Capitolo otto

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Elisabetta

Sai  quando  pensi  che  certe  cose  a te  non capiteranno  mai? Ecco,  in questo  preciso  momento  mi sto  ricredendo.
Mi ritrovo  tra  l 'incudine  e il martello; sono  in mezzo  a due  uomini  che  non potevano  essere  più  diversi  di così  in ogni  senso,  si stanno  uccidendo  con lo sguardo,  e per la prima  volta  sorrido  a me  stessa,  perché  miseria  sono  io la causa,  e questo  mi diverte  tanto.
<<Elisabetta  ti devo  parlare,  vieni  con me, poi  ti accompagno  a casa>,  dice  Alex.
<<Hei, forse  il concetto  di dobbiamo  andare  non ti  è  chiaro,  lei  viene  con me. E poi  tu chi  cazzo  sei?>>
O mio dio,  sgrano  gli occhi alla risposta  dura  di Luca,  vedo  Alex avvicinarsi  per niente  intimorito,  sono   entrambi  alti  e ben messi. Alex  lo guarda,  fa un mezzo  sorriso  e poi  gli dice  <<ragazzino  se non vuoi  farti  male  è meglio  per te che  sali sulla  tua  moto e levi  il culo  da qui >>, io non riesco a parlare,  cerco di  dire qualcosa ma non esce niente,  per me tutto questo non è reale,  non può esserlo. La situazione  sta  sfuggendo  al controllo  di entrambi. Luca  gli  da una  spinta  e poi  mi afferra  e mi porta  vicina  a sé.
<<adesso  mi hai  rotto  i coglioni, non la devi  toccare!>>grida Alex. Aquesto punto prendo  coraggio, mi  avvicino ad Alex dandogli  del lei, voglio  mettere  distanza tra  noi <<Signor De Angelis di cosa  deve  parlarmi?>>
<<Elisabetta  dobbiamo  parlare, come  siamo  tornati  al lei?>>.
Mi avvicino  a Luca e gli  chiedo  cinque  minuti, mi distanzio un po' da loro  e Alex mi si  avvicina.
<<Elisabetta  vieni  con me>>
<<non posso  devo  andare a casa e poi  non sarebbe  carino  nei  confronti  di Luca >>,  lo  vedo  agitarsi, il viso  duro, le mani  strette  a pugni, sta  facendo  uno sforzo  a trattenersi.
<<Luca  e, non mi avevi  detto  che  non eri  fidanzata?>>
<<infatti  non lo sono, è che  lui  è  molto  protettivo  con me >>
<<protettivo, come  sei  ingenua, quello  ti vuole per sé. Lasciamo  perdere, altrimenti veramente  lo mando  in  ospedale, dammi  il tuo  numero  così possiamo  metterci  d'accordo  per  parlare>>.
Estrae  il cellulare e mi guarda  in attesa, io sono  indecisa, penso  alle  parole  di Sara, ma quest'uomo  ha un potere  su di me, vorrei  lasciarmi  andare,  in fin dei  conti  sono  due  chiacchiere, cosa  può  accadere?
Prendo  coraggio e glielo  do.
Ci scambiamo  uno  sguardo  intenso  e poi si avvicina  e mi da un bacio  tra i capelli  e mi accarezza  il viso, sta  per andarsene, ma si  ferma, si gira  verso  Luca <<hi  ragazzino  se fossi  in te  non canterei  vittoria >>
E Luca  per niente  intimorito  risponde  << intanto lei  adesso  viene  con me, e tu  te ne  vai  da solo>>.
Mi porge il casco  e andiamo  via.

Luca

Le porgo  il casco, aspetto  che  salga e sfreccio  via  con la moto.
Prima  di uscire di casa ho detto  a Max che  avrei  voluto  portare  Elisabetta  a fare  un giro, magari  mangiare  un panino  da qualche  parte e poi  una  passeggiata, mi ha  detto  che  per lui  andava  bene , ma non era  sicuro  che  lei  sarebbe stata  d'accordo.
La porto  al Bar della  Gran  Madre, mi accorgo  che  si sta  agitando, certo  si è  accorta che ho cambiato  strada,  alza  la visiera  del casco  e cerca  di parlare,  io faccio  finta  di  non sentire.
Arriviamo  dopo  mezz'ora  circa.
Scende  subito  sfilandosi  il casco, è  visibilmente  arrabbiata, mi guarda  torva, e aspetta  una  spiegazione.
Le sorrido e le prendo  la mano, lei non la rifiuta, ci sediamo  fuori  aspettando  che  qualcuno  arrivi  per ordinare.
<<Luca  non capisco  il perché  invece  di essere a casa  mia  mi trovo  qui  seduta  con te, me lo protesti  spiegare?>>
<<ho chiesto  a Max se potevo portarti  fuori  a pranzo>>
<< non capisco, non dovresti  chiederlo  a me, invece  di chiedere il permesso  a mio  fratello?>>
<< con tutta  sincerità?  No! Sapevo  che  me lo avresti  negato>>
<< e allora  preferisci  sequestrarmi  giusto? >>  Alzo  un po' il tono  della  voce perché  non sopporto  questo  suo  comportamento.
<<scricciola, avevo  bisogno  di contemplare  la tua  bellezza  mediterranea da solo>>  le dico  facendole  l'occhiolino, scoppiamo  a ridere  e so già  che  mi ha  perdonato.
Dopo  qualche  minuto  arriva  un cameriere  e ordiniamo.
Lei  prende  un tramezzino  con prosciutto  e formaggio, un'insalata  e dell'acqua  naturale, io una  birra e un panino  con salame  piccante.
Dio  la guardo, lei  non  si  rende  conto  di quello  che  può suscitare in un uomo, è  bella, quelle  labbra  carnose, gli occhi  neri, quello  sguardo che  ti penetra  nell'anima, quelle  gote  che  diventano  rosse quando  le  fai un complimento e si imbarazza. Io sono  pazzo  di lei, del suo  corpo,  della  sua  anima, non posso  permettere a quello  stronzo  ricco  di  portarla  via  da me, che  poi  la sua reputazione la conoscono  tutti, combatteró per lei.
Dopo  aver  pagato  il conto facciamo  una  passeggiata, siamo  fianco  a fianco, la prendo  dal polso  per girarla, le accarezzo  il viso, lei  lo abbassa  <<scricciolo, non posso  più  aspettare, tu devi  sapere  quello  che provo  per te, io ti amo  Betta, e voglio  te, e non ho  intenzione  di  farti  scappare>>
<<io..io ti voglio  bene >> dice  con lo sguardo basso
<<io invece  ti amo, e non voglio  darti  fretta. Ti aspetterò>>
<<Luca mi... mi dispiace >>
<<Ti chiedo solo stai  attenta  a quell'uomo, non mi fido, è  un donnaiolo usa  le  donne  come   se fossero  sigarette, e giuro  che  gli  spacco la faccia  se ti sfiora>>.
Mi abbraccia  forte, poggia  la sua  testa  sul mio  petto, io la stringo e vorrei fermare il tempo.
<<mi porti  a casa?>>
<<certo scricciolo >> , si alza  sulle punte e mi da un bacio  sulla  guancia. Le prendo  la mano e ci avviciniamo  alla  moto.

Non lasciarmi sola (completata) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora