L'auto si fermò davanti al "Sammio's" ed entrò nel parcheggio laterale. Curt accostò, spense i fari e attese. Poco dopo comparve il gruppetto, capitanato da quell'arrogante di Pete. Era vestito di tutto punto, con le scarpe lucide e un sorriso da attore. Lo stesso sorriso che aleggiava sulle labbra di Drew e sulla ragazza che li accompagnava.
Non l'aveva mai vista, non aveva idea di chi fosse. Sembrava giovane e vestiva come una prostituta in borghese. Shorts e tacchi alti ma magliettina accollata in modo da non tradire troppo la sua natura.
In coda al gruppo, lei. Procedeva con lo sguardo fisso sulle nuche degli altri, uno sguardo che Curt non le aveva mai visto addosso. Sembrava snervata e incazzata. E, notando il bel visino della ragazza in tacchi, era facile indovinare il motivo.
Gli passarono a diversi metri di distanza e nessuno si accorse di lui. Curt abbassò il finestrino e si accese una sigaretta, osservandoli entrare al "Sammio's".
Una serata speciale, a quanto sembrava. Tutti così eleganti. Tutti tranne lei. Sembrava essersi gettata addosso il primo vestito preso dall'armadio. Era anche spiegazzato dietro. Evidentemente non ci teneva a fare la stessa buona impressione dei due uomini con cui viveva.
Il gruppo sparì dentro le porte a vetri del ristorante e Curt si rilassò sullo schienale e controllò il cellulare. Nessuna chiamata dalla Olsen. Tutto apposto con Marvin, quindi.
Non l'aveva ancora ammesso ad alta voce, ma era contento di lei. Era una brava infermiera, qualificata e capace. E voleva sinceramente bene a Marv. Era passata appena una settimana ma la Olsen stava già facendo valere la propria presenza, svolgendo anche mansioni che non le competevano, come preparare i pasti anche per lui oltre che per Marvin e lavare ogni volta i piatti di persona. Curt ci aveva litigato varie volte.
«Non è una governante» le aveva ribadito. «Deve solo pensare a Marvin.»
«Non voglio che viva in un porcile» aveva replicato lei strappandogli i piatti di mano e marciando verso il lavello.
Curt aveva deciso che coi primi soldi avrebbe comprato una lavastoviglie. Ma scommetteva che anche allora avrebbero litigato su chi aveva il diritto di caricarla e attivarla...
Un'ora passò lentamente, scandita dalle sigarette che Curt fumava e gettava via. Poi la vide uscire rapida, da sola, e fermarsi di botto sul terrazzino panoramico del piano di sopra. Era proprio davanti a lui e il cuore gli si arrestò al pensiero che l'avesse visto. Ma lei afferrò la ringhiera con le mani e curvò le spalle, emettendo un lungo sospiro.
Curt rimase immobile, cercando di capire le sue intenzioni. Sembrava mentalmente esaurita. Cosa le stava facendo quell'uomo? Perché non era con lei adesso? Era rimasto con la sgualdrina?
Come in risposta alla sua domanda, lo vide raggiungerla. Alease continuò a dargli le spalle, ignorando le sue parole. Poi si girò di scatto e iniziò la discussione. Parlavano a bassa voce, Curt non poteva udirli da laggiù. Pete cambiò espressione, pronunciò qualche secca parola e tornò dentro. Alease serrò i pugni, girandosi verso la terrazza. Era infuriata, e ciò non fece che aumentare la furia di Curt.
Aprì la portiera per raggiungerla ma gli squillò il cellulare. Era la Olsen e rispose subito.
«Ci sono problemi?»
«Marvin sta bene, sta giocando con la PlayStation» lo rassicurò subito la sua dolce voce. «In realtà stavamo giocando insieme ma continuava a battermi e mi sono arrabbiata.»
Dal fondo giunse lo strillo di Marvin: «Forza Alexa, ti ho dato un personaggio forte, vediamo se così riesci a non morire subito!»
Curt sentì Alexa ridacchiare e poi chiedere: «Volevo solo sapere se potevo usare queste ultime uova per fare una torta per Marvin.»
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Generations - Vol 2
Literatura FemininaSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
