4. JAMISON HA 20 ANNI

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«Ho deciso di iniziare uno stage da papà.»

Sua madre bloccò a mezz'aria la forchettata di spaghetti, fissandolo a bocca spalancata. Jam continuò a mangiare come se nulla fosse. L'unica cosa in cui sua madre non era degenerata negli anni era l'abilità culinaria. Per il resto... meglio stendere un velo pietoso.

Alice abbassò la forchetta nel piatto, chiudendo finalmente i due canotti che aveva al posto delle labbra. «Ma come farai con l'università?» gli chiese infine, con quella voce sibilante che aveva da quando si era fatta l'operazione. Non riusciva a far coincidere perfettamente le labbra, ci passava sempre un filo di aria che le dava quel tono fastidioso.

«Non frequenterò più i corsi, studierò a casa e lavorerò con papà.» Jam aveva già pensato a tutto, ma sapeva che non sarebbe stato facile convincere la madre di avere tutto sotto controllo. Non che lei non credesse nelle capacità del suo brillante cervello, ma avrebbe fatto di tutto per tenerlo il più lontano possibile dal suo ex marito.

«Tuo padre lavora a Spring Lake. Dovresti prendere il treno ogni giorno, è mezz'ora di strada...»

«Ho già pensato anche a questo. Papà è d'accordo a farmi stare da lui quattro giorni a settimana. Lo assisterei solo in quel periodo e tornerei a casa il weekend per studiare.»

«Papà è d'accordo a farti stare da lui?» Alice sollevò le sopracciglia disegnate. La fronte piena di botulino non si increspò nemmeno. «E cosa ne pensa la sua mogliettina?» chiese con velato disprezzo.

«Barbie è felice di avermi con loro.» Jam sapeva quanto sua madre odiasse quel soprannome. Non l'aveva fatto apposta, gli era uscito così. In fondo lui non aveva nulla contro Barbie. Era una ragazza fantastica, divertente, solare ma anche seria quando le circostanze lo richiedevano.

Alice arricciò le labbra. «Oh, beh, se è felice la ragazzina...» Riprese a mangiare con furia, bofonchiando tra un boccone e l'altro: «Cosa vuoi che ti dica, hai già deciso, fai come ti pare. Ma non pensare che sia una passeggiata vivere con tuo padre. E tantomeno lavorare con lui. Hai presente i marines? Ecco, sarà peggio.»

«Papà è il miglior avvocato del North Carolina e io voglio diventare come lui.» Era il suo sogno fin dalle medie. Difendere la gente dai prepotenti. Forse perché quando era piccolo non era in grado di difendere nemmeno se stesso e aveva sempre bisogno di un protettore che lo tenesse alla larga dai bulli.

Becca e Drew erano stati i suoi angeli custodi, ma ormai anche il loro ricordo stava sbiadendo. Non li sentiva da quando era partito per il campus. Sapeva che Drew aveva trovato lavoro come meccanico e viveva con sua madre e il suo nuovo compagno, mentre Becca stava ancora a Charleston con il professor Thompson e si destreggiava tra lavori part-time per pagarsi gli studi di giornalismo.

Anche la vendita dei suoi romanzi era calata in modo drastico. Dopo la saga "Queen B" non era più riuscita a scrivere niente di così commerciabile. Sperava davvero che si riprendesse. Non aveva letto i suoi libri - gli sembravano stupidi - ma se l'America l'aveva acclamata Scrittrice dell'anno doveva esserci una ragione.

«Vuoi diventare stronzo, egoista e stacanovista? Bel modello che hai» sbottò la madre, riportandolo al presente. Poi, accorgendosi che con gli insulti non sarebbe andata da nessuna parte, giocò un'altra carta e fece gli occhi da cucciolo. «Ma insomma, Jam, non ti trovi bene con me?»

«Non è questo il punto, mamma. Voglio iniziare a fare qualcosa di concreto, ad applicare quello che studio. E lo stage mi darà crediti per l'università.»

«Di solito lo stage si fa più avanti. Non capisco tutta questa fretta.»

«Prima o dopo lo farò comunque. Domani vado a Spring Lake.» Notando l'allarme negli occhi scuri della madre, Jam alzò una mano. «Torno a casa in serata, tranquilla. Papà vuole solo mostrarmi l'ufficio e i suoi colleghi. Inizierò lo stage quando avrò il permesso dall'università.»

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora