Marvin scrutò il padre dietro un velo di lacrime. Era lui, era davvero lui! Non lo vedeva da così tanto tempo... Dopo essere partito per Los Angeles non era più tornato a Hope Mills, tantomeno nel carcere dove lo avevano rinchiuso. Ma non aveva mai smesso di pensare a lui e al momento in cui avrebbe potuto riabbracciarlo. Aveva immaginato che quel giorno avrebbe avuto ventitré anni, una macchina, una fidanzata e un lavoro.
Invece aveva appena finito le medie, mancavano ancora anni per la patente, non aveva neanche un'amica femmina a parte Alexa, ed era ben lontano dal cercare lavoro.
Ma non avrebbe cambiato le cose per niente al mondo. Finalmente il suo papà era tornato.
Avrebbe voluto chiedergli un mucchio di cose ma prima si preoccupò della ferita che colava sangue ovunque.
«Cos'è successo?» chiese ansioso, lanciando un'occhiata di sbieco all'agente Reynolds.
«Un malinteso, un poliziotto zelante e un brutto tempismo» rispose il padre, rassicurandolo con un sorriso. «Mi ha preso di striscio, penso più per spaventarmi che altro. Giusto?» Si girò verso Reynolds, che aveva intanto riposto la pistola.
«Lei non dovrebbe essere qui» ribatté l'agente. «Come si chiama?»
Curt si alzò a fatica in piedi, premendosi una mano sulla ferita. «Mi ha appena sparato, agente, penso che le buone maniere siano dovute.»
A Marvin scappò un sorriso. Suo padre restava sempre un mito.
Il poliziotto non ebbe nessuna reazione. Dopo una breve battaglia di sguardi, il padre rispose: «Mi chiamo Curt Harris e sono il padre di Marvin. Sono venuto per portarlo a casa.»
«Non può farlo. Il ragazzino e la signora Olsen devono rimanere qui per la loro sicurezza.»
Solo in quell'istante suo padre parve rendersi conto della presenza di un'ulteriore persona in quello stretto ingresso. Si girò a valutarla con una breve occhiata, prima di replicare: «So tutto quello che è successo in queste settimane, la polizia mi ha informato.»
Stavolta la sicurezza di Reynolds vacillò. «Ha informato lei?»
«I suoi colleghi hanno la lingua sciolta, sa?» Curt fece una smorfia; la ferita doveva essere più profonda di quello che diceva. Si fece più vicino all'agente, col suo peggior sguardo tra l'ironico e l'arrabbiato. «Appena avrò portato Marvin al sicuro provvederò che siano tutti licenziati. Lei invece pare sappia fare il suo lavoro. Continui pure ad occuparsi della signora, ma mio figlio viene via con me.»
Curt si diresse in cucina, alla ricerca di uno straccio per il braccio. Alexa andò in suo aiuto e, senza fiatare, gli porse delle bende, cercando di medicarlo, ma Curt gliele strappò di mano e fece da solo, combinando un gran pasticcio ma riuscendo a bloccare finalmente l'emorragia. In tutto questo non alzò una sola volta gli occhi su quelli di Alexa, cosa che a Marvin parve strana e un po' maleducata, anche se non si sarebbe mai permesso di farglielo notare.
«Non andrà nessuna parte finché non avrò capito cosa sta succedendo» diceva nel frattempo Reynolds alzando la voce.
Curt si infilò una mano nella tasca posteriore dei jeans.
Subito la pistola comparve nella mani dell'agente, proiettata verso il volto smunto e pallido di Curt.
Marvin trattenne il fiato.
Curt sollevò le sopracciglia, alzò piano un palmo della mano e con l'altra estrasse dalla tasca una serie di fogli. Rivolse un'occhiata ironica al poliziotto prima di mostrarglieli. «Questi dovrebbero bastarle. Un rapporto del suo superiore e la graziosa firma di un'assistente sociale che ripristina tutti i miei diritti su Marvin.»
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Generations - Vol 2
Chick-LitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
