14. MARVIN HA 13 ANNI (PT 1)

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Quando gli dissero che il giorno dopo lo avrebbero dimesso, quasi non riuscì a crederci. Aveva perso la cognizione del tempo stando lì dentro, non aveva idea di quanti giorni fossero passati dall'incidente. Non aveva il cellulare con sé, zia Pearl non gliel'aveva mai portato. Né aveva mai portato se stessa, per quel che contava. La sua "famiglia" non era venuta a trovarlo neanche una volta, non avevano neanche telefonato per parlare con lui e sapere come stesse. Forse si erano tenuti in contatto con i medici, anche se Marv ne dubitava.

Continuava a ripetersi che non gli importava ma non era del tutto vero. Essere solo al mondo non è mai una bella sensazione e proprio così si sentiva. Abbandonato da tutti un poco alla volta. Dalla madre che era morta quando aveva solo pochi mesi di vita. Dal padre finito in carcere per aver ammazzato un prete e forse la sua stessa mamma. Da Alease che gli aveva fatto tante vuote promesse. E ora da Pearl, Destinee e Theodore che se l'erano preso in casa come un cucciolo affranto ma si erano limitati a pagare la retta del collegio e a ospitarlo durante le vacanze estive - neanche a Natale gli avevano concesso di stare con loro, gli avevano spedito i loro stupidi e inutili regali con un biglietto di auguri firmato dalla scrittura di Margaret.

Sapeva che gli zii e la cugina non gli avevano mai voluto bene. Loro non si erano fatti problemi a mostrargli tutta la loro indifferenza. Non aveva mai avuto un solo vero amico, neanche dal collegio.

Ma ora c'era Alexa.

Era la prima persona che riuscisse a capirlo. Lei sapeva cosa significava essere soli e non sapersi fidare delle persone.

«Da quanto Tayler mi ha lasciata mi sembra di aver perso la gravità che mi teneva ancorata a terra. A ogni giorno ne segue un altro sempre uguale. Lavoro, lavoro, mi sembra di non fare altro. E ringrazio il cielo che non ci siano scossoni improvvisi. In questo momento so che non potrebbe accadermi niente di positivo» diceva.

Era ancora turbata dal conto in sospeso che il marito fuggitivo aveva con Spencer, ma si stava pian piano tranquillizzando. In tutto quel tempo i suoi scagnozzi non le avevano più fatto visita e la sera prima gli aveva raccontato che sarebbe andata a parlare con Spencer per una proroga del pagamento del debito di Tayler.

Marvin era scettico ma la incoraggiò a fare il possibile. Sperava davvero che quella brutta storia finisse e Alexa potesse godersi una meritata tranquillità. Non si poteva certo dire che la sua vita fosse stata semplice e Marv sapeva che c'erano molte cose che non gli aveva raccontato, ad esempio su sua madre o su quel fratello che ogni tanto menzionava per poi cambiare frettolosamente argomento...

Non fu lei ad annunciargli che lo avrebbero dimesso. Fu un'altra infermiera, una burbera messicana con i capelli crespi e i baffi. Marvin, che per la prima volta non si vedeva servita la colazione a base di yogurt e pane morbido da Alexa, chiese sue notizie.

La risposta fu un brusco: «Sto coprendo il suo turno perché ancora non è arrivata.»

Alexa non era mai in ritardo né saltava turni di lavoro. Quella giornata passò senza vederla entrare neanche una volta nella sua stanza. La sera Marvin chiese di parlare col dottore, che gli ripeté che la mattina dopo sarebbe stato finalmente libero.

«Tua zia verrà a prenderti. Sei felice?»

Senza dubbio era stanco di restare sdraiato a letto e mangiare porcherie acquose, ma avrebbe voluto dire addio ad Alexa, magari chiederle il numero di telefono e continuare a sentirla.

«Dov'è Alexa?» Provò un po' di vergogna nel chiamarla così. Per tutti era l'infermiera Olsen, ma dopo tutto il tempo che avevano trascorso insieme Marvin sentiva di avere il diritto di essere un po' più intimo con lei, come se avessero una sorta di rapporto speciale.

Generations - Vol 2Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora