Elisabetta è una ragazza che per i suoi 18 anni ha sofferto tanto e questo l'ha resa più matura.
Ultima di quattro figli, ha un legame molto forte con i suoi genitori.
Non ha un carattere forte, ed è molto fragile.
Il dolore sarà una sua compagnia...
<<Cristian sto male, non ce la faccio più. Ahhhhhh! Ho paura >> incomincio a piangere.
<<Elisabetta calmati. Stiamo arrivando in clinica. Andrà tutto bene piccola, andrà tutto bene >>
Non capisco se lo dice per tranquillizzare me o per se stesso, sta cercando di rimanere calmo, lo vedo che è agitato.
Ho paura che qualcosa possa andare storto, ho paura per la mia piccola bambina.
<< Cristian ti prego chiama Sara, voglio Sara ti prego, chiamala. Ahhhhhh! >>
<<Elisabetta, non agitarti, Sara sicuramente è già in ospedale che ti aspetta, ora cerca di calmarti, non fa bene né a te né alla piccola>>
Faccio lunghi respiri, non doveva andare così. Perché, perché deve capitare tutto a me? Perché non c'è niente di facile nella mia vita? Non mi accorgo che siamo già arrivati.
<<Sara!Sara! >> Grido
<<Bella stai calma >>
Mentre Sara mi stringe la mano la dottoressa Paduano e il dottore Saroglia parlano.
<<Facciamo subito un cesareo d'urgenza, la sala operatoria è pronta, faremo un'anestesia locale come avevamo deciso >>Sento dire al dottore.
Ma io prima di esser portata via ho bisogno di parlare con Sara.
<<Sara ascolta, se dovesse succedermi qualcosa, voglio che ti occupi tu di Aurora, lei dovrà crescere con te>>
<<Bella perché parli così? Non capiterà niente, la piccola crescerà con te >>
<<Sara devi giurarlo, ti prego >>
Mette la mano davanti alla bocca <<Te lo giuro, ma tu promettimi di ritornare da me >>
<<Te lo prometto Sara. Ti voglio bene>>
<<Anch'io Bella, sei il mio cuore >>
Vengo portata in una sala fredda, io sto tremando dalla paura. Mi avranno iniettato qualcosa perché le fitte sono cessate. La sala è piena di infermieri e ci sono tre dottori. Alzo gli occhi e vedo una flebo, poi mi fanno sedere e sento pizzicarmi con un ago in basso alla schiena. Dopo pochi istanti non sento una parte del mio corpo, dalla vita in giù. Mettono un telo davanti, in modo da coprire a me la visuale. La dottoressa ogni tanto mi chiede come sto, mi accarezza, cerco di essere forte, ma la paura che qualcosa vada storto è tanta. Controllano i miei parametri, ho i battiti del cuore un po' accelerati. Sento un pianto, vorrei poter gridare dalla gioia "Alex il nostro meraviglioso miracolo è nato ", incomincio a piangere, chiedo subito come sta, mi dicono che la bambina sta bene. Aurora viene avvolta con un lenzuolo e avvicinata a me, al mio petto.
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