24. JAMISON HA 20 ANNI (PT 1)

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Jam controllò per l'ennesima volta l'ora sul Rolex Daytona, un regalo del padre per il suo diciottesimo compleanno.

Ha detto alle sei. Sono le sei e venti e di lei nessuna traccia.

Si sforzò di non tamburellare le dita sul tavolo.

Beh, a ripensarci bene, le sue esatte parole sono state: "Vediamoci da Harrigan verso le sei."

"Verso le sei" poteva tradursi in una miriade di orari diversi. Sei e un minuto, sei e dieci minuti, sei e mezza, sei e cinquanta...

Jamison vide la cameriera che l'aveva fatto accomodare mostrare segni di impazienza.

Provo lo stesso, sorella.

Alla fine la ragazza gli venne incontro, sculettando nella sua divisa minigonna-camicetta scollata. «Sicuro che non vuoi ordinare, intanto?» gli chiese, in tono pressante.

«Sto aspettando la mia cliente.»

L'espressione di lei si fece rapace. Immediatamente i suoi occhi truccati registrarono il Rolex, il tablet poggiato sul tavolo e l'abbigliamento elegante. «Avvocato?» tirò ad indovinare, con un sorriso mansueto.

Jam avrebbe potuto dire di sì e risparmiarsi molte seccature, ma era incapace di mentire. «Sto studiando, in realtà.»

Gli occhi di lei smisero di brillare e fece una smorfia, tornando professionale e fredda. «Non puoi occupare un tavolo senza ordinare.»

«Un caffè, allora.»

Lei mantenne la smorfia e se ne andò. Jamison si stiracchiò la schiena. Suo padre gli aveva insegnato a sedere sempre dritto senza curvare le spalle, ma quella posizione gli faceva solo aumentare la voglia di chiudersi a bozzolo e scrocchiare ogni muscolo.

Passarono altri cinque minuti. Jam bevve il caffè il più lentamente possibile. Poi si arrese e la richiamò.

Lei non rispose.

Alle sei e trentacinque la cameriera tornò di nuovo al tavolo. «Scusami, ma devo chiederti di pagare il conto. C'è gente che aspetta di sedersi.»

In quel momento, una ragazza bassa e snella comparve al suo fianco. «Sì, infatti» disse e si lasciò cadere con ben poca grazia sulla sedia che Jam aveva tenuto occupata per tutto quel tempo.

La cameriera sollevò un sopracciglio ma Roz resse lo sguardo con impertinenza. «Beh? Posso ordinare o resterai lì a guardare ancora a lungo? So di essere figa ma non mi piace la passera.»

La cameriera arrossì violentemente e serrò le labbra, forse per impedirsi di ribattere.

Roz afferrò il menù e iniziò a consultarlo. A Jamison parve che ci stesse mettendo più del necessario, per indispettire la cameriera. E anche lei ben presto lo capì. Stava per esplodere, viola in faccia, quando Roz lo chiuse con uno schiocco e glielo porse maldestramente.

«Due Cuba Libre.»

«Io non bevo» la frenò subito Jamison, ipotizzando solo dopo qualche secondo di costernazione che fossero entrambi per lei.

«Non essere noioso. Due» ribadì Roz.

Jam stava per riaprire bocca ma lo fulminarono entrambe con lo sguardo. La cameriera annotò in fretta e se ne andò a larghi passi. Jam poteva quasi vedere del fumo uscirle dalle orecchie.

Roz incrociò le braccia al petto e lo guardò. Era passato un bel pezzo dall'ultima volta che l'aveva incontrata. Era attraente come la ricordava, con la pelle di caramello e gli occhi color cioccolato fuso. I dreads gli facevano venire i brividi e anche tutti quei piercing luccicanti, ma ricordò che non era lì per giudicarla, bensì per aiutarla.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora