Aveva smesso di correre già da un pezzo, dopo essersi assicurata che Curt non stesse cercando di raggiungerla. Vagava per strade che non conosceva da un'ora abbondante e la stanchezza si faceva ogni passo più opprimente. Le infradito spugnose che aveva acquistato in aeroporto le avevano procurato delle fastidiose vesciche agli alluci e da un pezzo ormai camminava tenendole in mano, facendo attenzione a dove posava i piedi nudi.
Quando vide l'insegna rustica di una pasticceria che apriva i battenti davanti a lei, quasi scoppiò a piangere per il sollievo. Attraversò la strada deserta, la gonna a fiori che le svolazzava intorno alle gambe, e aprì la porta delle "Delizie di Martha". Uno scampanellio richiamò l'attenzione di una vecchia al di là del bancone.
«Ah però!» esclamò quella con voce catarrosa. «Neanche il tempo di sfornare le prime ciambelle!» Poi vide l'aspetto sciatto e stremato di Alexa e si fece subito meno cordiale. «Che ti è successo?»
Alexa inventò sul momento, balbettando: «Sono stata rapita. Non so dove sono. La prego, ho bisogno di un cellulare.»
L'espressione della vecchia mutò di nuovo, facendosi compassionevole. «Oh mio Dio, ma certo, cara! Lì nell'angolo c'è il fisso del negozio.»
Alexa mormorò un ringraziamento e raggiunse il telefono nero. Doveva avere la stessa età della vecchia. Alzò la cornetta e compose il numero di suo padre. Sperava che non l'avesse cambiato in tutti quegli anni.
Non si soffermò a pensare da quanto tempo non udiva la sua voce, o al modo in cui lo aveva lasciato. Suo padre era stato un uomo burbero, forgiato dalla disciplina militare, però le aveva voluto bene a modo suo, l'aveva difesa davanti alle accuse di suo fratello. E come ringraziamento, appena aveva potuto Alexa lo aveva mollato. Solo perché si era creato una nuova famiglia, senza una moglie pazza, un figlio sadico e una figlia problematica. Si era creato la famiglia perfetta, una moglie che ai fornelli era una maga e teneva la casa lucida come uno specchio, e due gemelline adorabili piene di fossette e maniere gentili.
Il cuore cominciò a battere più profondamente, in sincrono col tu-tuu del segnale libero. Deglutì con forza, la gola secca.
Poi sentì uno schiocco all'altro capo del filo e una voce soave chiedere: «Pronto?»
Era lei, era Hanna. La moglie perfetta che l'aveva fatta fuggire con i suoi modi cordiali.
Alexa aprì la bocca ma non riuscì a dire nulla perché la cornetta le fu strappata di mano. Alexa raggelò quando vide gli occhi da serpe di Curt puntati su di lei.
Non ci pensò due volte. Indirizzò un pugno verso il suo viso ma lui la schivò facilmente. Allora fece per urlare ma lui le tappò la bocca e la spinse indietro, dentro un bagno, e chiuse la porta dietro di loro. La imprigionò contro il muro mentre lei si dibatteva con tutte le sue forze, le lacrime agli occhi.
«La smetta di dimenarsi, non le voglio fare del male» sibilò Curt, premendosi contro di lei per tenerla ferma ed evitare i suoi calci. «Se userà quel telefono la rintracceranno subito e torneranno a prenderla. Non mi interessa cosa fa della sua vita ma non la lascerò mettere in pericolo Marvin.»
Alexa aggrottò le ciglia, furiosa, e mugugnò qualcosa.
«Se urla, la schiaffeggio. Lo faccio.»
Lei deglutì, sollevando il mento. Curt le liberò le labbra, continuando a pressarla contro la parete.
«Ho capito qual è il suo gioco» sibilò Alexa.
«Allora me lo spieghi.»
«L'hanno pagata per prendermi. Per portarmi da Ace.»
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Generations - Vol 2
Romanzi rosa / ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
