Elisabetta
Sdraiata su questo letto di ospedale, ho avuto modo di riflettere su tutto, e per quanto io abbia voglia di farmi giustizia, ho davanti agli occhi la mia splendida nipotina.
Lei è piccola e non può e non deve pagare per una colpa che non è sua.
Ieri ho parlato con Max e Sebastiano, ho fatto presente a loro due che non intendo denunciare Franca, ma che non voglio più avere a che fare con lei, a me interessa solo mia nipote.
A mio parere Franca ha problemi e dovrebbe essere vista da uno psichiatra. L'odio che prova per me non è normale e ha bisogno di essere seguita da uno specialista.
Max ieri mi ha chiesto se sarei riuscita a perdonarla, non ho saputo rispondergli, sono rimasta in silenzio.
Non ho dormito tutta la notte pensando a quella domanda.
Perdono.
Come si può perdonare una sorella che mentre suo padre giaceva in un letto d'ospedale morente, lei era con amici pur sapendo quello che breve sarebbe accaduto?
Come si può perdonare una sorella che è scappata dalla malattia e l'impegno di accudire una madre malata di cancro?
Come si può perdonare una sorella che mi ha abbandonata con un fardello immenso sulle spalle?
Dovevo chiedere aiuto alle persone estranee perché lavoravo e non potevo sempre stare a casa.
E dopo magari un turno di notte, la mattina invece di andare a riposare accudivo la donna più importante della mia vita.
Come si può perdonare una sorella che spariva per mesi interi, senza una telefonata, come se la vita di nostra madre non fosse stata importante per lei?
Mia madre è morta senza vederla, le ha negato l'ultima volta di poter abbracciare sua nipote.
Lei ce l'ha a morte con me.
Mi chiedo perché!?
Ho rinunciato a tutto per nostra madre, non mi sono mai lamentata e rifarei di nuovo tutto da capo perché l'ho fatto con amore.
NO! NON RIESCO A PERDONARLA!
Adesso devo trovare le parole per dirlo ad Alex.
È stato irremovibile su questo discorso,per lui tutti devono pagare.
Il bussare alla porta mi distoglie dalle mie riflessioni.
<< Avanti >>
Una chioma rossa sbuca da dietro la porta. Me lo aspettavo, sinceramente.
Sara mi ha raccontato che Eloide era venuta in ospedale piangendo, era affranta e dispiaciuta. So come l'ha trattata Alex, mi hanno raccontato tutto.
<<Elisabetta scusa posso entrare?>>
<<si>>
Lentamente si avvicina, col capo chino. Si ferma, alza la testa , il nostro sguardo si incrocia.
Ha gli occhi gonfi e rossi, non è come la ricordavo, con l'aria altezzosa, superba e spocchiosa.
Questa davanti a me non è quella donna.
Questa è una donna affranta dal dolore di aver perso tutto e soprattutto l'amore delle persone care. È una donna col peso di una vita, la mia , che poteva essere spezzata. Per cosa poi? Per futili motivi.
Scoppia in un pianto disperato, si getta ai piedi del mio letto e tra un singhiozzo e l'altro mi chiede perdono.
Rimango a bocca aperta.
Alzo il braccio e con la mano le accarezzo la testa. Cerco di calmarla.
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Non lasciarmi sola (completata)
RomanceElisabetta è una ragazza che per i suoi 18 anni ha sofferto tanto e questo l'ha resa più matura. Ultima di quattro figli, ha un legame molto forte con i suoi genitori. Non ha un carattere forte, ed è molto fragile. Il dolore sarà una sua compagnia...
