«Grazie per avermi accompagnata» disse Alexa rivolta all'uomo alla guida, slacciandosi la cintura di sicurezza.
«Si figuri. Vuole che entri o l'aspetto fuori?»
Ad Alexa venne da ridere al pensiero dell'agente Reynolds che entrava dalla dottoressa Mulligan insieme a lei per osservare il suo pancione cosparso di gel, con la pelle tesa che qua e là formava gnocchi in corrispondenza delle ginocchia o della testa del bambino.
Gli rispose di attenderla fuori ed entrò mentre l'altro andava a cercare parcheggio, impresa alquanto ardua nell'ora di punta. L'ospedale era gremito di pazienti e familiari in visita. Le sirene delle ambulanze riempivano l'aria, avvicinandosi o allontanandosi sempre di più. Alexa percorse corridoi che conosceva a memoria, prese l'ascensore e si compiacque quando un paio di infermiere che non aveva mai visto le fecero le loro congratulazioni e le chiesero quanto mancava al parto.
«Quattro settimane» rispose lei con le guance soffuse di emozione. Quei mesi erano volati come sabbiolina soffiata dalle dita. Erano stati turbolenti, angoscianti ma anche pieni di momenti meravigliosi. Come la sera in cui Curt, dopo averla evitata per una settimana, era entrato in camera sua nel cuore della notte per dirle che, a prescindere da tutto - e per tutto intendeva l'essersi sentito ingannato - avrebbe fatto la sua parte. Quel bambino era di entrambi e lui non era mai stato un vigliacco. Ma non sapeva proprio come dirlo a Marvin.
Alexa poteva ben vedere che si vergognava di quello che era successo. Si vergognava di quelle volte in cui erano stati a letto insieme. Di certo non pensava che quei quarti d'ora di sfogo di cui ogni tanto entrambi sentivano l'esigenza avrebbero importanza.
«Di certo» le aveva detto Curt una volta, «non pensavo l'avresti voluto. Mi hai detto che con tuo marito non volevi bambini.»
Era vero, non li voleva, ma erano passati anni e forse in cuor suo aveva sempre saputo che Tayler non era quello giusto. Non che lo fosse Curt, a dire il vero. Anzi era l'uomo più sbagliato che le potesse capitare. Però aveva preso la sua decisione: aveva abbandonato suo figlio una volta e non l'avrebbe fatto di nuovo. Avrebbe cresciuto quel bambino con tutto l'amore che aveva provato in occasione della prima ecografia, quando aveva visto quel fagiolino muoversi lento in un universo scuro e lattiginoso.
Ogni volta che pensava alla vita che le stava crescendo dentro si gonfiava di felicità. Nemmeno Curt aveva potuto tenere il broncio vendendola sorridere da sola e posarsi una mano sul ventre di quando in quando. A volte ripensava a quell'altra gravidanza, al bimbo che non aveva voluto. Ripensava all'ansia, al terrore del parto che la teneva sveglia di notte, al dolore, al sangue, al senso di pace che aveva provato quando lo avevano portato finalmente via da lei. Si era detta che tutto poteva tornare come prima, ma non era vero. Erano rimaste le cicatrici, non sulla pelle ma nell'anima. Erano rimasti i ricordi di quella sua azione codarda e i mille interrogativi: dove sarà? Come l'avranno chiamato?
Ogni anno per la ricorrenza della sua nascita si chiudeva in camera e piangeva. Pensava: ora hai un anno, ora hai cinque anni, ora hai vent'anni... Forse adesso sarebbe riuscita a liberarsi dal peso di quel dolore grazie alla creatura che Dio le aveva messo in grembo. Non dubitava che fosse stato un miracolo. Prendeva la pillola, il contraccettivo più sicuro al mondo. Anche Curt spesso era stato attento, tranne quella volta da ubriachi... Che possibilità c'erano che restasse incinta di un uomo che non la voleva?
Erano passati otto mesi da quella sera. Ancora un po' di pazienza e avrebbe avuto il suo fagiolino tutto per sé. Sperava che Curt potesse ricredersi sulle sue posizioni. Amava Marvin alla follia anche se non aveva amato sua madre. Forse sarebbe successo lo stesso con loro. Il suo bambino avrebbe avuto bisogno di un padre, non dei suoi soldi. Alexa comunque aveva già deciso di trovarsi un altro posto in cui vivere. Avrebbe continuato a badare a Marvin ma ormai il ragazzo era sempre più indipendente e, crescendo, stava sviluppando sempre più senso del pudore. Era in piena fase adolescenziale e Alexa faticava ad abbattere i muri di ghiaccio che costruiva intorno a sé. Si confidava solo con Gena, la sua migliore amica. Alexa si sentiva incredibilmente vecchia.
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Generations - Vol 2
أدب نسائيSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
