L'impressione che aveva avuto di Lacy dal momento in cui aveva posato gli occhi sui tacchi esagerati sotto l'abito da lutto non svanì durante il viaggio di ritorno.
Le attenzioni di Taylor e Pete erano tutte rivolte alla nuova arrivata. La subissavano di domande e, quando scendevano troppo sul personale e la ragazza si commuoveva, Taylor l'abbracciava dolcemente e Pete sorrideva con tenerezza dicendole che il tempo avrebbe guarito le ferite e ripetendo tutti quei luoghi comuni che Alease aveva sempre detestato e che invece Lacy accoglieva con labbra tremule e occhi grati.
La odiava. Non sapeva esattamente perché, ma non poteva farne a meno.
I suoi genitori avevano scelto lei perché fosse la figlia buona e obbediente che lei non era mai stata. E ora tutti la trattavano come un cucciolo trovato dentro un cassonetto dell'immondizia, salvato per miracolo e cui bisognava riservare tutto l'amore possibile per fargli dimenticare l'orrore che aveva vissuto.
Portare Lacy con sé non era stata una grande idea ma non aveva potuto agire diversamente. Era quello che tutti - e sopra tutti Lacy stessa - si aspettavano da lei.
«Quindi sei nata in orfanotrofio?» le chiese Taylor, seduta dietro con la ragazza.
«Sono stata portata lì dall'ospedale in cui mi hanno lasciata. Non ho mai saputo chi siano i miei genitori e perché non mi abbiano voluta.»
Pete commentò: «Molto probabilmente non potevano mantenerti e hanno voluto darti la possibilità di una vita migliore.»
«Mi piace pensarlo» sorrise la ragazza, con sguardo lacrimoso.
«Quindi i Goodwin sono stati i primi ad adottarti?» chiese Taylor.
«No. C'è stata un'altra famiglia ma... non è andata bene. Mi hanno riportata indietro.»
Fissandola nello specchietto retrovisore, Alease vide la prima ombra sincera saettarle nello sguardo e volle approfittarne. «Come mai?»
«È chiaro che preferisce non parlarne, Alease» la rimbrottò Pete, stringendole il cuore in una morsa.
Sarebbe stato sempre così, da allora? Lacy su un piedistallo e lei che glielo lucidava?
Alease voltò il viso in fiamme verso il finestrino, iniziando il suo gioco del silenzio. Faceva sempre così quando l'atteggiamento di Pete la infastidiva. Non reagiva, non lo rimproverava, non litigava. Sigillava le labbra fino a quando lui, sfinito, le chiedeva cosa diavolo le prendeva. Altrimenti, in genere l'arrabbiatura passava coi giorni e pian piano tornava a emettere monosillabi, saluti e poi frasi dotate di senso compiuto. Pete riconosceva che la stizza le stava passando e la ringraziava con un bacio che le faceva tornare il sorriso.
Quelle erano le discussioni che avevano avuto finora.
«Sì, infatti» sospirò Lacy. «Scusate ma non è una storia che mi piace raccontare.»
«Va tutto bene, tesoro» la confortò Taylor. Non poteva impedirsi di fare la mamma con chiunque avesse bisogno di attenzione. «Adesso hai un'altra famiglia su cui potrai sempre contare. Alease è la donna più generosa che io conosca e ha un figlio più o meno della tua età che sa bene come risollevare il morale di chi è un po' giù.»
Alease si sentì pressare il petto. Non aveva detto nulla a Drew della situazione che si era venuta a creare. Si sentì male al pensiero che anche lui sarebbe caduto sotto la malia di quella ragazza, che anche lui si sarebbe istantaneamente schierato dalla sua parte, lasciandola sola.
No, decisamente portarla a Hope Mills non sarebbe stata una grande idea.
...
Da quando avevano lasciato la casa di Curt vivevano in una bifamiliare in periferia. Abitare in quello che un tempo era stato l'appartamento di Pete era improponibile. Era il monolocale di uno scapolo, con un bagno minuscolo e una sola camera da letto, oltre al fatto che si trovava a Fayetteville.
STAI LEGGENDO
Generations - Vol 2
Chick-LitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
