Francine a maison Fredière

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Era autunno inoltrato e nessuno aveva pensato di scaldare gli abitacoli dei myrmidon.

Francine, ogni pochi passi, staccava le mani dai comandi e ci soffiava sopra. Non faceva così freddo, certo, ma tutto quel metallo intorno le faceva entrare il ghiaccio sottopelle. Paradossale, pensando che, pochi metri sotto, i motori a ignitium bollivano di fiamme.

Accanto a lei, sotto di lei molti metri, su un carro, il suo primo ufficiale seduto accanto a Germaine, legata. Loro facevano strada. In pratica lei li lasciava andare avanti per lunghi minuti e poi faceva un passo. Una marcia estenuante.

"Dove ci sta portando la troietta?" disse Francine all'ottoniera, subito pentendosene. Suonava così isterico quel modo di rivolgersi alla ragazzina.

"Dice che siamo quasi arrivati." rispose il suo primo ufficiale, dal medesimo strumento installato dietro di lui sul carro.

Dietro una svolta, improvvisamente, il terreno andava giù e in fondo alla discesa c'era una magione dall'aspetto antico, imponente, austera. Nera di un vecchio incendio.

"Cos'è? Uno scherzo?" chiese Francine, sorpassando il carro, andando verso il maniero.

"La ragazza dice che lo hanno bruciato i proprietari."

"Con... dentro Valerius?"

"Dopo che è passato lui."

Era goffo, l'Orleans, per studiare un posto del genere, ma ormai per Francine guidarlo era facile come andare a cavallo. Con ampie falcate arrivò presso le mura, vi girò intorno, cercò un ingresso e poi, a un certo punto, si fermò, come raggelata, a guardare.

Appoggiato a un muro come un vecchio ubriacone stanco, smangiato a causa del calore, con un braccio staccato, appoggiato a terra come un mucchio di ferraglia, il Danse Macabre la guardava dal basso della sua triste decadenza. Un gigante di ferro che non aveva affrontato la battaglia, ma che era stato lasciato a morire, in mezzo alle fiamme. Nonostante la corazza lo avesse preservato praticamente intatto, sprigionava un senso di desolazione e abbandono tale da permettere facilmente di concludere che non si sarebbe più mosso dalla sua triste posizione.

"Va... valerius." disse Francine. E si sbrigò a mettere una mano davanti al microfono dell'ottoniera, mentre gemeva nell'intimità del suo abitacolo, così da non poter essere sentita.

Smontò lentamente l'imbracatura, aprì il portello e scivolò lentamente giù.

"Potrebbe essere pericoloso." la avvertiva il suo primo ufficiale dal microfono. Il carro, ancora lontano, cercava di raggiungerla di buon passo.

"Ho la mia spada." disse semplicemente lei, toccando terra.

Voleva rimanere un attimo sola, senza l'Orleans, come nuda. Come si fa di fronte a una tomba.

Valerius Demoire - vol.1La tua prossima ossessione. Scoprilo ora