Capitolo settantadue

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Alex

Ho  immagini confuse,  Jennifer,  che  piange, grida,  Cole che  le sta  sopra e poi il sangue.
Sento  freddo,  l'immagine di Elisabetta, il suo  addio.
Una  mano che mi accarezza,  apro debolmente gli  occhi,  non riesco a visualizzare bene il volto,  è  una  donna,  la mia  Elisabetta  <<Amore mio  ti prego non  lasciarmi,  non posso  vivere senza  di te ragazzina >>.
La mia  mano  sul suo  viso,  con le poche  forze  che  ho cerco  di tirarmi  su,  voglio  toccare  le  sue  labbra  solo  una  volta,  ma non riesco,  la sua  voce  <<perdonami è  tutta  colpa  mia,  perdonami Alex>> non è  la sua ,  non è  la mia  ragazzina. 
Chiudo  gli  occhi.
Buio.

Jennifer

Quando  mi sono  svegliata,  il primo  pensiero  è  stato Alex. Le immagini  di quella  maledetta  notte  che  ha segnato  la mia  vita  le sentivo  addosso. Era  come  un macigno.
Le sue  luride  mani sul mio  corpo.
La violenza  con cui  mi ha strappato  il vestito  e gli  slip.
L'immagine della  mia  mano  vergine costretta  a toccarlo dandogli  piacere senza  volerlo.
La colluttazione con Alex e il coltello  conficcato nel fianco.
Tremo,  i singhiozzi  escono  senza  preavviso.
Mi siedo  a terra  in un angolo,  non riesco  a fermare  il mio  corpo che trema. Non è  riuscito  nel suo  intento,  però  mi ha cambiata  per sempre,  non ci sarà  una  serata  romantica,  né il primo  bacio dal mio  ragazzo. Ha sporcato  tutto,  non potrò  più  fidarmi di un uomo. Non potrò  più  avere  un contatto col sesso  opposto.
Mi alzo,  perdo  per un attimo  l'equilibrio. Voglio  andare  nella  stanza di Alex.
Vedo  la porta  socchiusa,  la spingo  piano  ed entro.
Si agita  nel sonno. 
Non voglio  svegliare  Davis  che  dorme  nel letto  con lui,  mi avvicino,  è  un bagno  di sudore,  mi siedo  sul letto  nel suo  lato.
Alex apre  gli  occhi  in due  fessure,  passo  la mano  sul viso,  scotta,  ha la febbre  alta. <<Amore  mio  ti prego >> ha la voce  debole  <<ti prego  non lasciarmi  non posso  vivere  senza  di te,  torna  con me  ragazzina >>.
Si tira  su ,  le sue  labbra  sono  vicinissime  alle  mie,  ma poi  si accascia nuovamente. Mi dispiace Alex è  solo  colpa  mia se stai  male.

<<perdonami,  mi sento  così  in colpa,  cosa  ti ho fatto,  non doveva  accadere,  non doveva  >>
Chiude  gli  occhi e sprofonda  in un sonno  agitato e l'unico  nome  che  pronuncia  è  Elisabetta.
Davis  si strofina gli  occhi,  il suo  bellissimo  azzurro  ormai  spento  ha lasciato  il posto  al rosso.
Si inginocchia  sul letto  e mi guarda,  bacia  il suo papà sulla  guancia,  si sdraia  e poggia  la sua  testolina sulla  spalla.

<<zia  perché  papà  sta  male? Cosa gli  hanno  fatto?>>  mi ha sempre  colpito  con le sue  frasi,  è  sempre  stato  diverso  dagli altri bambini  suoi  coetanei.
È  intelligente,  ma quello  che  più  mi ha sempre  colpito  è  il fatto che capisce  le situazioni. È  un piccolo  uomo.

<<È  stato  un uomo  cattivo. Ma tu  non ti preoccupare ometto,  perché  papà è  un eroe e starà  bene >>

<<promettimelo. Ho solo  lui. Voglio  il mio  papà >>

<<te lo prometto,  starà  bene >>

Nella  stanza entra  un ragazzo  alto e moro,  dalla carnagione  olivastra.  Si avvicina  a Davis e lo bacia  in testa.
Il piccolo  piange  in silenzio.
Questa  immagine  di loro  due me la porterò  sempre nel cuore,  provo  un dolore  viscerale  al solo  pensiero  di dividermi un giorno   da loro  due.
Penso  a mio  nipote,  Alex è  stato  bravo a instaurare  un rapporto  forte e profondo  con suo  figlio anche se non è  stato  presente  per i suoi  primi  tre  anni.
È  facile  amare  entrambi  e naturale,  spontaneo.
La voce  di quel  ragazzo  mi riporta  alla realtà  <<ciao,  sono  Max un amico  di Alex,  tu sei  Jennifer  giusto?>> è  profonda,  non  come  quella  di Alex ma è  piacevole. Mi porge  la mano,  che  io guardo ma evito,  perché solo  il contatto con una  mano  maschile  mi fa ribrezzo.
Lui  capisce,  mi sorride  dolcemente e la ritira.

Non lasciarmi sola (completata) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora