Quella mattina, per la prima volta da secoli, Jam si svegliò allegro. Niente università, niente studio; finalmente iniziava a fare qualcosa di concreto.
Sua madre prima di andare a scuola gli aveva lasciato il pranzo incartato in una scatolina e persino un biglietto: "Scrivimi appena arrivi, stai attento in treno, mangia tutto e non dar retta agli sconosciuti... e a tuo padre, se ti dice di fare cose stupide."
Jam appallottolò il biglietto con l'intenzione di gettarlo nel primo bidone dell'immondizia e infilò il pranzo nella borsa Trussardi insieme al block-notes, alle penne per gli appunti e all'ipad per continuare a guardare "Law and order" in treno.
Si scelse uno scompartimento tranquillo e occupò il posto più vicino al finestrino. Non era la prima volta che prendeva il treno per andare da suo padre, da quando si era trasferito a Spring Lake con Barbie. Conosceva le fermate a memoria ma prima di allora non era mai stato nel suo ufficio. Papà gli aveva spiegato con precisione come arrivarci, e nel caso si fosse perso c'era comunque l'infallibile Google Maps. Le preoccupazioni di sua madre erano infondate. Si ostinava a trattarlo come un bambino bisognoso di protezione, malgrado Jam si fosse iscritto all'università più lontana da casa per non averla sempre tra i piedi.
Gli dispiaceva fare pensieri così cattivi su sua madre. In fondo lo aveva sempre trattato come un principe, dandogli tutto quello che desiderava e facendolo arrossire di piacere quando lodava le sue capacità davanti agli altri. Era stata una mamma fantastica, ma con il divorzio era diventata un'altra persona, un pagliaccio imbarazzante e inopportuno. Stare da papà per qualche giorno gli avrebbe fatto solo bene. E il weekend dalla madre sarebbe passato velocemente... o almeno sperava.
Una ragazza si materializzò all'improvviso davanti a lui, sedendosi sul sedile di fronte. Aveva la pelle color caramello bruciato e lunghi capelli intrecciati tinti di biondo. Le sopracciglia folte e arcuate delineavano due occhi da cerbiatta con le ciglia lunghissime, merito di un abbondante mascara. Al naso piatto e con le narici larghe e tese scintillava un piercing d'argento. Le labbra erano le più carnose che Jam avesse mai visto e si scoprì per un istante ammaliato dalla loro morbida consistenza.
Poi la ragazza si piegò in avanti, poggiando i gomiti sulle ginocchia. In quel momento Jam si rese conto che indossava un paio di cortissimi shorts neri e un top che lasciava scoperte le spalle. Un bracciale dorato a forma di serpente sembrava stringere la tenera carne del braccio tra le sue spire. I polsi tintinnavano di bigiotteria e anche alle orecchie pendevano due lunghissime file di perline che le sfioravano le spalle di seta.
Gli occhi intensi della ragazza, che non doveva avere più di diciotto anni, inchiodarono quelli di Jam.
«Mi devi aiutare» formularono le sue labbra di rosa, serrandosi subito dopo.
Jam si risvegliò dalla sua apatia. «Prego?»
«C'è un uomo, mi sta cercando.»
Jam aggrottò la fronte, guardandosi istintivamente alle spalle. Lo scompartimento era tranquillo. «Chi? Perché?»
La ragazza si strinse al fianco lo zainetto che aveva con sé, sgualcito e sbiadito. «Ho una cosa che gli appartiene.»
«Restituiscigliela, no?»
Lei scosse la testa, con sguardo turbato. «È troppo tardi. Conosco cose che dovevano restare segrete.» Si addentò il labbro inferiore, tremò un poco, deglutì. Quando tornò a guardarlo, Jam vide che aveva gli occhi umidi e pieni di terrore. «Mi ucciderà...»
Jam non ricordava l'ultima volta che si era sentito talmente stranito. L'intera situazione gli sembrava surreale, ma il dubbio che quella ragazza lo stesse prendendo in giro svanì quando vide una lacrima cristallina scivolarle lungo la guancia rotonda.
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Generations - Vol 2
ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
