Capitolo ventinove

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Elisabetta

Sono  pietrificata.
Ci ho creduto  al nostro  NOI,  ho creduto,  ho voluto  credere al suo  amore,  sapevo  che  uomo  fosse, ho messo  da parte le  mie  paure per abbracciare  qualcosa  che  non è  mai  esistito.
Gli  ho  dato  il mio  cuore senza  riserve,  l'ho fatto  partecipe  di tutta  la mia  vita,  ho messo  lui  prima  di tutto  e tutti e soprattutto mi sono  fidata.
Mossa  sbagliata,  dico  a me stessa.
Mentre  io mi struggevo  per lui,  mi tradiva,  il suo  corpo  mentre stava  con me  è  stato  toccato da un'altra,  le sue  labbra,  i suoi  baci  sono  stati  di un'altra.
Sento  le sue  mani  accarezzare  il mio capo,  mi scosto  e ritorno  in me,  non riesco  più  a guardarlo.

<< Elisabetta  ti prego  di qualcosa,  insultami,  prendimi a schiaffi, non sopporto  questo  silenzio >>

Come  scossa  da qualcosa  lo guardo  negli  occhi  e forse  sarà  l'ultima  volta.

<< Non ho  più  niente  da dirti,  sono  stanca.
Mi  sono  illusa  che  una  come me potesse  essere  amata,  ma le favole  non esistono e tu non sei  il principe  azzurro.
Però  ti ringrazio,  mi hai  aperto  gli  occhi,  io non posso  essere  amata,  io non faccio  per te.>>
Cerco  di alzarmi,  voglio  uscire da questa  casa,  voglio  allontanarmi  da lui.

<< Che  cosa stai  dicendo?
Io lo so che  ho sbagliato,  non mi sto  giustificando,  ti chiedo  perdono,  non puoi   lasciarmi.
Io ti amo Elisabetta >>

Lacrime  scorrono  sul viso,  mi odio per questa  debolezza,  mi sento  così  vulnerabile e fragile,  non mi sono  mai  sentita  sola  come  in questo  momento.
Sono  nata  per soffrire,  il dolore e  la perdita  fanno  parte  della  mia  vita,  prendo  atto  di  tutto  questo,  cercherò  di sopravvivere,  ormai  per me  niente  ha più  senso.
Mi alzo,  prendo  i miei  vestiti  e corro in bagno, chiudo  a chiave  la porta  per paura  che  lui  possa  entrare.
Mi guardo  allo  specchio.
Illusa, stupida  ragazzina che  ha creduto  all'amore.
Illusa,  illusa, illusa.
Queste parole echeggiano  nella mia testa. Mi accascio  a terra  e comincio  a piangere a singhiozzi.
Grido  forte, urlando  un
<<PERCHE'!  PERCHE'! PERCHE' NON POSSO  ESSERE AMATA  ANCH'IO.
DIMMI PERCHE'!>>

Lo sento  dare  pugni  alla  porta  e chiamarmi.
Mi calmo  dopo  mezz'ora  ed esco  dal  bagno.
Sto  combattendo  contro  il mio cuore,  vorrei  gettarmi  tra le sue  braccia, vorrei  stringerlo  a me, vorrei  perdermi  nei  suoi  occhi.
I suoi  occhi  rossi dalle  lacrime  che  stanno  trattenendo, mi stanno  supplicando  perdono.
Io non riesco  a guardarlo  come  prima, non riesco  più  a fidarmi, mi ha ferita.

<<Elisabetta  ti prego  perdonami>>
Abbassa  lo sguardo, si inginocchia  e si aggrappa  alle  mie  gambe, sono  lì ferma e gli passo  una  mano  tra  i capelli.

<< Lasciami  andare, in questo  momento voglio  solo  scappare  lontano  da te >>

<<NO! Non mi lasciare, ricominciamo, cancelliamo tutto  quello  che  c'è  stato  prima, riprendiamo  da dove  ti ho detto  che  ti amo.
Giriamo pagina.
Ti prego  in ginocchio, ti amo non mi lasciare >>

Non lasciarmi sola (completata) La tua prossima ossessione. Scoprilo ora