinandolo al primo piano, togliendosi al volo le scarpe da tennis sporche e gettandosi sul suo letto a braccia spalancate con un sospiro rumoroso.

«Oddio, non ho mai mangiato tanto in vita mia! Mi sento, tipo, al nono mese di gravidanza.»

«Non si vede nulla, te l'assicuro.» Jam chiuse la porta, si sedette sul letto e cominciò a slacciarsi le scarpe.

Poco dopo Roz si alzò con un fruscio, gli ingabbiò i fianchi con le ginocchia e poggiò il mento sulla sua spalla. Jam sentiva la pressione dei suoi piccoli seni, liberi sotto il maglione di lana.

«Tua madre cucina davvero bene. E poi è stra simpatica. Ti invidio.»

«Stasera tutti invidiano tutti.»

Le labbra di Roz si posarono con delicatezza sulla sua nuca, facendogli venire la pelle d'oca. Jam spinse via le scarpe e si girò verso di lei, che era tornata a sdraiarsi a letto con le gambe accavallate.

«Come sta andando in quel sito di incontri?» si informò Roz.

«Non molto bene. Mia madre si ostina a mentire sull'età e sulle sue, ehm, dimensioni.»

Alice era sempre stata una donna curvilinea, con un seno generoso e un sedere vistoso. Ma negli ultimi anni era peggiorata. Il continuo appetito e le operazioni chirurgiche avevano devastato il suo corpo.

«Ha fatto un errore con la chirurgia» rimuginò Roz, mentre Jam si stendeva al suo fianco. «Chissà cos'aveva in mente. Io non mi rovinerò mai con quelle cazzate. Neanche per rifarmi le tette. Se non ti vanno bene, te ne trovi un'altra.»

«Mi sono mai lamentato?»

«Non sarei qui se l'avessi fatto.»

Jam osservò il suo profilo, il naso piccolo con la punta dolcemente arrotondata, le labbra morbide, l'orecchio delicato invaso dai piercing. «Quando conoscerò tua madre?»

«Non c'è nulla da conoscere, fidati.» Aveva già cambiato atteggiamento. La voce si era raffreddata, la sua posa irrigidita, malgrado fingesse di controllare lo smalto alle unghie cortissime.

«È comunque parte della tua vita.»

«Meno la vedo meglio sto.» Si alzò a sedere di scatto, schiaffeggiandosi i capelli dietro le spalle. Le erano cresciuti abbastanza da permetterle di rifarsi i dreads. A Jam sarebbe piaciuta anche rasata a zero, ma quei dreads tinti di biondo platino creavano un tale contrasto con la sua pelle di caramello e caffelatte che... beh, aveva scoperto che erano stranamente erotici.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora