56. MARVIN HA 14 ANNI

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"Posso venire io da te a studiare?" gli aveva scritto quella mattina Gena.

"Certo. Problemi?"

"Dopo ti dico."

Enigmatica. Non da lei.

Quando suonò al campanello alle nove e mezza precise, Marvin vide subito che qualcosa non andava. Non che fosse arrabbiata ma... aveva qualcosa. Se avesse avuto il famoso intuito femminile avrebbe subito capito cosa, ma essendo maschio si sarebbe limitato a chiederglielo.

«Abbiamo la sala da pranzo libera» le comunicò a mo' di saluto. «Mio papà sta per andare via e Alexa sta facendo la spesa.»

Un sovrappiù di informazioni che Gena accolse con un frettoloso gesto di assenso, varcando la soglia con lo zaino a tracolla che le sbatteva contro la gamba tozza.

Marvin la precedette in sala, aspettando che calasse la pesante borsa su una sedia e se stessa su quella accanto prima di chiedere spiegazioni sulla sua luna storta.

«Mia mamma si è ubriacata.»

Lui sollevò un sopracciglio. Aveva già visto Taylor alticcia al compleanno di Alease e non capiva perché Gena se la fosse presa. Sua madre era simpatica da brilla diventava ancora più divertente.

«E... quindi?» cercò di arrivare al dunque.

«Stamattina si è alzata nervosa. Me ne sono andata prima di litigarci.»

«Era arrabbiata con te?»

«No. È per questa storia di Alease.»

Marvin la guardò confuso.

«Non lo sai? Ha perso la memoria. Pensa di essere ancora una ragazzina o che so io.»

Stavolta le sopracciglia di Marv raggiunsero l'attaccatura dei capelli. «È tipo... tornata indietro nel tempo?»

«Qualcosa del genere.» Gena iniziò a giocherellare con una penna. «Ieri mia mamma ha litigato con Pete. Non ho capito bene perché, ma lui è venuto da noi nel cuore della notte e hanno iniziato a discutere. Ho sentito mia mamma gridare, mi sono affacciata dalle scale e ho visto Pete andarsene. Allora sono tornata a letto e ho fatto finta di niente.»

«Cavolo...» fischiò Marvin. «Ma come ha fatto a dimenticare tutto?»

Gena gli spiegò dell'incidente, della botta alla testa. Erano così assortiti in congetture che non videro Curt fiondarsi fuori dalla porta né sentirono il tintinnio delle chiavi dell'auto estratte dalla ciotola di ceramica.

CURT HA 39 ANNI

Guidò come un pazzo nelle strade gelate di quella mattina di dicembre. Ovunque si respirava aria festiva. Le decorazioni che rallegravano i lampioni, le case piene di lucine, gli alberi di Natale ricoperti di palline colorate.

Mancavano solo soffici fiocchi di neve e Hope Mills si sarebbe trasformato in un fottuto presepe.

Curt sfrecciava, strombazzando alle auto insonnolite ferme per Dio solo sapeva quale motivo - cosa facevano quei due motociclisti? Si scambiavano gli auguri tra le carreggiate?!

Curt aveva sempre odiato il Natale, fin dai tempi dell'orfanotrofio. All'epoca pensava ai bambini che lo festeggiavano con le loro famiglie, che scartavano i regali e si abbuffavano di dolci, mentre lui e gli altri ragazzi passavano la giornata pregando il Bambin Gesù perché facesse arrivare altri fondi alla struttura in decadimento.

Curt non aveva mai pregato. Aveva imparato sulla sua pelle che se volevi una cosa o te la prendevi o stavi senza. E il più delle volte prendersi una cosa equivaleva a rubarla, o a fare del male a chi già la possedeva.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora