13. JAMISON HA 20 ANNI

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Si chiamava Frederik Coleman ed era un regista. Si era affermato nel mondo del cinema tre anni prima quando aveva diretto "Bugie pericolose", che aveva avuto un discreto successo al botteghino ma non tanto da permettergli di sfondare nel settore. Relegato ad un settore di nicchia, aveva poi smesso di far parlare di sé, scomparendo nel nulla. Ritornato due mesi prima, aveva lanciato una rassegna stampa dichiarando di avere un progetto sensazionale tra le mani, senza chiarire di cosa si trattava.

Jamison non era mai stato a contatto con una celebrità, e tale era senza subbio Frederik Coleman. Si sentiva intimorito all'idea di avere a che fare con un tale personaggio ma Roz non aveva lasciato loro la possibilità di tirarsi indietro.

«Voglio il miglior avvocato possibile» erano state le sue prime parole. «Porci come questo dovrebbero tutti finire in galera.»

«Perché non si dà una calmata e mi spiega cos'è successo?» aveva detto Robert, chiaramente spazientito.

Non era difficile capire che la prima impressione che si era fatto della mulatta era negativa al cento per cento. Quei dreads tinti, i piercing e l'abbigliamento indecente l'avevano subito inserita nella sua lista nera. Nondimeno, era un avvocato e aveva a che fare con una ragazzina sconvolta. Jam lo vide fare appello a tutta la sua professionalità, le offrì un tè verde che lei rifiutò disgustata e poi si sedette alla sua scrivania, ascoltandola paziente.

Jam rimase in piedi in un angolo, sentendosi quasi invisibile. Avrebbe potuto uscire dalla stanza e nessuno se ne sarebbe accorto, ma non se ne sarebbe andato per niente al mondo. Quello che Roz stava dicendo aveva catturato la sua attenzione.

«Quell'uomo mi ha attirata nel suo ufficio con l'inganno, dicendo di voler parlare del progetto che sto portando avanti, e ne ha approfittato per mettermi le mani addosso!»

La sua voce non era scesa di un decibel da quando aveva aperto bocca. Era fastidiosa come una corda di violino, ma Jam ricordava che Roz era anche in grado di parlare come una persona normale. Forse quando era agitata cominciava a strillare come un cucciolo di iena.

«È un vecchio bavoso che... e io non sapevo cosa fare! Avrei dovuto capire che aveva altre mire su di me, perché mi ha chiamata di sera tardi e nell'edificio non c'era neanche la donna delle pulizie ormai ma... ci eravamo già incontrati prima e mi aveva fatto una buona impressione, non come...»

Robert alzò le mani. «Partiamo dall'inizio, signorina...»

«Simpson.»

«Signorina Simpson. Come vi siete conosciuti, lei e il signor Coleman?»

«Ma gliel'ho già detto!» sbuffò Roz esasperata. «Ho mandato le clip dei montaggi del film che sto facendo e gli sono piaciute, tanto che mi ha invitata subito a colazione per discuterne. Ha detto che la mia era "un'idea innovativa" ed ero una brava attrice, e si è stupito quando gli ho raccontato che sono un'autodidatta, che non ho mai frequentato corsi di recitazione, anzi, ho smesso di andare a scuola dopo le medie perché mia mamma non poteva più pagare libri e iscrizione eccetera. Coleman mi ha fatto un sacco di complimenti e ha detto che mi avrebbe chiamata di nuovo dopo aver "preso visione insieme ad alcuni colleghi" di altre mie clip.» Roz chiuse di scatto la bocca, sgranando gli occhi. «Oddio.»

«Cosa c'è?»

«E se mi rubasse il film?» sussurrò lei con un filo di voce, come se temesse che se qualcuno avesse udito il suo timore sarebbe divenuto realtà. «Non gli basta avere cercato di stuprarmi nel suo ufficio, magari vuole anche rubarmi tutto quello che ho fatto finora!»

Jam lesse nell'espressione scettica di suo padre tutto il disprezzo che provava verso di lei. «Signorina Simpson, stiamo parlando di un uomo che grazie ad un solo film è diventato quasi milionario. Non penso sia interessato a rubare dei video amatoriali a una ragazzina.»

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora