C'è chi, dopo un grande sconvolgimento, decide di fare penitenza dedicando la propria vita a un qualche Dio, o di fare volontariato alla mensa dei poveri, o di donare tutti i propri averi alla ricerca sul cancro. Altri, che non sopportano il peso del senso di colpa, scelgono la via più facile: una corda, delle pillole, un coltello, una pallottola. Pochi, quelli senza un briciolo di cuore, vanno avanti come se niente fosse. Forse pensano al disastro che hanno causato, forse no. In ogni caso non lasciano che un errore, una distrazione, cambi la loro vita per sempre.
Alexa Olsen rientrava certamente nella prima categoria.
Da quando l'aveva trovata al suo capezzale, la notte dell'incidente, era sempre stata al suo fianco, anche oltre l'orario di lavoro. Passava a trovarlo ogni ora, anche solo per cinque minuti, chiedendogli come stesse e se avesse bisogno di qualcosa. Aveva sempre la stessa espressione da cane bastonato che all'inizio lo irritava tanto.
Piange lei, pensava Marv, ma sono io quello senza gambe, mentre lei svolazza avanti e indietro come un'ape sui fiori.
Ma dopo una settimana chiuso in quell'ospedale, senza aver visto una sola volta sua zia o la cugina o Brittany, iniziò ad attendere con ansia l'arrivo di Alexa. Era l'unico essere umano con cui avesse un legame. Le altre infermiere erano severe e silenziose, rudi nel prendersi cura di lui, come se fosse un dovere spiacevole, e forse era proprio così. Ma Alexa sembrava nata per fare l'infermiera. Aveva sempre un sorriso gentile per tutti; col suo vicino di letto, un anziano malato di cancro ai polmoni, scambiava sempre battute divertenti. Il vecchietto le aveva già chiesto tre volte di sposarlo. Alexa ogni volta rideva e accettava e passavano il tempo chiacchierando della cerimonia e dei parenti che lui avrebbe voluto invitare, la maggior parte dei quali erano morti.
Una mattina Marvin si svegliò e trovò il letto accanto al suo vuoto. Chiese ad Alexa dove fosse andato il vecchio e lei iniziò subito a piangere. Marvin capì al volo e si domandò se Alexa si commuovesse così per tutto. Aveva un'anima troppo sensibile per svolgere quel lavoro, o forse era proprio la sua empatia con gli esseri umani a renderla così brava.
Si trovava bene con lei e presto le chiese di diventare la sua infermiera. Il dottore, che era lì con loro, rispose che Alexa veniva richiesta da tutti i pazienti. Avrebbe dovuto dividersi in dieci per soddisfare tutti. Marvin capì di avere di fronte una persona speciale e tutta la rabbia per l'incidente svanì come un lontano ricordo.
Quella sera si era fermata come al solito al suo capezzale dopo l'orario di lavoro. Scomparsa l'iniziale diffidenza e reticenza, Marvin aveva iniziato a raccontarle di sé. Senza quasi accorgersene, le parlò di suo padre, della morte di sua madre, del tradimento di Alease, del trasferimento a LA con una famiglia che lo riteneva un insetto fastidioso. Le parlò anche, con grande vergogna, della sua cotta per Brittany e delle sue disastrose conseguenze. Alexa si scusò per l'ennesima volta ma Marvin le disse di lasciar perdere. Aveva capito di essere il solo responsabile di tutto ciò. Poi le fece la Grande Domanda: cosa ci faceva lei su quella strada, diretta alla villa di Spencer?
Alexa, che si era rilassata mentre ascoltava le sue disgrazie, tornò ad irrigidirsi. Si morse il labbro e controllò l'orologio che portava al polso. «È una storia lunga ed è molto tardi.»
«Non ho sonno. Tu?»
Alexa sorrise. Poi tornò seria. «Avrò bisogno di tanti caffè.»
Sparì per un tempo così lungo che Marvin pensò fosse tornata a casa, abbandonandolo come tutti. Invece rientrò nella stanza buia e silenziosa con due bicchierini di caffè, si sedette sulla poltrona che era diventata sua di diritto e prese un bel respiro.
«Avevo diciotto anni quando me ne sono andata di casa. Mio padre si era appena risposato con la sua attuale compagna, Hanna, e io mi sentivo di troppo. Hanna era fantastica, davvero, con me era gentilissima, mi riempiva di attenzioni. Ma poi è rimasta incinta, sono nate le gemelle e per me all'improvviso non c'è stato più spazio. Mio padre non è mai stato l'uomo più affettuoso del mondo e mia madre era...» Alexa faticò per trovare la parola giusta, «beh, strana. Mi ero affezionata molto a Hanna, anche se era con noi solo da due anni. Vederla allontanarsi da me perché aveva avuto due figlie mi ha fatto male. Cercava di trovare tempo per me ma non era facile e la capivo anche, ma...»
STAI LEGGENDO
Generations - Vol 2
ChickLitSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
