55. BECCA HA 22 ANNI

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Sedevano nel parco dietro alla casa di Drew, lì dove mesi prima aveva intervistato sua madre. Le temperature erano molto diverse, però. Becca tremava sotto il piumino e aveva le dita dei piedi gelati sotto agli stivaletti. Erano là fuori da mezz'ora ma Drew non dava ancora segno di essere pronto a rientrare. Fumava rabbiosamente una sigaretta dopo l'altra. Davanti ai suoi piedi, sul terreno ghiacciato e sull'erba morta, si era formato un cimitero di mozziconi, cui Becca aveva contribuito in parte.

Ovviamente era stato un colpo peggiore per Drew ma anche lei era rimasta allibita di fronte a quella tragedia.

Alease aveva dimenticato due decenni di vita. Era come se fosse tornata indietro nel tempo. Non aveva mai visto una donna tanto confusa, tanto impaurita, come la madre di Drew quella mattina a casa di Taylor.

Non voleva parlare a Drew, non lo voleva neanche vedere. Si era ostinata a non alzare gli occhi su di lui e poco prima Pete era sceso al piano di sotto per dirgli che era meglio se aspettavano prima di creare un confronto. Era stato allora che Drew aveva infilato la porta, dimenticandosi anche la giacca, i denti serrati. Becca l'aveva seguito, ringraziando il cielo che non avesse preso la macchina. Non sapeva se sarebbe stato in grado di guidare in quello stato.

Era andato al parco, fortunatamente vuoto a quell'ora. Erano appena le sette di sera ma il buio regnava supremo, appena rischiarato da lampioni malfunzionanti disseminati qua e là tra giostre vecchie e arrugginite. Loro avevano occupato le altalene. Becca si muoveva pigramente, tenendo un piede ben ancorato al terreno. Drew invece restava immobile e fumava.

Dopo mezz'ora di silenzio, Becca lo guardò, scostandosi i capelli dal viso. «È meglio se dici qualcosa o scoppierai.»

Lui continuò a restare zitto, consumando la sigaretta fin quasi a bruciarsi le dita. La gettò a terra e fece per accendersene un'altra ma Becca gliela tolse in mano e si mise in piedi davanti a lui.

«Basta. Questa roba ti farà venire un colpo.»

Drew guardò altrove come se neanche l'avesse udita, dimenticando il pacchetto nei jeans. Becca nascose la sigaretta nel piumino e provò a intercettare il suo sguardo. Non riuscendoci gli prese la mandibola tra le mani.

«Guardami.»

Drew la guardò. Nei suoi occhi verdi non c'era nulla. Assolutamente nulla. Un fremito di paura le percorse la spina dorsale. Non era lo stesso sguardo che Alease aveva rivolto a Drew, eppure Becca ebbe ugualmente la sensazione di non contare più nulla per lui. In quel momento, nella mente e nel cuore del suo amico non c'era spazio per lei. Solo per il suo dolore e la sua rabbia impotente.

Becca non poteva sopportare quello sguardo. Lo afferrò per il colletto del maglione, curvò la schiena e si spinse contro le sue labbra con disperazione, mordendolo per risvegliarlo dalla sua astiosa apatia.

Per un terribile attimo non sentì nulla. Solo labbra fredde, dure, serrate.

Poi Drew la trasse a sedere su di sé a cavalcioni. Le catene dell'altalena le segarono le cosce ma Becca ignorò il fastidio, concentrandosi solo su Drew, su quello di cui aveva bisogno.

Quella notte lui c'era stato per lei. Le aveva dato quello che chiedeva. Comprensione, silenzio, coccole senza secondi fini finché non si era addormentata tra le sue braccia. Ora lei doveva esserci per lui.

Gli passò le mani sul collo ghiacciato e si pressò contro di lui per scaldarlo, avvolgendolo con le braccia, dandogli baci sempre più profondi. Poi anche le mani di lui si chiusero sulla sua schiena, trafiggendo il piumino argentato.

Drew staccò la bocca dalla sua, posandole la fronte sulla spalla. Becca, il cuore che le batteva forte, gli carezzò la testa, sfiorandola con la guancia. Lo sentiva respirare affannosamente, le mani posate sui suoi glutei. Non per carezzarla con voluttà, ma per impedire che cadesse all'indietro. Anche allora pensava a lei.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora