L'alba era passata da poco, ma Cobalto era già sellato.
Dopo aver ispezionato la città, soprattutto lungo la cinta muraria, Idemar si era posizionato nelle vicinanze del palazzo, in attesa. Aveva osservato a lungo i movimenti e parlato con gli ambulanti che cominciavano ad affollare le strade della città già al sorgere del sole, venendo a sapere che i prigionieri erano condotti da una città all'altra all'interno di carri coperti e scortati da cinque guardie armate.
Considerando che il viale che dal cancello conduceva all'ingresso del palazzo era abbastanza stretto intuì che i prigionieri erano scortati fuori per essere fatti salire sui carri, e ne ebbe la conferma quando vide che un carro veniva posteggiato di fronte al palazzo, con la giovane guardia dagli occhi grigi come cocchiere, in attesa.
Subito avvertì una morsa gelata attanagliargli lo stomaco e rabbrividì. Cercando di non destare attenzione si allontanò in groppa a Cobalto, senza mai perdere di vista il carro.
Il cervello di Idemar era in subbuglio. Nonostante ci avesse riflettuto a lungo, non aveva trovato una soluzione al problema più immediato: come fermare cinque guardie armate utilizzando solo il suo arco e senza ferire nessuno in modo grave. Aveva pensato a centinaia di possibilità, una più fantasiosa e impraticabile dell'altra, e le aveva dovute scartare senza possibilità di appello.
Se avesse avuto un complice non sarebbe stata un'impresa tanto impossibile! Ma era solo, e le speranze di riuscita risicate.
Qual era il momento migliore per intervenire? Visto il gran numero di soldati che pattugliavano la città, agire all'interno delle mura di Surna sarebbe stato folle. L'unica possibilità era legata al territorio esterno, che non conosceva affatto e che aveva studiato un po' dalle mura, qualche ora prima.
Sapeva che per raggiungere Madaris il carro sarebbe uscito dalla porta opposta a quella da cui lui era entrato in città, ma ignorava del tutto il percorso che avrebbe seguito poi. La strada passava in mezzo a un boschetto che aveva notato dalle mura, e quello doveva essere il punto di partenza.
Sarebbe stato rischioso, le possibilità di riuscita risicate, ma era necessario tentare.
Si allontanò in fretta in groppa a Cobalto e uscì dalla città trattenendo il fiato. Per fortuna le guardie all'ingresso erano impegnate a chiacchierare e troppo assonnate per interessarsi a lui, così riuscì ad allontanarsi veloce e raggiunse il boschetto in pochi minuti.
Smontò da cavallo e s'inoltrò sulla sinistra, seguito dal fido Cobalto. Dopo una decina di passi si fermò e guardò in direzione della strada; riusciva a vederla, tra i rami, ma si sentiva abbastanza protetto.
Il silenzio era greve, sembrava che anche gli abitanti del boschetto fossero in attesa.
Accarezzò a lungo Cobalto, spiegandogli a bassa voce quello che stava per accadere e pregando che il cavallo si comportasse come sperava. La riuscita o il fallimento del piano dipendevano in buona parte da lui. Afferrò l'arco con mano ferma e incoccò la freccia.
Respirò a fondo per rallentare i battiti del cuore.
Non dovette attendere troppo a lungo. Pochi minuti dopo un rumore di zoccoli giunse fino a lui. Le orecchie allenate percepirono l'avvicinarsi di un carro trainato da cavalli, e comprese che il momento della verità si stava avvicinando.
Ignorando il crescente prurito al braccio si preparò a scoccare.
La freccia volò attraverso gli alberi, veloce e precisa, e andò a conficcarsi nel tronco di un grosso pioppo che cresceva sul lato opposto della strada, sfiorando il primo dei cavalieri. Il cavallo si impennò, e la guardia che lo montava imprecò ferocemente, fermandosi. Subito le altre lo imitarono, e Idemar batté una mano sul dorso di Cobalto, lanciandolo al galoppo tra gli alberi.
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Il Cuore di Djinora
FantasyIdemar vuole scoprire il significato del segno che lo accompagna fin dalla nascita. Erya ha dovuto nascondere per tutta la vita le proprie capacità a causa della paura che quelli come lei - conosciuti con il nome di Diversi - infondono nella gente. ...
