Capitolo quaranta

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Elisabetta

Sdraiata  su questo  letto  di  ospedale,  ho avuto  modo  di riflettere su tutto,  e per quanto  io abbia  voglia  di farmi  giustizia,  ho davanti  agli occhi la mia  splendida  nipotina.
Lei  è  piccola  e non può  e non deve  pagare  per una  colpa  che  non è sua.

Ieri  ho parlato  con Max e Sebastiano,  ho fatto  presente a loro  due  che  non intendo  denunciare  Franca,  ma che  non voglio  più avere  a che fare  con lei,  a me  interessa  solo  mia  nipote.
A mio  parere  Franca  ha problemi  e dovrebbe  essere  vista  da uno psichiatra. L'odio  che  prova  per me  non è  normale e ha bisogno  di essere seguita  da  uno specialista.
Max ieri  mi ha chiesto  se sarei riuscita a  perdonarla,  non ho saputo  rispondergli,  sono  rimasta  in silenzio.
Non ho dormito  tutta  la notte  pensando  a quella  domanda.
Perdono.

Come  si può  perdonare  una  sorella  che  mentre  suo  padre  giaceva  in un letto  d'ospedale  morente,  lei era  con amici  pur  sapendo  quello  che breve  sarebbe  accaduto?

Come  si può  perdonare  una  sorella  che  è  scappata dalla  malattia  e l'impegno  di accudire  una madre  malata di cancro?

Come  si può  perdonare  una  sorella  che  mi ha abbandonata  con un fardello  immenso  sulle  spalle?
Dovevo  chiedere  aiuto  alle  persone estranee perché  lavoravo  e non potevo  sempre  stare  a casa.
E dopo  magari  un turno  di notte,  la mattina  invece  di andare  a riposare accudivo  la donna  più  importante  della  mia  vita.

Come  si può  perdonare  una  sorella  che  spariva  per mesi  interi,  senza  una  telefonata,  come  se la vita  di nostra  madre  non fosse  stata  importante  per lei?

Mia  madre  è  morta  senza  vederla,  le ha negato  l'ultima  volta  di poter  abbracciare  sua  nipote.

Lei  ce l'ha  a morte  con me.
Mi chiedo  perché!?
Ho rinunciato  a tutto  per nostra  madre,  non mi sono  mai  lamentata  e rifarei  di nuovo  tutto  da capo  perché  l'ho  fatto  con amore.

NO! NON RIESCO  A  PERDONARLA!

Adesso  devo  trovare  le parole  per dirlo  ad Alex.
È  stato  irremovibile  su questo  discorso,per lui  tutti  devono  pagare.

Il bussare alla  porta  mi distoglie  dalle  mie  riflessioni.

<< Avanti >>

Una  chioma  rossa  sbuca  da dietro  la porta. Me lo aspettavo, sinceramente.
Sara  mi ha raccontato che  Eloide  era  venuta  in  ospedale piangendo, era  affranta  e dispiaciuta. So come  l'ha trattata  Alex, mi hanno raccontato tutto.

<<Elisabetta  scusa posso  entrare?>>

<<si>>

Lentamente  si avvicina, col capo  chino. Si ferma,  alza la testa , il nostro  sguardo  si incrocia.
Ha gli  occhi  gonfi e rossi, non è  come  la ricordavo, con l'aria  altezzosa, superba e spocchiosa.
Questa  davanti  a me  non è  quella  donna.
Questa  è  una  donna  affranta  dal dolore  di aver  perso  tutto  e soprattutto l'amore  delle  persone  care. È  una  donna  col peso  di una  vita, la mia , che  poteva  essere spezzata. Per cosa poi? Per futili  motivi.

Scoppia  in un pianto disperato, si getta  ai piedi  del mio  letto  e tra  un singhiozzo  e l'altro mi chiede  perdono.
Rimango  a bocca  aperta.
Alzo  il braccio  e con la mano  le accarezzo  la testa. Cerco  di calmarla.

Non lasciarmi sola (completata) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora