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Una mano mi si parò davanti agli occhi, facendomi tornare alla realtà e focalizzare l'attenzione sul biondo, seduto di fronte che mi guardava confuso.

<<Hai sentivo quel che ti ho detto?>> chiese. Feci cenno di no con la testa, leggermente imbarazzata dall'essere stata scoperta.

<<Scusa, pensavo ad altro.>>

<<Ho detto che oggi dovremmo sforzarci ancora di più per far uscire i tuoi poteri. Il ramo di pino non si è ancora seccato, e vorrei provare a farti rifare una cosa simile.>> Perfetto, dovevo anche impegnarmi col morale a terra che mi ritrovavo.

<<Vorrei saltare l'allenamento oggi.>> dissi in un sussurro. Lo vidi tendere le orecchie a punta e bloccarsi dal prendere un morso del suo Phatos col miele. Portò l'attenzione su di me, scrutandomi negli occhi così tanto che fui costretta ad abbassarli.

<<Come mai?>> chiese poi con tono tranquillo.

<<Non mi sento bene.>>

<<Potrei darti una medicina e ti sentiresti subito->>

<<No Taras!>> lo bloccai con tono troppo duro. Mi immobilizzai e presi un respiro profondo per calmarmi. Alzai un attimo gli occhi per vedere se se la fosse presa, ma continuava a guardarmi come se aspettasse che continuassi. <<Voglio solo essere lasciata sola oggi. Niente sforzi mentali o fisici.>> Lui non disse una parola mentre poggiava sul piatto la sua colazione e si alzava. Per un attimo pensai che stesse prendendo le mie parole alla lettere e mi assalì lo sconforto, ma poi me lo ritrovai di fianco, piegato sulle ginocchia per potermi guardare dal basso. Una delle sue mani si posò sulla mia, stretta a pugno, e voltai di poco la testa nella sua direzione. Nei suoi occhi, come avrei dovuto aspettarmi, non trovai ostilità ma comprensione.

<<Cosa ti ho detto ieri?>> domandò. Non capii subito a cosa si riferisse, mi ci volle qualche secondo.

<<Che posso sempre parlare con te se qualcosa mi tormenta.>> risposi. Fece un sorriso dolce, che automaticamente fece sorridere anche me. Sospirai chiudendo gli occhi per attimo, sentendo l'altra sua mano posarsi sulla mia guancia ed accarezzarla delicatamente. Quella delicatezza mista a conforto, che avevo desiderato poche ore prima mentre ero sola nel buio della foresta. Li riaprii e presi la mano che ora mi tendeva, seguendolo sul letto e mettendo completamente da parte il fatto che la colazione si sarebbe raffreddata. Mi presi qualche minuto prima di raccontargli cosa fosse successo con Galvorn e perché mi sentivo in quel modo quella mattina. Non ero proprio bravissima ad esprimermi (bastava ricordarsi la sera prima) però quando si trattava di lui tutto mi veniva così facile e naturale che mi sembrava di essere un'altra persona. Taras rimase ad ascoltare senza interrompermi, facendo a volte un'espressione pensierosa, la stessa che gli avevo visto fare quando doveva concentrarsi su qualcosa d'importante. Dopo che ebbi finito feci un lungo sospiro di sollievo, mi sentivo molto più leggera, e aspettai le sue considerazioni. Speravo mi avrebbe dato qualche consiglio su come comportarmi, dopotutto lo conosceva meglio di chiunque altro. Meglio di me sicuramente. Questo piccolo pensiero mi punzecchiò come una spina il petto, ma ignorai la fitta di fastidio e mi concentrai sul mio amico. Passarono dei minuti di silenzio, nei quali si sentì solo il nostro respiro, finché Taras non eruppe in un lungo e pesante sospiro, come se si fosse appena arreso a qualcosa.

<<Lexy, ascoltami.>> iniziò poi <<Quel che hai fatto non è stata proprio un'idea brillante. Lui è testardo e orgoglioso, quando si mette in testa qualcosa è difficile persuaderlo del contrario.>> Mi sentivo già orribile senza quella sua piccola introduzione, quindi lo guardai incitandolo ad arrivare al sodo. <<Però devo affermare anche un'altra cosa: da quando ti conosce è cambiato. In meglio, ovviamente. È molto più aperto con gli altri, se qualcuno è in difficoltà lo aiuta anche senza che glielo chiedano... in qualche modo sembra più se stesso. Ma il cambiamento che ho notato di più è nel suo sguardo. È passato da quello di un grizzly assassino a quello di un orso diffidente.>> Lo guardai aggrottando la fronte, non capendo la sua contorta spiegazione, e si mise a ridere per la mia espressione <<Può essere difficile da comprendere, ma ti assicuro che è un netto miglioramento rispetto a prima. Perciò potrebbe essere che anche il suo comportamento in queste situazioni sia cambiato rispetto al solito. Io non lo vedo da ieri, quindi l'unica cosa che posso consigliarti è aspettare che riprenda la calma e faccia lui la prima mossa nella tua direzione.>> concluse. Lo guardai un po' dispiaciuta da quella semplice soluzione, ma forse era meglio così. Dentro di me avevo una voglia matta di uscire fuori e andarlo a cercare dappertutto, però se lo avessi visto ora probabilmente non sarei riuscita neanche a parlargli. Annuii e mi passai una mano sugli occhi, per poi infilarla nei capelli e tirarmeli indietro. Dovevo assolutamente fidarmi di lui e sperare che sarebbe tornato presto, per darmi la possibilità di spiegare al meglio.

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