<<Allora bella addormentata, come ti senti?>>
<<Meglio direi. Dove siamo esattamente?>> chiesi, dato che non ero riuscita a chiederlo all'amico.
<<In un piccolo pronto soccorso, vicino l'accampamento. Di solito qui vengono curati quelli che hanno lievi dolori o ferite, ma per te abbiamo fatto un'eccezione.>>
<<Beh...>> mormorai guardandomi di nuovo intorno <<è carino. Quei disegni di chi sono?>> chiesi poi indicandoli. Lui si voltò e sul suo viso si formò un dolce sorriso.
<<Li hanno fatti i bambini. Sono come una specie di ringraziamento per l'aiuto che gli diamo, o semplicemente perché vorrebbero abbellire questo posto.>>
<<Come dargli torto.>> ridacchiai. Erano davvero molti ora che ci facevo più caso, ricoprivano quasi un'intera parete della stanza. Da dove mi trovavo io, vedevo solo un miscuglio di colori e immagini poco definite. Mi girai verso Taras, e notai che portava un camice, lo stesso che di solito vedevo indosso ai medici quando andavo a fare una visita di controllo. Vestito così sembrava molto più adulto e maturo rispetto al ragazzo giocoso che vedevo ogni giorno. Ammetto che gli dava quell'aria da uomo che mi piace molto. 'Mai come quella di Galvorn però.' mormorò la vocina nella mia testa, che zittii subito.
<<Vorrei provare ad alzarmi.>> dissi poco dopo, spostando la sua attenzione dal foglio che aveva in mano. Mi si avvicinò poggiandolo sul letto e mi offrì una mano, che accettai volentieri. Dopo molti minuti passati a cercare di alzarmi e camminare, rischiando anche di cadere, finalmente sentii la forza tornare nelle gambe e riuscii a restare in piedi del tutto da sola, anche se quando camminavo barcollavo un po'. Taras mi spiegò che i muscoli delle gambe avevano risentito molto della fatica di quella mattina, dopo l'arrampicata ed il salto acrobatico, perciò anche se mi avevano curata non avrei dovuto sforzarmi più del necessario. Poi controllò che le ferite si fossero rimarginate e tolse le medicazioni, lasciandomi infine sola nella stanza per un po' di privacy. Mi rimisi i vestiti che indossavo quella mattina, notando quanto fossero in pessime condizioni, ed uscii dalla stanza respirando finalmente un po' di aria pura. Quel posto aveva un odore troppo pungente per i miei gusti.
<<Ora sì che puoi tornare alla quercia!>> mi sorrise lui quando lo raggiunsi, all'inizio delle scalette che portavano a terra. Ora che ci pensavo, come aveva fatto Galvorn a salire se teneva me in braccio?
<<Già, se poi mi chiederanno della mano inventerò qualcosa.>> sorrisi a mia volta.
<<Tranquilla, in un paio d'ore dovrebbe essere del tutto rimarginata. Essendo più profonda delle altre abbiamo dovuto farti una fasciatura, anche per fermare l'emorragia.>> Spostai gli occhi dalle scalette al suo viso, e il senso di colpa per le mie azioni mi colpì allo stomaco.
<<Taras->> iniziai, ma lui alzò una mano fermandomi.
<<So cosa vuoi dire. Quel che hai fatto è stato pericoloso, per te come per tutti. Sai che il tuo potere è essenziale per tutti noi, e va conservato con cura.>>
<<Lo so.>> mormorai sotto il suo sguardo serio. Era la prima volta che lo vedo con quell'espressione.
<<Non dirò di non essere arrabbiato con te perché non è così,>> continuò poi <<ma ti conosco abbastanza da sapere che l'hai fatto perché ti sentivi capace di affrontarlo, e che già ti dispiace per questo.>> Poggiò il palmo della mano sulla mia testa piegata, e mi strofinò i capelli affettuosamente.
<<Quindi...>> dissi incitandolo a finire la frase incompleta.
<<Quindi vedi di pensarci meglio prima di rifarlo, e di assicurarti di metterci meno impegno. Sinceramente non so ancora da dove ti sia uscita tutta quella forza nel saltare.>> Sorrisi alla sua ultima affermazione e lo abbracciai. Sapeva proprio come affrontare un argomento in quei casi. Dopo esserci salutati iniziai cautamente la mia discesa verso il basso, ed una volta a terra cercai con lo sguardo il moro, che se ne stava tranquillamente appoggiato al tronco di fronte a me.
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My Life Now
AdventureEsistono creature fantastiche? Certo, sono dappertutto anche se non riusciamo a vederle. Forse perché non vi crediamo abbastanza. Per Lexy invece è facile come respirare, ma non si aspetterebbe mai di trovarsene uno davanti nel bel mezzo di una fore...
