Incurante degli sguardi dei passanti, Alease camminava per le strade nel suo abito da sposa. Il trucco si stava sciogliendo a causa del sudore, bolliva dal caldo sotto tutti quegli strati di stoffa, si era sbarazzata del velo e adesso lo teneva impugnato nelle mani serrate. Non voleva rovinarlo ma aveva bisogno di scaricare in qualche modo lo stress delle ultime ore.
Prima Taylor e la sua confessione, che le aveva fatto solo una volta sicura che le altre non potessero udirla. Poi la loro litigata furibonda quando le aveva detto che sarebbe andata comunque da Pete. Taylor pensa volesse sposarsi. Non la conosceva così bene, in fondo.
Era stato orribile dire quelle cose di fronte a tutti. Lo aveva umiliato come nessuno in vita sua era mai stato umiliato e non si sentiva affatto bene. Pensava che adesso sarebbe stata libera ma non sapeva che farsene di quella libertà. Forse sarebbe stato meglio vivere nell'ignoranza. Ma tutte quelle donne in foto e, soprattutto, sapere di non essere stata che un oggetto per ottenere un'agognata vendetta... Era quasi svenuta davanti a quei fogli e Taylor le aveva detto che era iniziata proprio così, perché lei era svenuta e aveva battuto la testa vedendola nuda in camera loro, con ancora l'odore di sesso addosso.
Non le aveva creduto quando Taylor le aveva detto di averlo fatto per lei, per farle capire che razza d'uomo fosse Pete. Forse quello era stato il piano originario, ma Alease sapeva bene che una donna non poteva evitare di perdere la testa tra le braccia di Pete. Inoltre, a parti invertite, Alease non si sarebbe mai "sacrificata" in quel modo per testare la fedeltà del compagno della sua migliore amica. Taylor l'aveva aiutata ma non l'avrebbe perdonata per quello che aveva fatto. Non la considerava nemmeno un'amica, non ricordava niente dei loro momenti insieme. Non sarebbe stata una gran perdita, anche se probabilmente la sua collega ne avrebbe sofferto.
Ora era sola come avrebbe voluto essere fin dall'inizio. La sua unica compagna era una pena disperata che non sapeva come debellare.
Non aveva denaro ma salì ugualmente su un autobus per tornare a casa. Il conducente non la vide obliterare il biglietto ma non protestò, forse intuendo la situazione. Alease rimase con la testa ricciuta poggiata al vetro umido, il vestito che raccoglieva polvere, sporcizia e gomme da masticare appiccicate ovunque da adolescenti senza cervello.
Persa nei suoi pensieri, dimenticò persino la fermata giusta. Rimase un pezzo sul ciglio della strada, guardando le auto passare, senza sapere che fare. Poi un flash le schioccò nella testa quando riconobbe l'insegna della piccola pasticceria dall'altro lato della strada e realizzò di essere a meno di un chilometro da casa di Curt. Non si domandò da dove derivasse quella consapevolezza e si avviò in quella direzione. Gli avrebbe chiesto perché non le aveva detto nulla, perché aveva mandato avanti Taylor. Immaginava la risposta - si era stufato di lei, di doverla aspettare e pregare - ma voleva sentirlo dalla sua bocca. Voleva chiarire se anche quella porta fosse ormai chiusa e sprangata.
Ci sperava? Lo temeva? Non sapeva dirlo.
Una volta nei pressi della casa si fermò, osservando quel giardinetto dall'aria familiare. La testa friggeva, piccoli fuochi d'artificio le esplodevano nel cervello. Si sentiva sempre più accaldata. Il sole di mezzogiorno le batteva sul capo, rivoli di sudore le correvano lungo il collo e la schiena.
Poi la porta di casa si aprì e ne uscì una ragazza leggermente sovrappeso, con indosso una sformata maglietta dei Beatles e pantaloncini al ginocchio color prugna che creavano un netto contrasto con la pelle pallida delle ginocchia grassocce. Un caschetto disordinato le incorniciava il viso tondo, il naso minuscolo era incassato tra due occhi porcini dello stesso colore di quelli della madre. Era Gena, l'aveva riconosciuta dalla foto sullo sfondo del cellulare di Taylor. Perché era a casa di Curt?
Sulla soglia si girò a dire qualcosa, fece un cenno con la mano e scese i gradini. Non notò la bizzarra signora biancovestita, inforcò la sua bicicletta e pedalò goffamente via. Ma Alease non le prestò più attenzione. Aveva visto il ragazzino sulla sedia a rotelle.
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Generations - Vol 2
Chick-LitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
