Il resto della mattinata passò tranquillo, ma a causa della mia solita sfortuna non riuscii a creare altro che piccole radici sui muri. Nonostante le parole del mio amico sul fatto che ciò che ero riuscita a fare era stato un enorme passo avanti rispetto alle lezioni precedenti, e che la durata delle radici che facevo crescere continuava ad aumentare, quel pomeriggio mi ritrovai a chiedermi se fosse davvero una cosa positiva ciò che avevo fatto. Voglio dire, avevo lasciato il completo controlla alle mie emozioni per quanto riguardava il ramo di pino, e questo non stava a significare che, in realtà, non ero riuscita comunque a controllare tale potere? E se la prossima volta avessi sperimentato sentimenti più forti, come paura o rabbia, cosa sarebbe successo? Avrei potuto perdere il controllo e ferire qualcuno?? Questi dubbi mi assillarono durante tutto il tragitto fino alla biblioteca. Entrai accolta dal solito profumo di libri, e mi sedetti sulla poltroncina, buttando la testa all'indietro e chiudendo di nuovo gli occhi. Iniziavo a non sopportare più tutta quella faccenda del potere e delle responsabilità. Che cavolo, avevo solo vent'anni! Possibile che mi ritrovassi a sopportare un peso sulle spalle così grande?! Buttai fuori un sospiro stanco e riaprii gli occhi. Forse in quel posto immenso avrei trovato qualche libro utile. I miei studi sulla lingua erano ormai a buon punto, sapevo leggere e comprendere frasi semplici, certo, ma sempre meglio di niente. Spulciai tra gli scaffali alla ricerca di qualche tomo che potesse aiutarmi, ma non sembrava esserci nulla a tal proposito. Stavo per abbandonare quando un piccolo fascicolo, non più grande di un quadernino per gli appunti, attirò la mia attenzione. Era schiacciato tra due grossi tomi, e il dorso sembrava essere molto rovinato. Con qualche fatica lo presi e aprii la copertina, scoprendo fosse un diario. La grafia era elegante e leggermente arricciata, sicuramente derivante da una mano femminile, ma il nome inizialmente scritto sulla prima pagina era così sbiadito che a fatica riuscii a riconoscere qualche lettera. Feci scorrere le pagine scoprendo che l'interno era messo meglio di quanto pensassi, e senza pensarci due volte lo misi accuratamente nella tasca della giacca. Volevo tornare in stanza per leggerlo con tranquillità. Raggiunsi in fretta l'ascensore e subito dopo la mia stanza, vi entrai e chiusi subito la porta buttandomi poi sul letto a pancia in giù. Passai con più attenzione le dita sulla copertina flessibile e in cuoio, un po' rovinata, e successivamente sulle pagine ingiallite all'interno. Purtroppo non riuscivo a capirvi molto, alcune lettere erano attaccate e altre sembravano non avere alcun senso. L'unica cosa che però riuscii a riconoscere fu un nome, uno che iniziava con la G ed era fin troppo familiare. Trattenni il fiato: cosa ci faceva il nome del mio ragazzo su quelle pagine?? Un piccolo senso di irritazione mi avvolse la bocca dello stomaco. Diedi un'occhiata all'angolo in alto a destra, trovandovi scritta una data. 14/11/1846. Sbarrai gli occhi. Quel diario aveva più di cento cinquant'anni! Ora la cosa iniziava davvero ad incuriosirmi. Sfogliai ancora una volta quelle pagine, ma a parte il nome del moro non riuscii a capire nient'altro. Con un sospiro infastidito lo chiusi e posai sul comodino, mettendomi a pancia in su a fissare il soffitto. Quel mistero non abbandonava più la mia mente, e l'unica cosa che potevo fare davvero per risolvere il mistero era immergermi nello studio della lingua, fino a diventare praticamente una di loro. O fino a farmi scoppiare la testa dallo stress. Avrei visto quale delle due di sarebbe verificata per prima.
Il momento degli allenamenti, quella sera, mi portò una sensazione di fastidio per la prima volta in due mesi e mezzo. Le ultime ore le avevo passate a leggere e rileggere il taccuino, con gli appunti che avevo completamente riempito, e sfogliato le pagine del diario cercando di associarvi alcune parole. Era rimasta così concentrata in quell'operazione che non mi ero accorta del tramontare del sole e dell'arrivo dell'ora di cena. Avrei voluto passare anche il resto della serata a studiare, ma saltare la lezione di Galvorn l'avrebbe fatto insospettire fino a farmi confessare tutto. Avrei voluto chiedere direttamente a lui spiegazioni sul perché del suo nome su quel diario, ma questo significava confessare tutto anche riguardo la biblioteca e ciò che ne avevo trovato all'interno. Come la piccola porta dall'aura scura, che non smetteva mai di ricordarmi la sua presenza quando vi entravo. E il fatto che non gliene avessi parlato prima lo avrebbe fatto arrabbiare, lo conoscevo troppo bene ormai. Dopo aver cenato con la Regina in assoluta tranquillità e aver risposto a qualche domanda riguardo i miei allenamenti con entrambi gli Elfi (lei sapeva del biondo, in quanto avevamo dovuto chiederle l'autorizzazione per usare la palestra) tornai in stanza per lavarmi i denti e aggiustarmi. Era incredibile, ormai quella stanza era diventata così familiare che mi sembrava di essere nella mia a casa. La differenza era in ciò che stava fuori da essa. Mi rifeci la coda davanti lo specchio e presi entrambi i quaderni, abbandonati sul letto, per metterli dentro lo zainetto, lontano da occhi curiosi. Nel farlo mi soffermai sull'arco che, da qualche giorno, avevo preso il coraggio di impugnare quando non mi sentivo sicura di certi movimenti, o posizioni fatte la sera prima con Galvorn, e un piccolo sorriso mi spuntò sulle labbra. Era ancora ben nascosto sotto le assi, per fortuna. Qualcuno bussò alla porta aprendola subito dopo, facendomi al contempo sobbalzare e chiudere di scatto l'anta per portare l'attenzione sul moro, appena entrato nella stanza. Stupida abitudine di fare quel che voleva.
<<Sei pronta?>> chiese scrutandomi con serietà. Nonostante il livello di confidenza a cui eravamo arrivati, continuava a mantenere una certa distanza e compostezza quando si trattava di lavoro o cose del genere.
<<Sì.>> risposi con il respiro un po' accelerato e una mano ancora a stringere l'anta chiusa. Lui la notò e si avvicinò di qualche passo all'armadio.
<<Cosa nascondi?>> domandò con il piccolo ghigno di chi sapeva già cosa fare per scoprirlo.
<<Niente.>> risposi fin troppo velocemente, facendo allargare di più quel sorriso. Mi si parò davanti e con un rapido gesto afferrò la maniglia, con ancora la mia mano sopra, ma io spinsi di più l'anta dal lato opposto per mantenerla chiusa. Il suo sorriso di trasformo in fastidio, e tentò di nuovo di aprirla. Questa volta però, oltre ad usare tutte le mie forze per non fargli vedere cosa c'era all'interno, scattai in punta di piedi e poggiai le labbra sulle sue. Rimase sorpreso dal mio gesto, ma sembrò abbastanza per fargli allentare la presa sulla maniglia e portare invece la mano libera sul mio fianco, mentre socchiudeva gli occhi. Quello che doveva essere un semplice diversivo però si trasformò in qualcos'altro. Iniziammo a muovere le labbra lentamente le une contro le altre, con entrambe le mani ora libere sui nostri corpi. Incastrai le dita tra i ciuffi di capelli alla nuca, passandovele poi in mezzo mentre sentivo le sue, bollenti, accarezzarmi con leggerezza i fianchi. Una di esse si spostò alla base della schiena per spingermi di più contro il suo corpo, e la sua lingua chiese il permesso di entrare nella mia bocca. Glielo lasciai fare incrociandola con la mia e iniziammo a muoverle in sincrono, mentre il battito cardiaco mi rimbombava nelle orecchie e il respiro si faceva più corto. La presa sui miei fianchi aumentò e la mano dietro si spostò più giù, finendo sul mio sedere. Mi staccai un attimo da lui arrossendo e riprendendo fiato, trovandolo con un ghigno soddisfatto mentre mi accarezzava con leggerezza i glutei.
<<E' una delle cose che mi piace di più del tuo corpo.>> mormorò a bassa voce, come a voler giustificare qualcosa per cui in realtà non provava rimorso.
<<Non l'avevo capito.>> risposi sarcasticamente ma senza smettere di sentire la faccia riscaldarsi.
<<Sono così sodi e morbidi al tempo stesso che->>
<<Smettila!>> lo interruppi cercando di allontanarmi da lui e da quelle mani, che mi facevano rabbrividire di piacere ogni volta che mi toccavano.
<<-avrei voglia di morderli tutti.>>concluse, ignorando le mie proteste e in miei tentativi di fuga.
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My Life Now
AventuraEsistono creature fantastiche? Certo, sono dappertutto anche se non riusciamo a vederle. Forse perché non vi crediamo abbastanza. Per Lexy invece è facile come respirare, ma non si aspetterebbe mai di trovarsene uno davanti nel bel mezzo di una fore...
