Appena Curt rientrò a casa quel giorno, Alexa afferrò la borsa e disse: «Il frigo è vuoto. Vado a fare la spesa.» Lo disse con tono di freddo rimprovero e uscì prima che lui potesse replicare.
Non lo sopportava più. Ogni volta che rientrava a casa era più odioso che mai. Se quel suo misterioso lavoro lo mandava fuori di testa in quella maniera, tanto valeva che lo cambiasse! Povero Marvin, chissà che diavolo aveva combinato in una vita precedente per accollarsi la piaga di un padre simile!
Avrebbe potuto prendere l'auto di Curt ma preferì andare a piedi fino alla fermata dell'autobus piuttosto che chiedergli un favore. Meno gli parlava meglio stava. Non fosse stato per Marvin si sarebbe tagliata un braccio piuttosto che lavorare per uno come lui.
Arrivò al supermercato e subito sentì distendersi i nervi, mentre passava tra gli scaffali. Curt diceva che la sua unica mansione era occuparsi di Marvin ma non pensava che quel ragazzino doveva pur mangiare! Non la faceva la spesa! E lei poi doveva fare miracoli per riuscire a cucinare qualcosa con quel poco che c'era in dispensa...
Fare la spesa era un'attività che l'aveva sempre rilassata e non mancò di farlo anche quella volta. Riuscì persino a flirtare a cuor leggero con un uomo perché l'aiutasse a prendere un barattolo di fagioli troppo in alto.
Doveva uscire di più, doveva ricordarsi che c'era una vita oltre le quattro mura della casa di Curt. Adorava Marvin, ma se non voleva impazzire doveva trovarsi uno svago diverso dai libri. Forse poteva iscriversi in palestra, dar sfogo all'irritazione che Curt puntualmente le causava. Poteva iniziare un corso di boxe, sarebbe stato divertente.
«Signora Olsen?»
Alexa riconobbe quella voce e si girò di scatto. «Agente Reynolds?»
Era proprio lui. A Hope Mills e apparentemente tutto intero nella sua muscolatura alla Vin Diesel.
«Cosa ci fa qui?» chiese Alexa, stringendo la presa sul carrello.
«Potrei chiederle la stessa cosa. Ma forse è meglio parlarne in un posto più tranquillo.» Reynolds avanzò verso di lei, che frappose il carrello tra i loro corpi, lo sguardo ardente.
«Non voglio parlare con lei» sussurrò, la paura che le attorcigliava le viscere. «Mi stia lontano e mi lasci in pace.»
«Che le prende?»
«Per colpa sua e dei suoi colleghi mi hanno quasi ammazzata. Qui sono al sicuro. Deve dimenticarsi di me.» Alexa cercò di andarsene ma Reynols le venne dietro.
«Ho ricevuto l'incarico di proteggerla...»
«La sua cosiddetta safe house è stata solo una grande trappola. Mi hanno trovata, mi hanno presa. Ora sono scappata e non mi troveranno se lei non farà la spia.»
Reynolds le si piazzò davanti. «Pensa che sia questo? Una spia?»
«Dov'era quella notte? Dov'era quando hanno dato fuoco alla casa?»
«Privo di sensi in un canale accanto alla mia partner morta.»
Il suo tono la lasciò spiazzata. Il suo volto mascolino non lasciava intravedere nessuna emozione ma ciò non voleva dire che non le provasse. Uno spontaneo "mi dispiace" le affiorò subito alle labbra ma Alexa si trattenne. Nessuno le garantiva che stesse dicendo la verità.
Non aveva mai dubitato della lealtà di Reynolds prima che Curt Harris le mettesse la pulce nell'orecchio. Era stato lui a suggerire che l'agente deputato a proteggerla l'avesse in realtà tradita. Alexa aveva cercato di non dar peso alle sue parole ma ora che se l'era ritrovato davanti stava perdendo il controllo e lasciando che le emozioni - la paura - avessero la meglio su di lei.
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Generations - Vol 2
Romanzi rosa / ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
