1. DREW HA 22 ANNI

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Gli occhi della ragazza seduta di fronte a lui erano pieni di lacrime. Già splendenti di loro, in quel momento le iridi azzurre rilucevano come stelle, lottando per non affogare.

Ma gli occhi erano l'unica cosa bella di Gal in quel momento. Le sue labbra tremavano in maniera esagerata, come se lo stesse facendo di proposito, il naso si era arrossato per tutte le volte che se lo era soffiato e continuava a tirare rumorosamente su, in una maniera che Drew trovava irritante. In quel momento si tamponò gli occhi, senza preoccuparsi di sbavare il trucco che non aveva.

Era uno dei motivi per cui aveva iniziato a uscire con lei, due mesi prima. Era arrivata in officina insieme al padre per fargli dare una controllatina alla Mini Cooper nuova di zecca che il paparino le aveva regalato per i suoi diciotto anni. Gal era rimasta subito affascinata dall'operaio sporco e sudato che l'aveva ricevuta e lui aveva apprezzato il suo fisico snello come un giunco e la frangetta bionda che le velava appena le sopracciglia sottili. Anche i suoi occhi l'avevano colpito, per quella loro sfumatura tra l'azzurro, il grigio e il verde.

Le aveva dato il suo numero con la scusa di doverla richiamare per la Mini, mentre il suo collega Owen lo fissava divertito da un angolo. Si erano visti quella sera stessa; l'aveva portata in discoteca e poi si erano appartati in auto poco distante. Gal non era vergine, nonostante la giovane età, ma aveva ammesso di avere poca esperienza. Drew era stato felice di insegnarle tutto quello che aveva appreso negli anni.

Ma da quel primo appuntamento erano passati due mesi e già Gal iniziava a parlare di convivenza, figli e matrimonio. Lo faceva scherzando solo in parte, ridendo con la bocca mentre con gli occhi lo fissava in attesa di una replica, che arrivava immediatamente dura e senza possibilità di appello. Drew si sentiva decisamente troppo giovane per pensare a farsi una famiglia, e di certo non riusciva a vedersi insieme a Gal abbastanza a lungo da metterle un bambino in pancia.

Gal era una ragazzina in tutto e per tutto. Non lavorava, studiava all'università e viveva sulle spalle dei genitori che, seppure non ricchissimi, le davano tutto quello che chiedeva. Era viziata e frivola, come aveva avuto modo di capire vedendola nel suo ambiente, circondata dalle sue amichette. Non aveva mai incontrato un peggior stuolo di comari. Quando Gal lo aveva presentato, le ragazze avevano esibito sorrisi da Barbie, finti e fissi, e lo avevano osservato per tutto il tempo, commentando a bassa voce tra di loro ogni suo gesto, ogni sua parola. Drew si era sentito soffocare. Doveva stare attento a come si rivolgeva a Gal – apparentemente, darle uno schiaffetto innocente sul culo quando le passava davanti, cosa per cui Gal rideva sempre deliziata, era un peccato mortale da immediata reclusione nell'Inferno dantesco per quelle quattro idiote – e persino a come parlava al suo amico cameriere che era venuto a servire il loro tavolo. Le parolacce non erano ammesse se non voleva scatenare le loro occhiate di riprovazione.

Insomma, era passata una settimana da quella serata e Drew non faceva che pensarci. Non che gli importasse l'approvazione di quelle ragazzine timorose persino della loro ombra, ma aveva capito che una sua eventuale storia con Gal non avrebbe mai potuto funzionare. Lei lo venerava, ma ciò che all'inizio era fonte di sorrisi orgogliosi ora gli pesava addosso come un macigno. Non ne poteva più dei cuori con cui Gal condiva ogni suo messaggino, non ne poteva più di essere costretto ogni volta che usciva con Owen di rassicurarla che non ci avrebbe provato con altre tipe, che avrebbe bevuto poco e che sarebbe tornato a casa presto. Non ne poteva più di avere una fidanzata morbosa e gelosa che gli controllava il cellulare, o almeno ci provava, dato che Drew cambiava la password quasi ogni settimana per evitare problemi.

Voleva tornare libero com'era prima di conoscere Gal, com'era da cinque anni. Com'era da quando aveva rotto con Meryl.

«Smettila di piangere, ci stanno guardando tutti» disse a denti stretti Drew, sorseggiando la birra.

Aveva pensato che invitarla in pizzeria per liquidarla sarebbe stato un modo carino di evitare una scenata. Invece Gal non faceva che piangere da quando aveva iniziato il discorso.

«Ma... ma io non capisco» balbettò per la centesima volta, tirando su col naso. «Pensavo di essere importante per te, e io... io mi sono innamorata ed è la prima volta che mi capita...»

Problema tuo, pensò Drew ma si trattenne. Doveva cercare di non essere stronzo, anche se quella era la sua natura. «So che sarà dura, è successo anche a me, ma ti giuro che passerà. Tra un mese non ricorderai neanche la mia faccia.»

«Non penso proprio... Mollerò le mie amiche, se è per colpa loro... Farei di tutto per te...»

Dovresti mollarle a prescindere, sono delle frigide senza spina dorsale capaci solo di giudicare. Drew si morse la lingua. «Piantala, Gal. Non ti ho fatto quel discorso solo per rimangiarmi tutto. È finita, fattene una ragione. Sei una bella ragazza, troverai qualcun altro.»

«Io voglio te.»

Cristo santo! Drew sperò che non si trasformasse in una stalker. L'intensità con cui quegli occhioni lo imploravano lo inquietava.

«Prima mi scorderai, prima tornerai a stare meglio. Finisci la tua pizza, dai.»

Gal si tirò indietro sulla sedia, come per ribellarsi a quell'ordine. «Come pensi possa continuare a mangiare?» sussurrò, con voce rotta. Rimase zitta qualche secondo, lo sguardo perso nel vuoto. Poi sollevò la testa. «Ho capito qual è il problema, sai? Le cose iniziavano a farsi serie e tu hai preferito scappare invece che affrontarmi. Sei un vigliacco, Drew Goodwin.»

Era la prima volta in assoluto che gli parlava in un modo che non fosse tutto zucchero e miele ma Drew non si lasciò cogliere di sorpresa. «E tu una ragazzina che crede che il principe azzurro esista e ci sarà il "per sempre felici e contenti". L'amore è una favoletta che insegnano i cartoni animati, Gal.»

«L'amore esiste. I miei genitori sono sposati da trent'anni e i miei nonni da quasi sessanta. Ci sono persone fatte per l'amore e altre no.»

«Io evidentemente rientro nella seconda categoria. Buona vita, Gal.»

Era chiaramente un congedo, ma Gal rimase seduta per qualche istante di troppo, rivolgendogli uno sguardo che Drew avrebbe faticato a scordare. Era uno sguardo accusatore, triste e arrabbiato al tempo stesso. Era uno sguardo che diceva: "grazie per avermi rovinato la vita. Vorrei non averti mai incontrato." Drew credeva che fosse un pensiero comune a molte delle ragazze che aveva frequentato.

Gal si tolse il tovagliolo dalle gambe, lo lasciò sul tavolo e si allontanò.

E ancora una volta, pago io, sospirò mentalmente Drew. Ma non esiste che passo la sera in bianca.

Tirò fuori il cellulare e scorse la rubrica fino ad arrivare a "Ruby". Ci era uscito qualche volta, era una ragazza attraente che lavorava nella paninoteca dove Drew si fermava ad ogni pausa pranzo. Ed era anche una gran troia. Sperava solo che quella sera fosse libera.

Le mandò un messaggio e la sua risposta fu esaustiva: un primo piano di lei appena uscita dalla doccia, completamente nuda, i capezzoli turgidi e una mano posata sul pube.

Drew sorrise. Gal era già bell'e dimenticata.

 Gal era già bell'e dimenticata

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Drew

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora