Il segreto del granaio

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Valerius stava in piedi contro un muro, la spada insanguinata di chissacchì in mano. Ai suoi piedi i due briganti che avevano provato ad avere ragione di lui, morti. Davanti a lui, Soras il generale in persona, con in mano una lunga pistola e un brutto ghigno sulla faccia.

"Fai ciò che ti conviene di più, ragazzo." disse Soras.

"Non so cosa sia." rispose lui, in perfetto spagnolo, una delle quattro lingue che aveva imparato all'Achademia. Non aveva paura. Questo faceva parte del suo straordinario essere.

"Arrenditi a me. Non ti ucciderò. La florida rivoluzione non uccide ragazzini."

Valerius gettò a terra la spada, sicurissimo che Soras lo avrebbe comunque ammazzato. Dopotutto non vedeva, in ogni caso, via d'uscita da quella situazione. Soras invece gli venne vicino, scavalcando senza troppe cerimonie i cadaveri dei suoi uomini e poi lo colpì alla guancia con due forti manrovesci, resi pesanti dal calcio della sua pistola. Valerius barcollò e crollò in avanti, Soras lo prese per una spalla. "Tu non sei di qui, ragazzo. E anche se sei solo un bamboccio forse mi puoi spiegare."

Soras prese a guidare Valerius per l'accampamento dove lui e la squadra di Zeddai erano sistemati, ormai devastato dai rivoluzionari. Il ragazzo, ancora intontito dalle percosse, si lasciò trascinare senza opporre resistenza.

L'accampamento degli scienziati al seguito di Zeddai era piazzato nei pressi di una fattoria e di un campo dove si sarebbe installata parte della rete di irrigazione che si stava progettando. Soras portò Valerius dietro la fattoria, però, presso un enorme granaio discosto da tutti gli altri edifici.

"Cosa posso spiegarti?" biascicò Valerius, mentre due uomini di Soras aprivano le porte del granaio.

Il generale non disse niente, ma lo trascinò dentro. Nel granaio non vi era grano, non mi era, in realtà, niente che riguardasse una fattoria. Addossato a un muro, appoggiato lì come un vecchio addormentato, c'era invece un enorme gigante di metallo. Era una creatura grottesca, dalla sagoma umana, ma mostruosa per dimensioni e proporzioni. Intorno a lui, a mò di corte, una serie infinita di strumenti scientifici tintinnanti e apparati di misurazione e controllo. Da diversi degli apparati uscivano tubi larghi quanto il braccio di un uomo, che si infilavano da qualche parte nel ventre del mostro.

"Che diavoleria infernale è questa?" chiese Soras.

Valerius guardò l'essere. Qualcosa di mosse in lui. Un movimento dell'animo più forte della paura di morire. Tra le molte cose che aveva letto e studiato nel suo periodo all'Achademia c'erano, ovviamente, tutti gli scritti di Zeddai e anche molti appunti che il professore gli aveva personalmente passato. Sorrise. "Questo è... il motivo per cui mi terrai in vita."

Soras lo scrollò come fosse un gatto bagnato "E perché sei così certo di questo, bamboccio?"

"Perché posso farlo funzionare."

Valerius Demoire - vol.1La tua prossima ossessione. Scoprilo ora