Le sembrava un sogno. Oppure un incubo. Difficile a dirsi.
Leggere quel messaggio era stato come sprofondare in un tunnel senza fine, sempre più giù nell'oscurità. O come scendere da una montagna russa ripidissima, col cuore che saliva in gola e le budella che si stringevano per il panico e l'adrenalina.
Aveva inventato una scusa rapida con Alease per stare a casa, in pace, da sola. Per riflettere.
Aveva letto e riletto quelle poche parole scritte da una persona che credeva persa per sempre, ferma nel suo passato.
Aveva valutato i pro e i contro. Il cuore che batteva impazzito non l'aiutava e neanche le ondate di lacrime che le offuscavano la vista.
Era felice o terrorizzata? Non riusciva a capirlo.
Aveva dovuto farsi una doccia ghiacciata, accucciarsi sotto il gettito d'acqua e abbracciarsi le ginocchia quando aveva capito che le gambe non l'avrebbero più sorretta.
Poi aveva deciso che non voleva rispondergli. Non voleva vederlo. Non voleva ricominciare quella storia che si era lasciata alle spalle, quella storia che già una volta le aveva spezzato il cuore.
Grady. Quel nome che mai una volta aveva fatto affiorare alle labbra. Quel segreto che aveva custodito sempre, che non aveva rivelato a nessun amico, a nessuna famiglia. Né a Grant e Sarah Goodwin, che erano stati per lei i genitori che non aveva mai avuto; né tantomeno ad Alease, Pete e Drew.
Grady era il suo segreto. Un segreto che ora rischiava di tornare alla luce.
Uscita dalla doccia, i capelli ancora umidi che le solleticavano la schiena, prese il cellulare e cancellò il messaggio senza rispondere. Non aveva idea di come avesse ottenuto il suo numero. Impossibile che si fosse avvalso delle risorse del suo ricco padre. Era colpa sua se erano stati separati. Era colpa sua se Lacy era tornata in orfanotrofio dopo i quattro mesi più belli della sua giovane vita. Era colpa sua se aveva passato notti su notti a bagnare i cuscini di lacrime e le lenzuola di desiderio. Il desiderio che per la prima volta aveva sperimentato con Grady.
Non gli rispose, perché nonostante la nostalgia l'accecasse e l'euforia di stringerlo tra le braccia fosse forte come nove anni prima, conosceva tutte le implicazioni negative di un loro eventuale riavvicinamento. Se Grady non era cambiato da allora. Se suo padre non era cambiato da allora.
No, per il bene di tutti ma soprattutto il proprio doveva stargli alla larga.
Non mangiò quella sera, aveva lo stomaco inchiodato. Accese la tv solo per sentire voci umane intorno a sé. Fu quasi grata quando udì lo stridore dei penumatici sulla strada. Alease era tornata ma senza Drew. Le disse che era uscito con una sua amica. Lo disse con un sorriso soddisfatto, come se quella fosse una cattiva notizia per Lacy.
Ma certo. La mammina ha visto i flirt tra me e Drew e non ritiene che io sia la compagna adatta per la sua vita. Tranquilla, stupida donna. Drew non significa nulla per me. Mi ha fatta divertire quando la mancanza dell'unico ragazzo che abbia mai contato qualcosa per me si faceva insopprimibile.
E ora che questo ragazzo era tornato lei lo teneva a distanza.
Sei una ragazza contorta, Lacy.
Chi glielo aveva detto? Forse Grady era stato il primo. Ma ricordava quelle stesse parole uscire dalla bocca di Pete.
Gli uomini erano sempre stati più bravi a capirla veramente. A capire di cosa aveva bisogno. Le donne la odiavano. La guardavano con sospetto, spiavano ogni sua mossa, serravano le labbra ogni volta che apriva bocca. Con loro doveva sempre stare attenta, sorvegliata. Non poteva essere se stessa se non voleva venire giudicata.
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Generations - Vol 2
ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
