Stava andando bene. La situazione era sotto controllo. Nessuno degli altri clienti del ristorante si era ancora girato verso il loro tavolo con sguardi di biasimo o curiosità.
Pete e Curt non si erano rivolti una sola parola. Pete, anzi, non aveva parlato con nessuno da quando si era accomodato al tavolo. Mangiava in silenzio, lasciando vagare qua e là occhiate rapide. Quando incrociava il suo sguardo, Alease si affrettava a prestare attenzione alle sue amiche, a ridere delle loro battute con risate false, come se non avesse nessun pensiero al mondo.
Taylor continuava a riempirle il bicchiere di vino. Si sentiva la testa vuota e, quando girava rapidamente la testa, forme e colori si confondevano, come se qualcuno stesse passando un pennarello intinto nell'acqua su un quadro appena realizzato.
Ben presto le risate smisero di essere finte, i sorrisi si fecero più naturali e riuscì a chiacchierare allegramente con tutti. Lei e Taylor cominciarono a parlare dell'infanzia dei loro figli. Taylor aveva appena smesso di raccontare che, da piccolina, Gena era un vero tornado, ma era quando se ne stava in silenzio e nessuno la vedeva che dovevano preoccuparsi.
«Si infilava sotto il tavolo o dietro i mobili per riempire il pannolino» ridacchiò Taylor, coprendosi il sorriso con le dita fresche di manicure. «Fin da piccola era fissata con la privacy! E quando ha imparato a farla nel vasino lo spostava continuamente di stanza in stanza a seconda di qual era la più tranquilla.»
Alease scoppiò a ridere mentre Gena arrossiva e rimbrottava la madre. «Adesso chiamo i nonni e mi faccio raccontare un po' di storie su di te, va bene?» fece stizzita, meritandosi un abbraccio caloroso dalla madre e un bacio sulla tempia.
«E la tua non ha ancora raggiunto la "soglia critica"!» esclamò Alease, la voce contraffatta dal troppo vino. «Per i maschietti è diverso. Una sera, quando Drew aveva più o meno l'età di Gena, sono entrata in camera sua per prendere i vestiti sporchi...»
Drew si schiarì rumorosamente la voce. «Ti avviso che se continui mi alzo e me ne vado, mamma.»
Tutti scoppiarono a ridere e anche Drew si lasciò sfuggire un sorriso riluttante.
Arrivarono le bottiglie di vino dolce e Alease si riempì il calice prima di alzarsi in piedi, barcollando leggermente. Taylor la sostenne con una risata, prendendola in giro.
Alease sorrise. «Okay, dai, siamo seri. Voglio fare un brindisi. A mio figlio.»
Tutti gli occhi si puntarono sul ragazzo. Becca gli fece una boccaccia di nascosto, ricevendo in cambio un pizzicotto sui fianchi che la fece sobbalzare e spandere il vino che aveva nel suo bicchiere.
«L'unico uomo che avrà sempre un posto nel mio cuore» aggiunse Alease. Il suo sorriso non vacillò ma si guadagnò le occhiate penetranti dei due uomini più anziani seduti a quel tavolo. Poi il tono della festeggiata si addolcì. «Tu non sai quanto mi hai aiutata, Drew. Non puoi neanche immaginarlo.»
Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre sorseggiava il vino. Tutti la imitarono, in un grave silenzio.
Becca diede una gomitata a Drew. «Dì qualcosa.»
«Queste cose mi imbarazzano e lei lo sa bene» replicò lui ad alta voce. «Hai continuato a chiamarmi Didi finché non ti ho minacciata di scappare di casa.»
«Resterai il mio Didi anche quando avrai quarant'anni e una famiglia tua» gli assicurò Alease ridendo e sedendosi.
Si alzò Taylor, stirandosi bene il tubino lungo i fianchi torniti. «Voglio fare anch'io un brindisi. Ad Alease. La donna più buona e generosa che io abbia mai conosciuto, nonché un'amica leale su cui si può sempre contare.»
STAI LEGGENDO
Generations - Vol 2
Chick-LitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
