Morgan e il gigante

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Il colonnello Morgan soffriva il caldo e gli insetti. Guardare la sterminata pampa davanti a sé gli faceva venire da vomitare. Troppo spazio, troppo libero, non riusciva a considerarlo tutto. Gli faceva male la testa.

Il governo spagnolo, quando Soras aveva preso in mano le armi, se l'era fatta sotto. La Spagna, dopo la guerra del Vapore, non aveva più nulla, soprattutto perché la sua grande alleata, la Francia, era stata sconfitta. Ma l'Inghilterra aveva voglia di diventare amica di tutti e poi Soras aveva versato anche sangue inglese. Se la Spagna aveva bisogno di una mano l'Inghilterra gliela avrebbe data. Il colonnello Morgan e la sua unità di duecento fanti erano quella mano.

Lo scout tornò indietro. "Niente in vista, signore."

Morgan si trattenne dal tirargli un pugno, come sempre. Odiava gli scout. Troppo giovani, cazzo ci facevano con un fucile in mano, a rischiare la vita? "Allora non ci resta che avanzare."

"Avanzare, signore?" chiese il tenente Thompson. Secondo la catena di comando era suo preciso dovere contraddirlo "Senza sapere come è lì avanti?"

"Soras ha dei guerriglieri male armati. Se ci attaccherà non lo farà in campo aperto. Dobbiamo attraversare questa prateria maledetta e avere punti di riferimento o impazziremo. In marcia, passo normale. Cerchiamo di non schiattare sotto il sole, ma non facciamo nemmeno notte."

"Agli ordini, signore."

Si mossero. Non come un sol uomo, però. L'unità era alla caccia di Soras già da giorni e la disciplina cominciava a sciogliersi sotto il sole. Avrebbero combattutto bene, comunque. Morgan non aveva il cuore di riprenderli per i bottoni impolverati.

La pampa era immensa e tutta uguale. Era come stare fermi con la fatica di camminare. Un lungo incubo verde. Poi, a un certo punto, cominciarono a vedere delle sagome, sullo sfondo, come per prenderli in giro. Ancora decine di chilometri prima di... qualcosa.

"Paese del cazzo." salmodiò piano Morgan. Anche l'Inghilterra aveva verdi prati, ma finivano a un certo punto.

In quel momento si sentì un basso rombo, come un colpo di tamburo, ma molto più diffuso e molto più sordo. Poi un altro rombo, un terzo e un quarto. Ritmati, i rombi continuarono, ritmati, sempre più forti, come se si stessero avvicinando.

"Dei passi." disse qualcosa dalle linee. Il colonnello Morgan non lo ascoltò. Era un'idea stupida. Ma la sua pelle formicolava "Armi in mano" ordinò.

Dietro di lui, lo sferragliare dei suoi uomini che si armavano si perse nei rombi, sempre più decisi.

"Signore..." provò a dire Thompson, indicando un punto.

Thompson stava indicando una delle colline all'orizzonte, una di quelle che aveva notato anche Morgan. Solo che la collina si stava muovendo. Si stava muovendo verso di loro.

Morgan guardò impietrito la sagoma delinearsi: testa, braccia, gambe, un torso massiccio. Almeno venti metri d'altezza.

"Signore..." disse ancora Thompson.

Morgan sentì che era quel momento che capita ogni tanto ai comandanti, in guerra. Quel momento in cui c'è una cosa, e una sola cosa che può salvarti la vita, mentre tutte le altre porteranno te e i tuoi uomini a morire. Tu sei quello che deve dire quale sia quella cosa.

"Signore..." provò per la terza volta Thompson, con una ottusità tale che lui fu tentato di mandarlo affanculo. Facile dire signore. Il suo ruolo era dire signore. Lui invece doveva scegliere.

Il rimbombo cambiò. La sagoma, il mostro, stava correndo verso di loro.

"Ritirata." disse Morgan, lasciando cadere il fucile "Ritirata, per l'amore di Dio"

Valerius Demoire - vol.1La tua prossima ossessione. Scoprilo ora