16. ALEASE HA 39 ANNI (PT 1)

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Taylor aveva quarantacinque anni e una figlia che aveva appena finito la terza media. Era una madre divorziata da quando ne aveva memoria. Spesso diceva di non ricordare come fosse la sua vita prima della nascita della sua piccola Gena, ma di avere totalmente dimenticato cosa volesse dire essere sposata.

Arthur per lei non c'era mai stato. Era tutto lavoro, lavoro e birra con gli amici il sabato sera, mentre lei restava a casa con Gena a cambiarle i pannolini.

«Non le ha mai cambiato un pannolino, lo sai? Non era fatto per essere padre. La verità è che ci siamo sposati solo perché è capitata Gena ma lui non era granché convinto. Non mi ha fatto nessuna proposta in grande stile. Ricordo che eravamo seduti a tavola a mangiare in silenzio e avevamo appena discusso per l'ennesima volta se tenere la bambina o no. E alla fine lui mi fa "beh, se sei proprio decisa, tanto vale che ci sposiamo".»

Taylor si scostò la frangetta dalla fronte. «Non ha mai voluto costruire una famiglia con me. Non so neanche perché abbia proposto di sposarci. Forse aveva paura delle malelingue che lo avrebbero perseguitato in paese. In realtà nessuno è rimasto sorpreso quando abbiamo annunciato il fidanzamento. Eravamo cresciuti insieme, eravamo stati amici a scuola; per tutti, anche per i nostri genitori, era scontato che ci saremmo un giorno sposati. Anzi, si chiedevano perché ci avevamo messo tanto.»

Alzò gli occhi al cielo. «Il nostro matrimonio è durato credo tre o quattro anni, ma era logorato fin dall'inizio dai nostri continui litigi. Anche a me sarebbe piaciuto fare la bella vita con le amiche, passarmi un weekend in spa o in discoteca, ma alla fine era sempre Arthur ad andarsene e io a restare a casa con Gena. Alla fine mi sono chiesta perché dovessi continuare a lavare le mutande sporche di un uomo che non c'era mai, e ho chiesto il divorzio. Lui ha accettato con la stessa espressione con cui mi ha chiesto di sposarlo. Fine della storia.»

Alease, che era rimasta muta ad ascoltare mentre l'amica catalogava i nuovi libri appena giunti a "Storybook", aggrottò le ciglia e fece: «Non ho capito se per te dovrei accettare la proposta di Pete o buttarlo fuori di casa insieme alle sue mutande.»

Taylor scoppiò in una delle sue roche risate. Era una fumatrice accanita; fumava tantissimo prima della gravidanza e aveva ripreso qualche mese dopo la nascita di Gena grazie ad Arthur e alle sue onnipresenti sigarette. Ogni volta che usciva dal negozio per fumarsene una, sospirava e lodava Alease che non aveva mai avuto quel vizio.

«Ti ho solo raccontato la mia esperienza» le spiegò ora, guardandola coi suoi occhi di granito sapientemente truccati. Nonostante l'età si teneva bene, era una bella donna sempre ordinata e profumata. Non vestiva come una mamma di mezza età ed era pazzesca con le moderne tecnologie. Quando avevano installato il nuovo programma sul computer della libreria, Alease aveva iniziato a sudare freddo mentre Taylor in un solo giorno aveva capito come funzionava ogni cosa e glielo aveva spiegato con pazienza.

Eppure, nonostante tutte le sue qualità, Taylor non sembrava intenzionata a ricadere nella trappola dell'amore. Non cercava gli uomini, diceva di stare bene da sola. Quando andava alle cene di classe di sua figlia si teneva alla larga dai padri single. A quelli che ci provavano con più insistenza diceva di essere lesbica.

Alease non riusciva a capire come una donna potesse decidere di votare la propria vita alla solitudine. Lei non ce l'avrebbe mai fatta. Cioè, ce l'aveva fatta per trent'anni, accudendo un figlio che si faceva via via più problematico, ma poi aveva conosciuto Curt e aveva pensato fosse la sua salvezza. E poi era arrivato Pete e ancora oggi pensava fosse la cosa migliore che potesse capitarle. Non avrebbe mai potuto stare da sola e non capiva quando Taylor le diceva che non era una cosa positiva, che una donna dovrebbe contare solo su se stessa e non su questo o quest'altro uomo.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora