«Hai ricevuto il mio messaggio?»
La voce brusca di suo padre lo avrebbe messo in allarme se non lo avesse fatto prima la foto che Robert gli aveva inviato sul cellulare.
«Sì» rispose Jamison, dopo aver deglutito. Non aveva avuto il coraggio di leggere l'articolo che accompagnava la foto comparsa in prima pagina su tutti i giornali del North Carolina.
«Come mi spieghi una cosa del genere?»
Jam cercava di scacciare dalla mente l'immagine dei suoi testicoli al vento e del viso pallido sotto il flash della fotocamera.
Dio, avrebbe voluto nascondere la testa sotto terra e farsi mangiare dai vermi pur di non incontrare un altro essere umano che avesse visto quella foto.
«Chi l'ha scattata è scappato prima che potessi vederlo in faccia» rispose sforzandosi di non balbettare.
«Non è questa la mia domanda.» Il tono di Robert si faceva via via più gelido e pericoloso, come se stesse ribollendo dentro. «Ti ho chiesto come mi spieghi il fatto che ti abbiano scattato una foto del genere.»
Jamison si guardò intorno in cerca di aiuto, di una storia da raccontargli, ma riuscì solo ad annaspare. «Ero... a una... festa...»
«Quella ragazza.» Robert non lo lasciò nemmeno finire. «È la stessa che voleva denunciare il regista?»
«Sì.»
Sentì il padre emettere un verso di disprezzo e colpire qualcosa sulla scrivania. Era sabato mattina ma lui era comunque in ufficio a lavorare. «Dovevo dirtelo espressamente di non averci niente a che fare? Non potevi arrivarci con la tua testa? Chissà quanto l'hanno pagata per farti trovare in quella situazione e screditarmi su tutti i giornali.»
«Roz non ha...»
«Zitto, ora parlo io» grugnì Bobby con un tono che lo fece rabbrividire. Raramente lo aveva sentito tanto adirato. Suo padre sapeva incutergli una soggezione che pochi altri potevano emulare. «Non mi sono mai vergognato tanto di avere un figlio come oggi quando sono entrato in ufficio e ho visto tutti gongolare alle mie spalle. Ci sono incompetenti ogni dove che aspettano una mia mossa falsa per farmi cadere dal podio che ho faticosamente conquistato in trent'anni di carriera. Non lascerò che le tue bravate mi trascinino nel fango. Non mi interessa se vuoi mandare a rotoli il tuo futuro compromettendoti con delle sgualdrine. Ma se rovinerai me, non sarai più mio figlio. Sono stato chiaro, Jamison?»
Il ragazzo deglutì più volte, ricacciando il nodo in fondo alla gola, prima di sussurrare: «Sì.»
Robert riattaccò. Jamison restò raggelato lì dov'era, al tavolo della cucina, con quaderni e libri di giurisprudenza aperti ed evidenziati.
Si chiese ancora come avessero potuto fare una cosa del genere. E soprattutto, chi lo avesse fatto.
Ricordava Roz che vomitava fuori dall'auto e poi sollevava la testa, in tempo per apparire con gli occhi vitrei e la bocca sporca nella foto. C'era un ragazzo, ricordava Jam, ma non lo aveva visto abbastanza bene in faccia per riconoscerlo. Era scappato veloce nella notte e a lui non era rimasta altra scelta che soccorrere Roz e aiutarla a rimettersi in sesto. Poco dopo era arrivato Hulk ed erano tornati a casa. Jam aveva preso l'ultimo treno per Hope Mills.
La madre lo stava aspettando sveglia, con un broncio sul viso rovinato dalla chirurgia estetica.
«Ti sembra l'ora di tornare?» gli aveva chiesto fronteggiandolo.
Jamison aveva detto di essere troppo stanco per parlare ed era filato dritto a letto. Alice lo aveva seguito, un po' placata dall'averlo di nuovo lì con lei al sicuro, e gli aveva chiesto della festa. Jam aveva promesso che le avrebbe raccontato tutto l'indomani.
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Generations - Vol 2
ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
