Aprì gli occhi solo quando respirare ridivenne facile e non fu costretta a forzare i propri polmoni a pompare aria fuori dalle labbra.
Le ciglia sfarfallarono nella debole luce lattiginosa che vinceva la resistenza delle tende tirate.
Mise a fuoco una sagoma china su di lei. Un volto che riconobbe subito ma che non aveva alcun senso lì.
«Pete?» mormorò, avvampando immediatamente.
Non l'aveva mai chiamato per nome, prima, ma aveva sempre sognato di farlo. Una chiacchierata davanti a un gelato, magari una foto di nascosto da inviare alle ragazze del coro con una faccina maliziosa.
Aveva sognato di spingersi anche più in là con lui, ma in quel momento i suoi pensieri erano come un gruppo di galline impazzite che corrono frenetiche nell'aia, scontrandosi e starnazzando, una più rumorosa dell'altra.
Si guardò intorno e non riconobbe la stanza.
«Dove... Siamo a casa tua?» chiese con timidezza, mordendosi il labbro.
Intanto pensava: cos'è successo? Perché sono a terra in questa camera sconosciuta?
Pete aggrottò la fronte. «Noi... certo. Non la riconosci?»
Alease guardò ancora e scosse la testa. Come poteva riconoscere la stanza di Pete se non era mai stata a casa sua?
Fece per alzarsi ma Pete la tenne giù. «Ferma. Hai battuto la testa e perso molto sangue. Ho chiamato l'ambulanza, sarà qui a momenti.»
Alease tentò di tastarsi la testa per verificare ma Pete le strinse la mano. Con dolcezza.
«Sicura di non riconoscere questa stanza?»
Lei scosse di nuovo la testa, stupita dalla sua insistenza.
Pete si passò la mano libera sul mento. «Ti ricordi cos'è successo? Perché sei svenuta?»
Di nuovo, lei negò.
«Qual è l'ultima cosa che ricordi?»
Alease si concentrò. Profumo di incenso, l'eco che rimbombava su colonne di marmo e vetrate affrescate con disegni di santi.
«Stavo cantando... con te e le ragazze. Ma non ricordo di essere svenuta.»
«Stavi cantando?»
«Nel coro.»
Pete sembrò turbato. «Piccola... quanti anni hai?»
Ad Alease vennero i brividi sentendosi chiamare in quel modo. «Sedici.»
Lui sgranò gli occhi e si tirò indietro, appoggiando la schiena al letto, guardandola come se avesse appena detto che era una marziana.
Poi le sirene dell'ambulanza squarciarono il silenzio.
...
Amnesia retrograda.
Questo in sintesi quello che le era capitato.
Le dissero che aveva scordato gran parte della sua vita. Le dissero che era convinta di avere sedici anni e di abitare ancora con i suoi genitori, ma in realtà di anni ne aveva quaranta e i suoi erano morti. Le dissero che non viveva più a Garland ma a Hope Mills e che faceva la libraia.
Le dissero una marea di sciocchezze senza senso che le strinsero il petto per il panico. Per fortuna c'era Pete con lei, che le teneva la mano e sembrava intenzionato a non lasciarla più.
Grazie a Dio lui è rimasto, pensò Alease ricambiando la stretta mentre il dottore sparava assurdità come una mitragliera.
Non aveva riportato ulteriori lesioni. La testa gliel'avevano cucita il giorno prima, quando l'ambulanza l'aveva portata di corsa in ospedale. Oggi erano tornati per avere i risultati delle analisi che le avevano fatto.
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Generations - Vol 2
Genç Kız EdebiyatıSecondo romanzo della serie "Generations" (INDISPENSABILE LEGGERE IL PRIMO) Sono trascorsi cinque anni dalla fine del primo libro. La terapia di Heather finalmente è conclusa ma lei non è più la stessa donna di prima: per qualche motivo rifiuta di r...
