Svegliarsi con il profumo del caffè appena fatto fu una novità talmente dolce che Alease non passò nemmeno attraverso la frase di spiazzamento "dove sono?" e realizzò subito che non si trovava a casa sua. Lì nessuno a parte lei preparava il caffè. Era sempre lei la prima a svegliarsi per preparare la colazione a Drew e Pete ed era lei l'ultima a sedersi a tavola per mangiare.
Alease si tirò su dal divano dove aveva passato la notte, un divano sorprendentemente comodo. Aveva faticato ad addormentarsi e stavolta non per colpa del russare di Pete. C'era troppo silenzio e troppi pensieri la tormentavano, impedendole di abbandonarsi all'abbraccio di Morfeo. Sfogarsi con Taylor non era servito a molto. La sua anima restava inquieta e sapeva che l'unico modo per calmarsi era affrontare la situazione a viso aperto e non fuggire come una codarda.
Ma quello che era successo la sera prima era stato troppo per lei. Non le importava di averla data vinta a Lacy ma per tutta la notte si era torturata all'idea che Pete fosse andato a sfogarsi da lei, a dirle quanto Alease fosse stupida e crudele, a prometterle che lui sarebbe sempre stato al suo fianco. Li vedeva abbracciarsi e stringersi ancora di più e vedeva le loro bocche avvicinarsi.
Nessuna sorpresa che avesse faticato a prendere sonno, ma poi aveva dormito come un sasso fino al mattino, senza incubi, senza sogni. Un limbo grigio l'aveva protetta ma ora, con l'odore del caffè, ritornava alla normalità.
Si sorprese nel constatare quanto fosse luminoso il salotto. Taylor aveva aperto le tende ma era stato solo il profumo di caffeina a svegliarla. Doveva essere proprio distrutta.
Fu quello che le disse Taylor quando la raggiunse con un sorriso e una tazza piena.
«Non sono malata, vengo al tavolo con voi» borbottò Alease tra uno sbadiglio e l'altro.
«Sai che mi piace coccolarti. È passata una vita dall'ultima volta che ho fatto un pigiama party» ridacchiò Taylor precedendola in cucina.
Sua figlia Gena era già seduta; si sosteneva la testa con una mano, con l'altra mescolava ritmicamente i cereali nel latte e guardava un cartone in tv.
«Buongiorno» fece Alease, sedendosi vicino a lei.
Gena si limitò a fare un cenno, senza neanche guardarla.
«Gena, non essere maleducata» la sgridò subito Taylor.
«Tranquilla, nessuno può essere educato di prima mattina» intervenne Alease.
Iniziarono a fare colazione tutti insieme; poi Taylor disse alla figlia: «Oggi fai un po' di compiti, va bene?»
«Ma non ne ho!» sbuffò subito lei, mettendo il broncio. «È la prima volta che non mi danno compiti per le vacanze, dato che passo alle superiori!»
«La matematica è il tuo tallone d'Achille, quindi ti ho preparato degli esercizi per tenerti in forma» la ignorò la madre, facendo scivolare verso di lei un foglio A4 fitto di numeri.
Gena si oscurò in viso. «Che palle...»
«Gena» la riprese la madre, severa.
Gena se ne andò immusonita, il foglietto stretto nella mano paffuta.
«Sei tremenda» sussurrò Alease appena fu certa che la ragazzina fosse lontana.
«Non offenderti, ma vorrei fare un lavoro migliore con Gena di quello che tu hai fatto con Drew.»
«Ci ho provato in tutti i modi ma sembra che la mia sola presenza gli dia fastidio.»
«Forse perché è un maschio. Tendono a ribellarsi molto prima delle femmine al controllo dei genitori.»
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Generations - Vol 2
Romanzi rosa / ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
