46. CURT HA 38 ANNI

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Non pensarci. Guida. Libera la mente.

Ha deciso. Ha scelto lui.

L'hai deliberatamente confusa. Le hai fatto intendere che tu e Alexa eravate una coppia. Forse ha voluto vendicarsi. Forse lo sta usando per ferire te. Puoi ancora recuperarla.

Ha sventolato quell'anello sotto gli occhi di tutti proprio perché lo vedessi.

Come ha potuto farlo? Ha sentito con le sue orecchie quel porco di Pete flirtare con un'altra.

Ingenua allora, ingenua ora.

Marvin gli lanciava occhiate preoccupate. Ad un certo punto gli disse: «Papà, puoi rallentare?»

Curt vide che stava sfiorando i novanta all'ora in un centro abitato e pestò subito sul freno, le mani che stritolavano il volante.

Marv non aprì più bocca, pregando intimamente di arrivare a casa sano e salvo.

Mi ha invitato solo per farmi del male?

Era la domanda che più lo tormentava.

O ha creduto veramente a ogni singola bugia uscita dalle labbra di quel coglione?

Doveva parlare con Becca. Doveva sapere cosa Alease aveva detto di lui. Doveva sapere se c'era una speranza prima che Pete le facesse quella falsissima dichiarazione.

Ma Becca aveva giurato fedeltà alla sua fonte. Non sarebbe stato facile convincerla ad aprirsi.

Curt parcheggiò in garage, aiutò Marvin a scendere ed entrarono in casa.

Subito avvertì la risata di Alexa, un suono che non aveva mai sentito prima. Era alta, squillante, strana. Curt si affacciò in soggiorno e la vide seduta sul divano insieme ad un uomo.

Lo riconobbe dalla pelata e dalla montagna di muscoli che celava sotto la t-shirt grigia.

«Che cazzo ci fa lui qui?» chiese ad alta voce, interrompendo il festino.

Alexa roteò la testa all'indietro per guardarlo. Bastò quel movimento a fargli capire che aveva bevuto, ancor prima di notare il bicchiere di rosso stretto tra le sue dita e la bottiglia quasi finita che dominava il tavolino di vetro. Gli rivolse un sorriso sghembo mentre l'agente Reynolds si alzava in piedi.

«Sono stato regolarmente invitato a entrare dalla signora Olsen.»

Curt non riusciva a capire se il suo tono formale fosse una presa per il culo o se quell'uomo si esprimesse sempre così. Ma qualsiasi cosa in quel momento gli avrebbe dato fastidio.

Fece vari passi in avanti, sibilando: «E io la invito regolarmente a togliersi dai coglioni.»

«Che linguaggio, signor Harris» la rimproverò Alexa, reprimendo un singhiozzo dietro la mano. «Le avevo mandato un messaggio per informarla, ma a quanto pare non l'ha letto.» Sorseggiò il vino, che le andò quasi di traverso mentre si ostinava a parlare: «Se la mia sicurezza dovesse dipendere da lei sarei già morta.»

Curt si pentì di non aver controllato il cellulare. Era stato troppo preso da Alease e dal suo fidanzamento. Scoprirsi in torto contribuì solo a renderlo più aggressivo. «È al sicuro fintanto che non fa entrare estranei in casa.» Fissò Reynolds che stava posando il suo bicchiere - d'acqua - sul tavolino. «Se ne vada.»

Lui non si scompose minimamente, rivolgendosi ad Alexa. «Se ha bisogno di qualcosa, ha il mio numero.»

Lei sorrise e lo salutò con la mano. L'uomo se ne andò, chiudendosi la porta alle spalle. Curt si assicurò che entrasse in macchina e sparisse dalla sua vista prima di girarsi irritato verso Alexa, che si stava versando altro vino nel bicchiere.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora